Frenare la crescita dell’inflazione, sì, ha sottolineato l’ex Presidente della BCE Mario Draghi. Ma attenti all’effetto sull’economia.
Stavolta, ad avvertire la BCE di Christine sul rischio che i tassi di interesse dell’area euro salgano più di quanto necessario è stato Mario Draghi, ex Presidente della Banca centrale europea ed ex Presidente del Consiglio, di solito restìo a commentare le decisioni di politica monetaria prese da Francoforte.
Draghi e il monito alla BCE di Lagarde: “percorso tassi non sia più elevato di quanto richiesto”
Parlando da Zurigo, in occasione della conferenza annuale della Banca nazionale svizzera dedicata all’economista Karl Brunner, Mario Draghi stavolta ha deciso di dire la sua, lanciando un chiaro appello all’Eurotower nella giornata di ieri, 1° ottobre 2026:
“Il percorso dei tassi ufficiali non sia più elevato di quanto richiesto per stabilizzare l’inflazione nel medio termine”.
Con queste dichiarazioni, anche Draghi ha invitato dunque Lagarde a non aumentare il costo del denaro dell’area euro a un livello tale da poter rappresentare una minaccia per la crescita dell’economia dell’Eurozona, pur ribadendo la necessità di frenare l’inflazione, che gli ultimi dati hanno confermato avere accelerato ulteriormente il passo, nel mese di settembre.
Basti pensare alla notizia shock di qualche giorno fa, quando l’Istat ha annunciato che le stime preliminari dell’indice dei prezzi al consumo dell’Italia hanno indicato uno scatto delle pressioni inflazionistiche, su base headline, pari a +4,2%.
Draghi alla BCE: “prima priorità controllare l’inflazione. Ma evitare di rendere la crescita più debole di quanto debba essere”
Rimanere dunque vigili sull’inflazione è fondamentale, ha lasciato intendere Mario Draghi, ricordando che “la prima priorità è controllare l’inflazione”.
Ma esiste anche una “seconda priorità”, ha aggiunto l’ex premier, noto anche come Mr. Whatever It Takes e come il banchiere centrale che ha parlato di irreversibilità dell’euro nel periodo della crisi dei debiti sovrani del blocco: ovvero quella di “evitare di rendere la crescita più debole di quanto debba essere”.
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Draghi: “la posta in gioco è alta perché la crescita è sensibile a percorso atteso dei tassi”
Mario Draghi ha spiegato che, se è vero che “di fronte a shock inflazionistici, la politica monetaria non può assumersi la responsabilità della crescita”, è altrettanto vero che la BCE “può assicurare che il percorso dei tassi ufficiali non sia più elevato di quanto richiesto per stabilizzare l’inflazione nel medio termine”: un approccio, ha fatto notare, che “è coerente con il dare la precedenza alla stabilità dei prezzi”.
Draghi ha rimarcato insomma la necessità che la BCE non dimentichi di blindare la crescita del PIL dell’area euro, presentando anche alcune cifre che indicano in che modo le stesse attese sui rialzi dei tassi potrebbero strozzare l’espansione dell’Eurozona:
Dopo aver sottolineato che “la posta in gioco è alta, perché la crescita è sensibile al percorso atteso dei tassi”, Draghi ha fatto notare che “le previsioni suggeriscono che il rialzo dei tassi a breve attesi dalla fine dello scorso anno ridurrà la crescita, nel complesso, di 1,1-1,3 punti percentuali nel periodo 2026-2028”.
L’altro avvertimento è che “gli effetti della stretta monetaria possono durare più della stretta stessa ”.
Le raccomandazioni di Draghi arrivano in una fase di forti turbolenze nel mercato dei Titoli di Stato globali, che sono state innescate anche dal timore di nuovi rialzi dei tassi di interesse dalle principali banche centrali, BCE in primis.
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Avvertimento di Draghi a Lagarde in attesa prossima riunione BCE. Occhio alle previsioni di Goldman Sachs
L’avvertimento di Mario Draghi arriva in attesa della prossima riunione della BCE, in calendario il 28 e 29 ottobre 2026, a Francoforte.
L’annuncio sui tassi arriverà giovedì 29 ottobre 2026, come di consueto alle 14.15, seguito dalla conferenza stampa con cui Christine Lagarde risponderà alle domande dei giornalisti.
L’inflazione continua intanto a ruggire nell’area euro, come ha confermato anche il dato sull’inflazione in Spagna, schizzato a settembre, sempre in base alla lettura preliminare, del 4,9% su base annua.
Nell’ultima riunione che risale al 10 settembre, la BCE ha annunciato il secondo rialzo dei tassi di interesse dell’Eurozona di 25 punti base del 2026.
Di conseguenza, i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali sono saliti rispettivamente al 2,50%, al 2,65%, al 2,90%: “Una decisione scontata”, ha detto la stessa Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. Una fase che lascia pensare che i rialzi dei tassi non siano finiti, soprattutto considerando le nuove proiezioni economiche della BCE sul PIL e sull’inflazione più hawkish.
Occhio tuttavia alle ultime stime degli economisti di Goldman Sachs. In un report che risale allo scorso 25 settembre la divisione di ricerca ha sottolineato che “i nostri economisti sono ’scettici’ sul fatto che la BCE manterrà i tassi significativamente al di sopra del 3%, come invece indicano le attuali aspettative incorporate nei prezzi di mercato”.
Goldman Sachs Research prevede in ogni caso una nuova stretta monetaria di 25 punti base, che porterà il tasso sui depositi al 2,75%, nella riunione di dicembre.
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