La probabilità di subire un controllo fiscale in Italia è un argomento che suscita interesse e preoccupazione tra i contribuenti. Secondo i dati resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate e analizzati dalla Corte dei conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2022, pubblicata di recente, la probabilità teorica di essere assoggettati ad una verifica fiscale non supera il 4% nel complesso, salendo leggermente al 6% per alcune attività, come le costruzioni.
Tuttavia, questi numeri rappresentano un miglioramento rispetto al periodo precedente, in cui si registrava una media del 2% di controlli fiscali, probabilmente influenzata dalla situazione pandemica nel 2021.
La frequenza dei controlli è un elemento fondamentale nella strategia di contrasto all’evasione fiscale e nella valutazione dell’effettiva deterrenza che l’azione di accertamento sostanziale può esercitare sui contribuenti. Secondo il documento della Corte dei conti, una percentuale così bassa di controlli non solo risulta inefficiente di per sé, ma attenua anche l’effetto dissuasivo che la paura di una verifica fiscale potrebbe generare, diminuendo la volontà dei contribuenti di rispettare le norme fiscali.
Dall’analisi dei dati, tuttavia, emerge un trend in aumento dell’incidenza dei controlli e dei relativi introiti. Nel 2022, gli introiti da accertamento sono aumentati del 60,1% rispetto al biennio 2020-2021 e si avvicinano a quelli del biennio 2018-2019. Questo risultato è principalmente attribuibile agli introiti derivanti dall’adesione all’accertamento e dalla conciliazione giudiziale, nonché dalle attività di controllo e riscossione che non erano state completate negli anni precedenti.
Un’analisi più dettagliata mostra che l’incidenza dei controlli è maggiore per alcune attività, come le costruzioni (5,5%) e le attività di intonacatura, rivestimento e tinteggiatura (4,9%), mentre è più bassa per coloro che si occupano di locazione, valorizzazione e compravendita di immobili propri (1,8%). Tra le professioni, i commercialisti e coloro che svolgono attività contabili e di consulenze del lavoro sono i più soggetti ai controlli, con un’incidenza del 3,5% rispetto al 2,8% rilevato negli studi legali.
Guardando al gettito complessivo dei controlli sostanziali, che comprendono diverse modalità di definizione e tipologie di controllo, si registra un valore di circa 5,9 miliardi di euro nel 2022. Questa cifra è simile a quella precedente alla pandemia nel 2018 (5,7 miliardi di euro), ma inferiore rispetto al picco del 2019 (6,7 miliardi di euro). Le annate 2020 e 2021, fortemente influenzate dalla pandemia, hanno registrato introiti inferiori, che non hanno mai superato i 3,7 miliardi di euro.
In conclusione, la probabilità di subire un controllo fiscale in Italia resta relativamente bassa, seppur in aumento, e gli introiti generati dai controlli mostrano segnali positivi. Tuttavia, è necessario valutare attentamente l’efficacia di questa strategia di contrasto all’evasione fiscale, considerando sia l’impatto finanziario che l’effetto deterrente sui contribuenti.