Tasse 2026, perché molti italiani dovranno presto restituire parte dei benefici fiscali ricevuti

Patrizia Del Pidio

24 Aprile 2026 - 05:26

In molti casi i contribuenti fruiscono di bonus e contributi che potrebbero non spettare veramente. In questi casi le somme ricevute vanno restituite. Vediamo chi rischia maggiormente.

Tasse 2026, perché molti italiani dovranno presto restituire parte dei benefici fiscali ricevuti

I benefici fiscali (detrazioni, trattamento integrativo, agevolazioni e sconti sulle tasse) in Italia spesso hanno carattere di anticipo e vengono poi, confermati, solo a fine anno. Se, però, al momento della conferma il beneficio non spetta realmente, quanto fruito va restituito.

Per molti italiani il 2026 rischia di portare una doccia fredda con la dichiarazione dei redditi o con eventuali comunicazioni dall’Agenzia delle Entrate. Non stiamo parlando di una nuova tassa, ma del conguaglio fiscale e della verifica di spettanza di bonus, sconti e agevolazioni.

In alcuni casi i bonus riconosciuti, infatti, potrebbero trasformarsi in un debito con il Fisco che va restituito in un’unica soluzione o rateizzando l’importo. Ma perché succede e quali sono i profili più a rischio?

Il rischio dei contribuenti

Ricevere un bonus è un diritto che spetta a molti italiani, ma la conferma della spettanza in molti casi non ammette errori. Ci sono bonus, come il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) che sono legati al reddito e il conteggio per il diritto si fa soltanto a fine anno.

Il trattamento integrativo di 100 euro al mese in busta paga, infatti, è riconosciuto dal datore di lavoro. Quello che non tutti sanno è che spetta a condizione che il lavoratore abbia un reddito compreso tra 8.174 e 15.000 euro. Tra 15.000 e 28.000 euro, invece, spetta solo se le detrazioni spettanti sono maggiori dell’imposta dovuta: in questo caso l’importo spettante si calcola sulla differenza tra detrazioni spettanti e imposta dovuta ed è riconosciuto nel limite massimo di 1.200 euro.

Se un lavoratore, che nelle stime del datore di lavoro doveva ricevere uno stipendio entro i 15.000 euro, fa molti straordinari rischia di superare il reddito massimo per avere diritto al trattamento integrativo. Se il datore di lavoro, però, lo ha erogato lo stesso, con il conguaglio fiscale il dipendente dovrà restituire nella dichiarazione dei redditi i 1.200 euro ricevuti e non spettanti.

Il rischio lo corre anche un lavoratore che guadagna “poco”. Facciamo l’esempio del dipendente che guadagna 800 euro al mese. Per il datore di lavoro il suo reddito annuo è di 9.600 euro, quindi rientra nel diritto al trattamento integrativo.

Supponiamo che il dipendente dopo 8 mesi di lavoro si dimetta. Nei conteggi di fine anno il suo reddito reale sarà di 6.400 euro e, quindi, non rientra nel trattamento integrativo perché ha reddito inferiore a 8.174 euro l’anno. Se quel lavoratore per gli 8 mesi lavorati ha ricevuto il trattamento integrativo in busta paga, con il conguaglio fiscale dovrà restituire gli 800 euro ricevuti e non spettanti.

Il problema degli impatriati

Il rischio di dover restituire le agevolazioni ricevute esiste anche per i professionisti rientrati in Italia con il beneficio per il rientro dei cervelli (impatriati). La detassazione del regime impatriati, infatti, prevede un regime agevolato per chi rientra in Italia e mantiene la residenza fiscale in patria per almeno 4 o 5 (dipende dalla versione della norma).

Chi riparte per l’estero prima della scadenza prevista per l’obbligo di rimanere in Italia deve restituire tutti i benefici fiscali ricevuti negli anni precedenti maggiorati da sanzioni e interessi.

Attenzione alle agevolazioni prima casa

Uno dei rischi maggiori nel dover restituire agevolazioni fruite all’Agenzia delle Entrate lo corrono i contribuenti che hanno acquistato la casa con le agevolazioni prima casa. Le cause di decadenza del beneficio sono diverse e non riguardano solo la vendita anticipata. L’Agenzia delle Entrate, tra l’altro, ha tre anni di tempo dal momento in cui l’agevolazione decade per chiedere indietro il beneficio fruito.

Con le agevolazioni prima casa, infatti, al momento dell’acquisto si paga l’imposta di registro al 2% anziché al 9%. Se l’agevolazione decade l’Agenzia delle Entrate chiede indietro la differenza dell’imposta (7%) a cui aggiungere le sanzioni e gli interessi.

In quali casi si perde il beneficio prima casa?

  • nel caso si venda l’immobile prima che siano trascorsi 60 mesi dal rogito senza riacquistare un altro immobile da adibire ad abitazione principale entro i termini previsti dalla legge (1 anno);
  • quando entro i due anni dall’acquisto del nuovo immobile non viene venduto quello già posseduto, acquistato con le agevolazioni “prima casa”;
  • in caso di mancato trasferimento della residenza nel comune ove è ubicato l’immobile entro 18 mesi dell’acquisto.

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