Sventata una crisi epocale. O è solo rimandata?

Tommaso Scarpellini

3 Agosto 2025 - 20:23

Quando i tassi giapponesi salgono, l’intero equilibrio globale può vacillare: ma la BOJ ha tenuto i tassi invariati, quindi nessun problema. O no? La situazione potrebbe essere più complicata.

Sventata una crisi epocale. O è solo rimandata?

Se ne parla poco, ma come reagiresti se ti dicessi che il mercato valutario e obbligazionario potrebbe essere appeso a un filo? È una possibilità che si prende spesso in considerazione quando ci accorgiamo che i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi iniziano a salire in modo anomalo.

È vero: la Bank of Japan ha mantenuto i tassi invariati durante la riunione di giovedì, ma il JGB decennale (titolo di Stato giapponese a 10 anni) è comunque su livelli storicamente alti, circa l’1,55%. Questo significa che il mercato sta iniziando a prezzare seriamente un possibile cambio di rotta da parte della BOJ. E anche se questa settimana la svolta non è arrivata, potrebbe presto trasformarsi in una minaccia diretta a un equilibrio globale tanto nascosto quanto potente?

Parliamo del carry trade.

Cos’è il carry trade, e perché tutti dovrebbero conoscerlo

Il carry trade è una strategia semplice quanto potente: si prende denaro in prestito dove i tassi sono bassi, e lo si investe in attività dove i rendimenti sono più alti. È una forma di arbitraggio sui tassi d’interesse, e il Giappone è da anni il “bancomat” perfetto per questo tipo di operazioni, grazie ai tassi ultra-bassi (addirittura negativi per gran parte dell’ultimo decennio).

Un investitore prende yen a basso costo, li cambia in dollari e compra Treasury americani al 4-5%: margine netto, rischio basso, leva alta. Perfetto. Ma c’è un dettaglio: funziona solo finché i tassi giapponesi restano bassi.
Il giorno in cui la BOJ cambia approccio e lascia salire i tassi, il costo del finanziamento in yen aumenta, e questo spezza l’equilibrio del carry trade.

Questo processo ha un nome: carry trade unwinding. E quando avviene, i flussi si invertono bruscamente. Gli investitori vendono asset esteri per rientrare in yen, rivalutando la valuta giapponese, indebolendo il dollaro e facendo crollare il prezzo dei Treasury.

E cosa succede se i Treasury crollano?

Il punto è che i Treasury americani sono il benchmark globale per il prezzo del rischio.
Se il loro rendimento sale troppo in fretta, per effetto della liquidazione dei carry trade, il sistema si stressa.
Le obbligazioni corporate devono offrire premi più alti, i mutui diventano più cari, le aziende rinviano investimenti, i mercati azionari iniziano a sbandare, e la percezione del rischio sistemico aumenta.

In pratica, un aggiustamento tecnico in Giappone potrebbe provocare una tempesta perfetta nei mercati globali, spingendo in alto i premi al rischio ovunque. E se questi premi salgono troppo, troppo in fretta, il sistema economico reale fatica ad adattarsi: le banche riducono i prestiti, le imprese rallentano, si entra in una spirale negativa.

Ma è davvero così grave?

Sì, ma non tutto è perduto.
Dopo lo shock del mercato valutario e obbligazionario di agosto 2024, quando un rialzo inatteso del decennale giapponese aveva provocato un sell-off globale, i mercati hanno imparato a convivere con l’idea che la BOJ prima o poi dovrà normalizzare i tassi. Da allora, la volatilità si è attenuata, e il rischio sistemico si è distribuito meglio.

NIKKEI 225 NIKKEI 225 Grafico del Nikkei 225. Fonte: baha.com

Tuttavia, resta un nervo scoperto per i mercati globali.

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