Stop Killing Games, cos’è e perché è importante salvare videogiochi a rischio estinzione

Pasquale Conte

17 Giugno 2026 - 18:19

L’iniziativa europea Stop Destroying Videogames ha raccolto 1,3 milioni di firme per salvare i giochi digitali dall’oblio. Ecco di che cosa si tratta.

Stop Killing Games, cos’è e perché è importante salvare videogiochi a rischio estinzione

Il mondo dei videogiochi digitali sta venendo messo a dura prova. Aumentano di anno in anno le testimonianze di gamer che hanno acquistato titoli a prezzo pieno, ci hanno investito centinaia di ore e da un giorno all’altro non li hanno più trovati nella propria libreria. Il motivo? Semplicemente l’editore ha deciso di spegnere i server.

È successo con videogame amatissimi come The Crew, Anthem e tanti altri. Il movimento Stop Killing Games si muove proprio in questa direzione, con la volontà chiara di voler conservare i videogiochi digitali all’interno delle istituzioni di Bruxelles. Nata come semplice risposta alla frustrazione dei giocatori, oggi è un caso politico con oltre un milione di firme verificate.

In questa guida, vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta, quali sono le volontà del movimento, in che modo Bruxelles ha già risposto e che cosa potrebbe succedere in futuro.

Cos’è Stop Killing Games

Stop Killing Games è un’iniziativa lanciata dallo youtuber del canale Accursed Farms Ross Scott che vuole rispondere a una pratica in rapida diffusione nel mondo dei videogiochi. Ossia la disattivazione da remoto dei titoli in seguito alla chiusura dei server online.

Il 93,5% dei giochi analizzati risulta completamente disabilitato al termine del supporto, nonostante i giocatori li abbiano pagati a prezzo pieno. Se in passato era obbligatorio comprare una copia fisica da usare a tempo indefinito, oggi con il digitale sempre più in diffusione i videogiochi si basano principalmente sull’online.

Cosa chiede il movimento? Che gli editori non possano disattivare da remoto un videogioco senza fornire ai gamer mezzi ragionevoli e autonomi per continuare ad usarli, come per esempio patch offline o server privati.

La raccolta firme a metà 2025 era arrivata a 450mila adesioni totali, per poi stabilizzarsi e schizzare nuovamente dopo che lo youtuber Ross Scott aveva pubblicato un video in cui esprimeva il timore che l’iniziativa potesse fallire. La mobilitazione si è subito ripresa, trascinata anche da nuovi casi di chiusura di giochi popolari, fino a superare il traguardo del milione di adesioni.

Chi ha aderito a Stop Killing Games

Nei mesi scorsi, l’Unione Europea ha verificato in forma ufficiale il conteggio delle firme. Sono state confermate 1,294.188 firme valide sulle 1,448.270 raccolte, con un tasso di validità dell’89%. Un risultato enorme, che ha obbligato le istituzioni europee a dare il via a un confronto formale.

Solamente in Italia, si sono registrate 77.030 firme a favore dell’iniziativa. A febbraio di quest’anno si è svolta la consegna delle oltre 1,29 milioni di sottoscrizioni nelle mani della vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen e del commissario Michael McGrath.

All’interno della delegazione c’erano anche gli youtuber Ross Scott e il content creator Josh Strife Hayes. Si è poi tenuta anche una conferenza stampa presso il Parlamento Europeo, dove si è affrontato il tema in forma ufficiale.

Cos’ha risposto l’UE a Stop Killing Games

A giugno 2026, la Commissione europea ha dato la tanto attesa risposta all’iniziativa. Pur riconoscendo la rilevanza culturale ed economica del settore dei videogiochi, l’UE ha ritenuto che non sia possibile introdurre un obbligo giuridico per via dei vincoli legati ai diritti di proprietà intellettuale.

I titolari dei diritti d’autore hanno infatti diritti esclusivi sulle loro opere e non è possibile imporre la riproducibilità obbligatoria dopo la fine del supporto commerciale. Questo è stato il principale ostacolo che ha impedito l’introduzione di nuove normative.

Ma Bruxelles non ha comunque voluto chiudere del tutto le porte a Stop Killing Games, anzi. Sono state annunciate tre azioni concrete, che entreranno in vigore a breve. In prima linea un codice di condotta sul periodo di fine vita dei videogiochi, da definire con un tavolo di confronto tra istituzioni, industria e associazioni dei consumatori.

Verranno poi realizzate campagne per informare meglio i gamer sui propri diritti previsti dalla direttiva sui contenuti digitali. Infine, ci sarà un rapporto sull’applicazione delle norme entro la fine del 2026.

Sul tema sono intervenuti direttamente i commissari europei che si sono occupati del caso, lasciando trasparire un interesse tutto nuovo verso il settore dei videogiochi dal punto di vista culturale ed economico. Henna Virkunnen ha sotolineato l’importanza culturale dei videogame e spera che l’industria ascolti le comunità di videogiocatori e collabori per standard più equi.

Michael McGrath ha invece ricordato che gli editori devono trattare i propri titoli in modo equo, garantendo rimborsi quando un gioco viene interrotto prima del previsto.

Cosa potrebbe succedere ora

L’organizzazione di tutto il movimento ha ammesso che il percorso da seguire è ancora lungo. L’iniziativa Stop Killing Games si trova infatti alle fasi iniziali del processo per poter arrivare un giorno a ottenere emendamenti al Digital Fairness Act, ossia la normativa europea sull’equità digitale attualmente in fase di elaborazione.

Il movimento dalla sua parte può puntare sull’evoluzione del mondo dei videogiochi per poter aumentare di rilevanza. Col passare dei mesi, sempre più titoli verranno dismessi e i gamer delusi andranno subito a firmare per la Stop Killing Games.

Una dinamica in costante crescita e che difficilmente si esaurirà nel breve periodo, considerata la sempre maggiore dipendenza dai server online. L’iniziativa non produrrà una direttiva in automatico, ma obbligherà la Commissione a esaminare la proposta e a spiegare se intende intervenire.

La risposta ufficiale è attesa entro il 27 luglio 2026, dunque il conto alla rovescia è ora aperto. La speranza è che almeno un codice di condotta possa venire modificata e che dunque si abbiano modifiche nel modo in cui l’industria tratta il ciclo di vita dei propri prodotti.

Quanto vale l’industria dei videogiochi

Per capire meglio le basi dietro questo movimento, è bene accennare al settore dei videogiochi e a quanto vale il suo business. Solamente in Italia, il mercato del gaming vale 2,4 miliardi di euro con una progressiva crescita del digitale e un modello degli abbonamenti che nel 2025 ha generato 153 milioni di euro.

Si contano oltre 14 milioni di videogiocatori italiani, con una media di sei ore di gioco a settimana su console. Il pubblico è quindi sempre più vasto e abituato a fruire di contenuti online. E dunque, sempre più esposto al rischio che questi titoli spariscano da un giorno all’altro per una decisione dell’editor di turno. Se la Stop Killing Games riuscirà a fermare o quantomeno ad arginare questo fenomeno, sarà solo il tempo a dircelo.

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