Qual è lo stipendio medio nel Regno Unito nel 2026? I dati ufficiali ONS, il salario minimo, le tasse e cosa serve davvero per andarci dopo la Brexit.
C’è un paradosso che riguarda il Regno Unito e chi sogna di andarci a lavorare: gli stipendi restano tra i più alti d’Europa, ma dopo la Brexit varcare la Manica con un contratto in mano è diventato tutt’altro che semplice. Oggi lo stipendio medio britannico viaggia intorno alle 39.000 sterline lorde l’anno (circa 45.700 euro), eppure la soglia minima per ottenere il visto da lavoratore qualificato è persino più alta del salario tipico di un cittadino britannico.
Come si spiega questo cortocircuito? E soprattutto: quanto si guadagna davvero Oltremanica, tra Londra e il resto del Paese, e quanto conviene ancora rispetto all’Italia?
Proviamo a mettere ordine, dati ufficiali alla mano: lo stipendio medio e mediano nel Regno Unito nel 2026, le differenze territoriali, il salario minimo, il peso delle tasse e cosa serve concretamente a un italiano per trasferirsi dopo la Brexit.
Stipendio medio nel Regno Unito nel 2026: ecco quanto si guadagna
Il punto di riferimento è l’Office for National Statistics (ONS), l’istituto di statistica britannico. Secondo l’ultima Annual Survey of Hours and Earnings (ASHE), pubblicata il 23 ottobre 2025, un lavoratore a tempo pieno percepisce una mediana di 39.039 sterline lorde l’anno (circa 45.700 euro), in aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente.
Come sempre, però, conviene distinguere. La mediana è il valore che spacca a metà i lavoratori (metà guadagna meno, metà di più) ed è l’indicatore più fedele allo stipendio tipico. La media aritmetica, invece, è più alta, intorno alle 44.000 sterline (circa 51.500 euro), perché tirata su dai redditi elevati della finanza e del management.
Tradotto su base settimanale, la mediana a tempo pieno è di 766,60 sterline, con una paga oraria di 19,67 sterline. E dopo anni difficili il potere d’acquisto ha ripreso a salire: al netto dell’inflazione i salari reali sono cresciuti dell’1,1% nell’ultimo anno.
*Le conversioni in euro sono calcolate al cambio di inizio settembre 2026, pari a circa 1 sterlina = 1,17 euro.
Londra e il resto del Paese: dove conviene (e dove no)
La media nazionale nasconde un Paese a due velocità. Londra resta la piazza più remunerativa del Regno Unito, complice la concentrazione di finanza, tecnologia, studi legali e sedi aziendali. Ma è anche la più cara in assoluto: qui il costo della vita, e degli affitti in particolare, può divorare gran parte del vantaggio salariale.
Basta guardare quanto costa affittare un bilocale al mese per cogliere il divario territoriale.
| Città | Affitto medio bilocale (£/mese) |
|---|---|
| Londra (centro, zone 1-2) | 2.200-3.500 |
| Londra (periferia, zone 3-6) | 1.400-2.000 |
| Edimburgo | 1.000-1.500 |
| Manchester | 900-1.400 |
| Birmingham | 800-1.200 |
Spostandosi verso il nord dell’Inghilterra o in città come Manchester e Birmingham, insomma, lo stipendio nominale cala ma il potere d’acquisto spesso migliora. Un fattore da soppesare con attenzione prima di scegliere la destinazione.
*(Le stime sugli affitti sono indicative e tratte da piattaforme di rilevazione come Numbeo, non da dati ufficiali.)
Il salario minimo: il National Living Wage
Il Regno Unito ha un salario minimo legale, il National Living Wage. Dal 1° aprile 2026 è salito a 12,71 sterline lorde l’ora (+4,1%) per i lavoratori dai 21 anni in su: uno dei minimi più alti al mondo, che interessa circa 2,7 milioni di persone. Per un impiego a tempo pieno equivale a poco meno di 24.800 sterline lorde l’anno (circa 29.000 euro).
Per i più giovani gli importi scendono: 10,85 sterline l’ora per la fascia 18-20 anni e 8 sterline per i minorenni e gli apprendisti. Un meccanismo che, di fatto, tiene il minimo ancorato a circa due terzi della retribuzione mediana nazionale.
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Le tasse britanniche: come funziona l’Income Tax
Rispetto al labirinto fiscale italiano, il sistema britannico è piuttosto lineare. Sul reddito si applica l’Income Tax a scaglioni, a cui si aggiunge la National Insurance, il contributo previdenziale.
| Scaglione di reddito annuo | Aliquota Income Tax |
|---|---|
| Fino a 12.570 £ (Personal Allowance) | 0% |
| Da 12.571 £ a 50.270 £ | 20% |
| Da 50.271 £ a 125.140 £ | 40% |
| Oltre 125.140 £ | 45% |
La National Insurance, invece, pesa per l’8% sulla quota di reddito compresa tra 12.570 e 50.270 sterline e per il 2% oltre tale soglia. Un esempio concreto: su uno stipendio lordo di 40.000 sterline restano circa 32.320 sterline nette l’anno, cioè poco meno di 2.700 sterline al mese (circa 3.150 euro). Il vantaggio britannico emerge soprattutto sui redditi alti, dove l’aliquota marginale del 40% resta comunque sotto il 43% dell’IRPEF italiana.
Andare a lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit
Qui arriva il rovescio della medaglia. Dal 2021 la libera circolazione non esiste più: per un italiano che voglia trasferirsi oggi serve, nella gran parte dei casi, lo Skilled Worker visa, il visto per lavoratori qualificati basato su un sistema a punti. I requisiti sono stringenti: un’offerta di lavoro da un datore autorizzato (sponsor), un ruolo di livello adeguato, la conoscenza dell’inglese e, soprattutto, uno stipendio minimo di 41.700 sterline l’anno (circa 48.800 euro), oppure la retribuzione di riferimento della mansione se più alta.
È il cuore del paradosso: quella soglia, innalzata a luglio 2025, supera la stessa mediana nazionale. Tradotto, molte posizioni ordinarie non sono più sponsorizzabili. Restano più accessibili i settori in cronica carenza di personale: la sanità (con i percorsi dedicati del servizio sanitario nazionale), la tecnologia, la finanza della City e, con retribuzioni più basse, l’ospitalità.
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La differenza di stipendio con l’Italia
E con l’Italia? Il confronto resta a favore di Londra. Su base OCSE, che misura il salario medio (non mediano) con lo stesso metro per tutti i Paesi, il Regno Unito si colloca secondo solo alla Germania tra le grandi economie europee, con circa 65.340 euro lordi annui contro i 36.594 euro italiani. Si tratta di una media, quindi più alta della mediana ONS citata sopra, ma il divario con l’Italia resta ampio in ogni caso, come conferma l’andamento dello stipendio medio in Italia.
Il quadro, però, va sempre pesato con il costo della vita: uno stipendio londinese può valere meno di quanto sembri, mentre nel resto del Regno Unito la stessa cifra rende molto di più. La vera domanda, dopo la Brexit, non è più soltanto quanto si guadagna Oltremanica, ma se si riesce ad arrivarci.