Startup: l’Italia cresce ma la burocrazia è ancora il grande limite

Redazione Money Premium

21/01/2023

Aumentano le startup e le PMI dell’ICT in Italia e crescono gli investimenti nelle imprese innovative. Ma la burocrazia resta ancora un problema.

Startup: l’Italia cresce ma la burocrazia è ancora il grande limite

Non si ferma la voglia di fare impresa in Italia, soprattutto se si guarda ai settori più innovativi. Come testimonia l’ultima analisi di Anitec-Assinform e Infocamere, a ottobre 2022 le startup dell’ ICT sono cresciute dell’8,6% rispetto al terzo trimestre 2021.

In Italia sempre più startup e Pmi innovative dell’ICT

La quarta edizione dell’analisi di monitoraggio dedicata alle performance economiche delle startup e PMI innovative del settore ICT di Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT, e InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale, offre una fotografia incoraggiante.

A ottobre 2022 erano 8.416 le startup con codice ATECO associato al settore ICT, con una crescita dell’8,6% rispetto alle 7.749 rilevate al terzo trimestre del 2021. Ma se il quadro si allarga e si va oltre il mero codice ATECO ICT il panorama si fa più vasto. Il monitoraggio di Anitec-Assinform e Infocamere per la prima volta analizza infatti un perimetro “allargato” che, oltre alle 8.416 imprese prettamente ICT, include anche altre 3.071 imprese che dichiarano di svolgere attività digitali.

Startup e PMI Innovative ICT hanno livelli di produttività migliori rispetto alle non-ICT

Di per sé la crescita demografica delle aziende non basta e non sempre equivale a dire che quelle aziende producono ricchezza. Nel caso però delle startup e delle PMI dell’ICT la crescita numerica si aggiunge a un aumento dei livelli di produttività.

E’ sempre il monitoraggio di Anitec-Assinform e Infocamere a dare i numeri: guardando gli indicatori di produttività, infatti, il report segnala un progressivo miglioramento soprattutto per startup e PMI innovative ICT attive in quelle attività digitali dai mercati più dinamici, come 4.0 e Digital Enabler.

In questo caso il dato è aggiornato al 2021 ma comunque incoraggiante: complessivamente, PMI e startup ICT hanno prodotto nel 2021 beni e servizi per un totale di 2,5 miliardi di euro (contro gli 1,6 miliardi del 2020). Il segmento delle aziende innovative italiane dell’ICT, insomma, è “effervescente”, come dice Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform. O, per citare Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere, siamo dinanzi a “un universo in salute”.

Aumentano anche gli investimenti in startup hi-tech

Se il numero sempre maggiore di imprese innovative è già di per sé una buona notizia, ce n’è un’altra che fa decisamente ben sperare e riguarda gli investimenti in queste imprese. Come testimoniano i dati dell’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, nel 2022 gli investimenti in equity di startup hi-tech italiane superano i 2 miliardi di euro.

Si tratta di una cifra importante, soprattutto se messa a confronto con i dati 2019, quando gli investimenti in equity erano a quota 694 milioni di euro.

“In un periodo in cui, a causa di inflazione e instabilità geopolitica, il Paese rivede al ribasso le proprie stime di crescita, le startup segnano invece un andamento in completa controtendenza”, commenta Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Hi-Tech “Un’importante spinta – che si preannuncia duratura nel tempo - è stata fornita dall’intervento più sistemico e concreto degli attori istituzionali e dalla ‘messa a terra’ dei diversi fondi pubblici e indipendenti”.

Determinante nel raggiungimento della soglia dei 2 miliardi di capitale raccolto è la componente dei finanziamenti internazionali che supera di poco il miliardo.

Oltre le startup: gli investimenti vanno soprattutto alle scaleup

Sono in particolar modo le scaleup uno dei veicoli preferiti per attrarre capitale all’interno del nostro Paese. Anche un altro dato apparentemente negativo dell’Osservatorio Startup Hi-tech testimonia l’importanza sempre maggiore delle scaleup: i finanziamenti da attori informali nel 2022 registrano una contrazione del 12%, passando da 449 a 400 milioni di euro. Un calo che si potrebbe leggere anche in positivo: come indicato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, infatti, tale contrazione potrebbe rispecchiare un primo giro di boa circa la maturità dell’ecosistema, con diverse startup che stanno ormai passando allo stato di scaleup.

Le startup crescono, la burocrazia pure

L’aumento delle imprese innovative, il loro graduale evolversi da startup a scaleup e il crescere degli investimenti italiani e stranieri verso queste imprese dovrebbe indurre i policy-maker e le istituzioni a portare avanti una riflessione. Riflessione che dovrebbe innanzitutto riguardare la burocrazia, problema atavico del nostro Paese che rischia di vanificare i progressi compiuti finora dalle aziende innovative, magari spingendole all’estero.

Un limite strutturale che, ovviamente, impatta in modo negativo anche sugli investitori. Secondo l’indagine di TechChill, organizzazione no-profit operante nel mondo delle imprese innovative, gran parte degli investitori sarebbe pronta a finanziare le startup italiane se si presentasse un’opportunità adatta al proprio portafoglio. Insomma, la buona volontà degli investitori stranieri c’è, ma c’è un ma: per metà degli investitori intervistati da TechChill il principale ostacolo è dato dall’eccesso di burocrazia.

Un problema che potrebbe impattare anche sull’evoluzione, qualitativa e quantitativa, delle nostre imprese innovative, impedendo loro di diventare unicorni, vale a dire di entrare nel club delle startup che valgono un miliardo di dollari. Club elitario quello degli unicorni italiani, talmente elitario che i suoi membri si contano su una mano: Depop, Yoox, Scalapay e Satispay.

La burocrazia riguarda diversi aspetti della vita delle startup, a partire dalla loro natura internazionale: ottenere un visto o un permesso di lavoro è ancora molto difficile e ciò limita la possibilità di attirare talenti con competenze avanzate in determinati settori.

Poco più di dieci anni dopo lo Startup Act, la legge varata il 18 ottobre 2012 che ha messo nero su bianco la parola ‘startup’ nella normativa italiana e introdotto il registro dedicato alle neoimprese, gli imprenditori che guidano le aziende innovative vorrebbero fare finalmente il salto di qualità, portando l’Italia ai livelli di altri Paesi europei, anche attraverso una semplificazione normativa e un taglio netto delle farraginosità burocratiche.

“Quello del venture capital è un tema da spingere per far passare le startup a scaleup. Dobbiamo essere ‘spingitori culturali’ per i giovani perché ad oggi non ci sono percorsi universitari degni di nota. In gioco non c’è solo non un segmento di un’economia, ma il futuro”, dichiarava all’evento dedicato ai 10 anni di Startup Act (organizzato da InnovUp) l’ex ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, responsabile della legge del 2012 e oggi alla guida di Illimity, gruppo bancario fondato nel 2018 con forte propensione tecnologica e a sua volta una startup.