Nella Silicon Valley centinaia di startup da 1 miliardo di dollari sono in crisi. È il fenomeno degli “unicorni zombi” che spaventa i venture capitalist.
La Silicon Valley è il più importante polo tecnologico mondiale e la patria di creature mitiche come i “centauri”, start-up dal valore di 100 milioni di dollari (più di 87 milioni di euro), gli “unicorni” da 1 miliardo di dollari (878 milioni di euro circa ) e i “decacorni” valutati 10 miliardi di dollari (8,782 miliardi di euro).
A queste si sono aggiunte recentemente altre creature mitologiche: gli «unicorni zombie». Ovvero aziende che valevano 1 miliardo e che oggi sono a fortissimo rischio svalutazione.
Un fenomeno che sta facendo venire i sudori fretti ai venture capitalist.
La causa della crisi, secondo gli esperti di The Economist, è la fine dell’era del denaro a costo zero che ha bloccato i finanziamenti, intrappolando molte aziende in una pesante svalutazione. Un processo che, per alcuni analisti, potrebbe portare a una perdita di valore complessivo compresa tra i 500 miliardi e il trilione di dollari.
“Unicorni zombie”: i numeri del fenomeno e le cause
Un database gestito da Ilya Strembulaev, uno dei maggiori esperti mondiali di venture capital e strategie di finanziamento per l’innovazione, ha svelato che a maggio 2026 circa 332 dei 1900 unicorni quotati in borsa avevano raccolto capitali con una valutazione pari o inferiore al loro picco storico.
212 di queste erano già scese sotto il miliardo, perdendo l’ambita denominazione. Ma non solo. 383 aziende non hanno ricevuto nessuno finanziamento nell’ultimo triennio.
L’emorragia, purtroppo, è destinata a continuare. Gli unicorni sono nati grazie a periodi di tassi di interesse bassissimi che spingevano a investire anche su start-up con ricavi limitati e modelli di business poco chiari.
Un vero e proprio boom che, secondo PitchBook, aveva portato i fondi di venture capital a raccogliere 223 miliardi di dollari nel 2022. Negli anni successivi, però, i tassi di interesse sono aumentati e i flussi di capitale si sono drasticamente ridotti fino ai 66 miliardi di dollari del 2025.
Le aziende che hanno perso di più e la difficoltà dei salvataggi
Per capire meglio il quadro è sufficiente analizzare le performance di alcuni “vecchi” unicorni. Cameo, la piattaforma dedicata ai video personalizzati a pagamento, è passata dalla valutazione di 1 miliardo del 2021 agli 82 milioni di dollari attuali. SonderMind, piattaforma di ricerca di specialisti della salute mentale, è passata da 1,1 miliardi a 7 milioni.
La lista degli unicorni zombie, purtroppo, è destinata a crescere. Di solito una start-up mette in conto un periodo di crescita di 5-10 anni prima di essere quotata in borsa o essere acquisita. Due opzioni che per gli zombie stanno diventano quasi impossibili, in quanto il trend degli investitori è quello di puntare sulle nuove aziende specializzate nell’intelligenza artificiale piuttosto che salvare quelle esistenti.
Una crisi senza precedenti
Secondo gli addetti ai lavori questo andamento potrebbe causare un’ondata di svalutazioni vicina ai 1.000 miliardi di dollari. Dal prossimo anno chi ha investito attende rendimenti e risultati concreti e le aziende già ora in crisi dovranno rivalutarsi, trovare nuovi acquirenti o addirittura chiudere.
Il calo delle valutazioni, però, sta diventando un problema molto serio anche per gli stessi fondi di investimento. Secondo i dati del World Economic Forum, i fondi di investimento più recenti offrono rendimenti molto più bassi agli investitori rispetto a quelli delle generazioni precedenti. E allo stesso tempo quelli che non hanno investito nelle poche aziende di AI hanno ottenuto performance poco soddisfacenti.
Il rischio concreto è la concentrazione della redditività nelle mani di pochissimi operatori.