Il test del 23 maggio divide analisti e investitori: progressi tecnici, anomalie ancora aperte e una domanda centrale per Wall Street. Il Flight 12 basterà a sostenere la maxi quotazione di SpaceX?
Il dodicesimo volo di Starship, andato in scena il 23 maggio dalla base di Boca Chica, era molto più di un semplice test di collaudo. Per Elon Musk rappresentava il passaggio tecnico più delicato prima dell’appuntamento finanziario più atteso dell’anno: la quotazione di SpaceX al Nasdaq, prevista per il 12 giugno con ticker SPCX. Per questo il Flight 12 è stato osservato con attenzione non soltanto dagli ingegneri aerospaziali, ma anche da investitori, fondi e analisti di mercato.
La domanda resta aperta: quello di Starship V3 è stato davvero un successo capace di rafforzare la narrativa industriale di SpaceX o piuttosto un risultato interlocutorio, ancora lontano dai traguardi promessi?
Un volo riuscito, ma non perfetto
Dal punto di vista strettamente operativo, Flight 12 ha segnato diversi avanzamenti rispetto ai test precedenti. La nuova configurazione Starship V3 ha completato l’ascesa, raggiunto i parametri di volo previsti e portato a termine il rilascio simulato di payload in orbita suborbitale. È riuscita inoltre a sopravvivere al rientro atmosferico, confermando miglioramenti strutturali su scudo termico e aerodinamica.
Il dato tecnico più rilevante riguarda però la gestione delle anomalie propulsive. Durante il volo si è registrata la perdita di due motori Raptor, tra cui un Raptor Vacuum. Il sistema di controllo ha però compensato automaticamente, consentendo al veicolo di proseguire il profilo di missione senza perdita di assetto. In termini ingegneristici, si tratta di una dimostrazione concreta di capacità engine-out, uno degli elementi chiave per certificare l’affidabilità di un vettore destinato a missioni operative.
È proprio questo il punto sottolineato da diversi osservatori internazionali: Starship non ha volato in condizioni ideali, ma ha dimostrato resilienza. Una differenza sostanziale rispetto ai voli precedenti, spesso conclusi con perdita totale del veicolo o interruzione prematura delle procedure.
I passi avanti della versione V3
Il Flight 12 rappresentava il debutto operativo della configurazione V3, evoluzione progettata per aumentare carico utile, robustezza strutturale e riusabilità.
Tra i risultati considerati positivi ci sono la stabilità della fase di ascesa, la migliore tenuta termica durante il rientro e l’efficacia dei sistemi di controllo nonostante le anomalie. Per la prima volta SpaceX ha potuto raccogliere dati completi su quasi tutto il profilo di missione.
Per Musk, che nelle ore successive ha definito il test “epico”, il volo conferma che l’architettura generale è valida. E questo conta moltissimo in una fase in cui l’azienda deve convincere il mercato che Starship non è più una scommessa sperimentale ma un asset industriale destinato a generare ricavi.
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Quello che ancora non funziona
Definire Flight 12 un successo pieno sarebbe però prematuro. Restano infatti fuori portata diversi obiettivi cruciali.
Il test non ha completato la riaccensione orbitale, passaggio indispensabile per validare missioni di lunga durata e manovre complesse. Non è stata inoltre effettuata la cattura del booster con il sistema “Mechazilla”, elemento centrale del modello di riutilizzo rapido su cui SpaceX fonda gran parte della propria promessa economica.
Ancora più importante, non esiste una dimostrazione compiuta di turnaround rapido. Il vero vantaggio competitivo di Starship dovrebbe essere la capacità di volare, rientrare e ripartire con tempi drasticamente inferiori rispetto ai concorrenti. Questo obiettivo, al momento, resta teorico.
Per gli analisti aerospaziali il Flight 12 dimostra che SpaceX sta risolvendo i problemi “di primo livello”, ma non ha ancora validato quelli sistemici. E sono proprio questi ultimi a determinare la sostenibilità economica del progetto.
La quotazione più attesa dell’anno
Il tempismo del volo non è casuale. Il 20 maggio SpaceX ha depositato alla SEC il filing S-1 per la quotazione pubblica, rivelando per la prima volta nel dettaglio numeri finora rimasti opachi.
Nel 2025 l’azienda ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente. Tuttavia la perdita netta consolidata è stata pari a 4,9 miliardi. Nel solo primo trimestre 2026 il fatturato ha raggiunto 4,694 miliardi.
Guardando alla struttura dei ricavi, il 61% proviene da Starlink, ormai colonna portante del gruppo. Il business di lancio resta importante ma non dominante, mentre il nuovo segmento legato all’intelligenza artificiale registra perdite operative significative.
Il debito a lungo termine ha raggiunto 29,1 miliardi di dollari. E tra i principali fattori di rischio indicati nel prospetto figura esplicitamente Starship: eventuali ritardi nello sviluppo potrebbero compromettere capacità di crescita e redditività futura.
Per questo Flight 12 era un passaggio reputazionale essenziale.
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Una valutazione da capogiro
Secondo le indiscrezioni raccolte dai media finanziari, SpaceX punta a una valutazione di circa 1.750 miliardi di dollari, con una raccolta potenziale compresa tra 75 e 80 miliardi.
Si tratterebbe di una delle IPO più grandi della storia americana. Ma il confronto con i fondamentali solleva interrogativi.
PitchBook stima un fair value più vicino a 1.500 miliardi. Morningstar evidenzia multipli particolarmente aggressivi rispetto ai ricavi attesi. Il mercato, in sostanza, starebbe pagando oggi il potenziale futuro di Starship più che le performance attuali.
In questo scenario il Flight 12 assume un valore simbolico enorme. Non serviva un volo perfetto: serviva un segnale credibile che il programma stesse entrando nella fase di maturità.
Il test sembra aver fornito questo segnale, ma non abbastanza da dissipare ogni dubbio.
Il nodo xAI e la pressione su Starlink
C’è poi un altro elemento che pesa sulla narrativa finanziaria: l’integrazione crescente con il comparto AI riconducibile all’ecosistema Musk.
Secondo il filing, il segmento AI avrebbe registrato perdite operative per circa 6,3 miliardi. Questo significa che, almeno nel breve periodo, è Starlink a sostenere economicamente una parte rilevante delle ambizioni tecnologiche del gruppo.
La lettura di alcuni analisti evidenzia come Starlink genera cassa, xAI la assorbe, mentre Starship rappresenta la scommessa destinata a trasformare tutto il modello industriale.
Se Starship accelera, l’intero ecosistema guadagna credibilità. Se rallenta, la pressione finanziaria aumenta.
Il verdetto: cosa aspettarsi adesso
Dunque successo o fiasco? Tecnicamente, Flight 12 è stato un successo parziale. Ha dimostrato progressi reali e capacità di resilienza, ma non ha ancora certificato la piena maturità operativa del sistema.
Dal punto di vista finanziario, probabilmente ha raggiunto l’obiettivo minimo: evitare un segnale negativo alla vigilia della quotazione.
Resta però una questione aperta. Wall Street non valuterà SpaceX soltanto per ciò che Starship ha fatto il 23 maggio, ma per ciò che sarà in grado di fare nei prossimi dodici mesi.
Se l’IPO avrà successo, Musk disporrà di risorse enormi per accelerare la corsa allo spazio, con effetti potenzialmente dirompenti su supply chain, manifattura avanzata e nuove opportunità industriali, anche per aziende europee e italiane.
Ma se il mercato dovesse giudicare il Flight 12 insufficiente a giustificare la valutazione richiesta, la più ambiziosa scommessa spaziale del nostro tempo potrebbe entrare in una fase molto più delicatae difficile da superare.
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