Mentre i tifosi del Milan stanno sfofando la loro rabbia sui social network per la disastrosa stagione appena conclusa dai rossoneri, i proprietari del club meneghino, finiti nell’occhio del ciclone e accusati proprio dai supporter del Diavolo di essere i responsabili della debacle, si sono appena messi in tasca un affare importantissimo.
Lo scorso 23 maggio RedBird Capital Partners annunciava di aver acquistato Telegraph Media Group per 500 milioni di sterline. La società di private equity di Gerald Cardinale, la stessa che controlla anche il Milan, è così diventata l’unica azionista di controllo della testata giornalistica britannica di destra fondata nel 1855, tra le più autorevoli del Regno Unito e del mondo intero.
Secondo i termini dell’accordo, RedBird investirà fondi nelle attività digitali del giornale, attivo sia in forma cartacea che digitale, per continuare ad aumentare gli abbonamenti ed espandere la presenza dell’emittente negli Stati Uniti (dove RedBird vanta già una serie di investimenti nei media).
Ma come - penseranno gli inviperiti tifosi rossoneri – i contabili di Cardinale che gestiscono il Milan sono attentissimi ai bilanci, non si sono mai sbottonati per acquistare grandi campioni, hanno collezionato decisioni calcisticamente deprecabili, e adesso, in mezzo a una tempesta senza precedenti, sborsano 500 milioni di sterline per comprare un giornale inglese?
Il grande piano di RedBird
Domanda più che lecita, ma la risposta potrebbe infastidire il tifoso del Milan. Già, perché il Milan, appunto, è solo uno dei tanti asset presenti nel portafoglio di questa società statunitense con sede a New York. E forse nemmeno il più importante e centrale nel progetto di RedBird, che controlla oggi 10 miliardi di dollari di capitale focalizzato principalmente nei settori di Sport, TMT, Consumo e Servizi Finanziari.
“Questa transazione segna l’inizio di una nuova era per The Telegraph, poiché puntiamo a far crescere il marchio nel Regno Unito e a livello internazionale, investire nella sua tecnologia ed espandere la sua base di abbonati”, si legge in una nota a firma del Ceo di RedBird, Gerry Cardinale. La sensazione, insomma, è che i rossoneri non siano in cima ai pensieri del grande capo della società Usa, interessato invece a creare una sinergia redditizia ed efficiente tra i vari asset controllati.
L’obiettivo finale? Amplificare i ritorni provenienti dall’intrattenimento sfruttando lo sport – calcio e Milan compreso – come leva. Da quando RedBird è sbarcata nella Milano del pallone, infatti, gli unici sviluppi degni di nota e oggettivamente positivi siano coincisi con discorsi quali brand, marketing e merchandising. Non è un caso che in un’intervista a Fortune Cardinale abbia espressamente definito le società sportive delle “mini Disney”, delle “società d’intrattenimento per eventi dal vivo”.
Il Milan? Solo un asset (o forse no)
Noi, intesi come cittadini italiani, conosciamo RedBird per essere il proprietario del Milan. Il veicolo di Cardinale controlla in realtà altri asset. Nel 2024, per esempio, l’azienda ha acquisito All3Media, una società britannica di produzione e distribuzione cinematografica e televisiva. RedBird detiene circa il 10% del Fenway Sports Group, proprietario del Liverpool e della squadra di baseball dei Boston Red Sox e del New England Sports Network.
Nel portafoglio troviamo anche Dream Sport e On Location Experiences, società impegnate nell’organizzazione di gare fantasy di cricket e nella creazione di experience dietro le quinte di grandi eventi sportivi internazionali, oltre al Tolosa, squadra di calcio che milita nella massima serie francese, la Ligue 1. RedBird ha inoltre investito nell’Artists Equity di Ben Affleck e Matt Damon, nella SpringHill Company di LeBron James e Maverick Carter, nella YES Network, e ha aiutato Skydance a finanziare diverse produzioni, tra cui «Reacher» di Amazon e «Top Gun: Maverick» della Paramount.
Torniamo sempre lì: e il Milan? Dovrebbe trasformarsi in una calamita attira sponsor, per intenderci come le squadre della Premier League, indipendentemente dalle vittorie sul campo. Nel frattempo, sul proprio sito, RedBird si definisce come un fondo di investimento privato focalizzato “sulla costruzione di società a rapido tasso di crescita”. Cresce, dunque, è la parola chiave. Non «vincere».