La spesa per abitante destinata dai Comuni italiani al sociale è aumentata tra il 2016 e il 2024. Ma le differenze territoriali sono significative.
Gli interventi di natura sociale, anche in ossequio al principio di sussidiarietà verticale, sono una delle funzioni che più caratterizzano l’azione di governo sul territorio di un Comune, in un’ottica di redistribuzione in favore dei ceti più deboli.
Con la legge quadro n. 238 del 2000 sulla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, i Comuni sono divenuti titolari delle funzioni amministrative per gli interventi sociali a livello locale, mentre le Regioni svolgono le funzioni di programmazione e coordinamento degli interventi sociali, integrandoli con quelli sanitari, formativi e per l’inserimento lavorativo. Nelle regioni a statuto speciale il bilanciamento dei ruoli tra gli enti territoriali può assumere forme diverse rispetto alle regioni a statuto ordinario.
Nel 2024 i Comuni italiani hanno impegnato quasi 12 miliardi di euro per i diritti sociali, politiche sociali e famiglia (missione 12 del bilancio comunale), il 13,7% degli 87 miliardi complessivi che compongono la spesa finale. A questi si aggiungono altri 5,5 miliardi di residui passivi, relativi a somme non pagate negli anni precedenti. [...]
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