SpaceX prepara un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi per rifinanziare il debito di xAI. Rating, rischi e cosa cambia per chi ha comprato le azioni.
SpaceX vuole 20 miliardi di dollari per rifinanziare il prestito ponte acceso a febbraio per comprare xAI.
Secondo Reuters e Bloomberg, la società di Musk si prepara a batter cassa dagli investitori obbligazionari appena una settimana dopo aver incassato 75 miliardi con la quotazione in Borsa. A gestire l’emissione saranno le stesse cinque banche che hanno erogato il prestito: Bank of America, Citigroup, JPMorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley.
Il debito di SpaceX per l’acquisto di xAI
Per entrare nella corsa ai data center, Musk ha comprato a febbraio la startup xAI. Le cinque banche hanno messo sul tavolo 20 miliardi di dollari, con scadenza settembre 2027.
Quella somma oggi rappresenta la quasi totalità del debito a lungo termine di SpaceX, pari a 29,1 miliardi al 31 marzo, secondo il prospetto depositato in vista dell’IPO. Le stesse banche che hanno prestato i soldi gestiranno ora il bond che li rimborsa.
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SpaceX AI è un buco nero per i capitali
L’infrastruttura per l’AI di SpaceX costa decine di miliardi tra investimenti in data center, energia e hardware di calcolo.
Per ripagarla, Musk ha firmato due contratti, uno con Alphabet, 30 miliardi fino alla metà del 2029, e l’altro con Anthropic, 45 miliardi su circa tre anni. Sono soldi reali (in futuro), ma non coprono la cassa necessaria oggi.
Lo si vede dai conti del primo trimestre 2026: perdita netta di 4,28 miliardi su un fatturato di 4,69 miliardi. Un anno prima, la perdita era di 528 milioni su circa 4 miliardi di fatturato.
La valutazione di SpaceX ha superato i 2.400 miliardi di dollari dopo il debutto in Borsa, abbastanza da rendere Musk il primo trilionario al mondo. Il mercato ha scommesso sul potenziale. Il debito è un’esigenza reale e attuale.
Rating sopra la soglia junk
Giovedì sono arrivati tutti e tre i verdetti delle agenzie: S&P BBB, Moody’s Baa1, Fitch BBB+. Tutti investment grade, ben sopra la soglia junk. Significa accesso a una platea più ampia di investitori istituzionali e un costo del debito più basso.
“È probabile che l’azienda voglia presto consolidare la sua presenza sui mercati del debito”, ha detto a Bloomberg Matt Woodruff, analista di CreditSights. “Avranno bisogno di liquidità per gli investimenti futuri: prima accade, meglio è”. Lo stesso prospetto IPO lo confermava già: le spese in conto capitale aumenteranno sostanzialmente, e SpaceX prevede di ricorrere a “una serie di soluzioni di finanziamento tramite debito e capitale proprio”.
Ma l’emissione da 20 miliardi serve solo a rifinanziare un prestito vecchio. Il buco di capitale per data center ed energia rimane e, anzi, potrebbe allargarsi.
La raccolta di nuovo capitale significherebbe nuove azioni, quindi diluizione per chi ha comprato a 135 o oltre, dopo la quotazione.
I 2.400 miliardi e oltre di valutazione, spesso citati come garanzia implicita dietro il debito, sono il prezzo pagato per il 4% delle azioni. Non quello che si otterrebbe vendendo il restante 96%, oggi fermo per il lock-up. Quando i vincoli cadranno, l’offerta di azioni in circolazione crescerà. Il prezzo, probabilmente, no.
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