Fumata nera e pareri discordanti tra i ministri degli Esteri dei Paesi NATO si sono riuniti a Oslo per trovare il terreno comune su una serie di questioni spinose, prima tra tutte l’adesione dell’Ucraina, tutti temi che saranno all’ordine del giorno del vertice dell’Organizzazione a Vilnius, in Lituania, a luglio.
A un mese dal vertice, il consenso unitario sembra ancora lontano.
Le dichiarazioni di Stoltenberg
Il segretario generale, Jens Stoltenberg, ha minimizzato il fatto che non sia stata raggiunta alcuna intesa sostanziale e ha spiegato che si è trattato solo di un «incontro informale»: «Non ci sono state decisioni, ma abbiamo avuto scambi franchi per trovare un consenso».
Stoltenberg ha anche cercato di rassicurare la stampa spiegando che «Non sappiamo quando finirà la guerra, ma dobbiamo garantire che vengano prese misure credibili per garantire la sicurezza dell’Ucraina in futuro».
La fretta di Zelensky
Nel frattempo, l’Ucraina non si preoccupa di nascondere le sue enormi aspettative e la delusione per i dubbi dei Paesi aderenti all’alleanza: il presidente Volodymyr Zelensky morde il freno e ha ripetuto di aspettarsi «un messaggio molto chiaro» che l’Ucraina farà parte della NATO alla fine dell’attuale guerra con la Russia e in suo soccorso è intervenuto Emmanuel Macron chiedendo «garanzie di sicurezza tangibili e credibili».
Il presidente francese ha anche cercato di tenere un profilo dialogante e ha chiarito che processare Putin non è possibile se si deve trattare con lui, mentre la Gran Bretagna continua a recitare la parte del poliziotto cattivo, per voce di Cleverly.
Il ministro degli Esteri britannico, la scorsa settimana, aveva infatti giustificato gli attacchi con i droni ucraini in territorio russo, affermando che Kiev «ha il legittimo diritto di farlo all’interno dei propri confini, ovviamente, ma ha anche il diritto di usare la forza oltre i suoi confini per minare la capacità della Russia di usare la sua forza nella stessa Ucraina».
Le linee divergenti tra i Paesi NATO
E proprio una fonte diplomatica francese ha confermato la presenza di linee divergenti tra alcuni alleati: «La prospettiva di adesione non è in discussione. Ma oggi non è realistica, perché l’Ucraina potrebbe attivare l’articolo 5 il giorno del suo ingresso».
Il punto cruciale che alimenta i dubbi e spaventa gli alleati è la clausola di difesa collettiva che obbliga tutti gli alleati a intervenire in caso di attacco contro uno di loro; e nel caso specifico significherebbe che la NATO potrebbe essere coinvolta in una guerra aperta con la Russia.
Come ha ricordato il capo della diplomazia lussemburghese, Jean Asselborn, «la NATO ha 75 anni; e un Paese nel bel mezzo di un conflitto armato non ha mai aderito, perché questo potrebbe portare a chiedere l’articolo V del trattato».
È altamente probabile che sarà cruciale la posizione degli Stati Uniti: gli USA sono l’attore principale dell’Alleanza e Washington rifiuta per il momento che la NATO conceda tali garanzie di sicurezza all’Ucraina, come ha spiegato un ministro, che ha però voluto rimanere anonimo.
In conferenza stampa, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha eluso la questione: ora la priorità degli Stati Uniti è rafforzare le capacità dell’Ucraina «in modo che quando l’aggressione sarà finita, gli ucraini saranno in grado di scoraggiare (attacchi) e, se necessario, difendersi».