Sondaggio MES: la riforma è da bocciare

I risultati del sondaggio di Money.it in merito al MES: per il 75% dei lettori la riforma è da bocciare, con l’ultima parola sul tema che ora spetterà al voto del Parlamento dopo l’infuocato dibattito di lunedì.

I risultati del sondaggio sul MES: riforma da bocciare per la grande maggioranza dei lettori di Money.it, mentre il Parlamento appare letteralmente spaccato in attesa del voto in Aula che dovrà decretare se l’Italia ratificherà o meno il nuovo accordo.

Sondaggio: sei favorevole alla riforma del MES?

  • - 19,8%
  • No - 74,9%
  • Non so - 5,3%

Una percentuale bulgara per il No che accompagna le feroci polemiche degli ultimi giorni, con tanto di velenosi scambi di accuse anche nel dibattito in Aula durante le comunicazioni fatte dal premier Giuseppe Conte prima alla Camera e poi al Senato.

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Alla fine il governo ha deciso di dare mandato al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di trattare con l’Europa una modifica al testo della riforma del MES, con il Parlamento che poi prenderà la sua decisione.

Autentico ago della bilancia sarà il Movimento 5 Stelle, visto che Lega e Fratelli d’Italia sono schierati per il No mentre il Partito Democratico e Italia Viva sono propensi ad approvare la riforma.

Con questo sondaggio, che ricordiamo non ha valore scientifico ma soltanto fortemente indicativo visto che non è stato realizzato a campione, Money.it ha voluto chiedere ai propri lettori il loro parere su una tematica come quella del MES che sta creando forti tensioni anche all’interno della stessa maggioranza.

Il sondaggio sul MES

Quasi in parallelo con il percorso alla Camera e al Senato della legge di Bilancio 2020, a dicembre il Parlamento sarà un aspro terreno di scontro anche sulla riforma del MES, che l’Aula sarà chiamata a breve ad approvare oppure bocciare.

Al centro di tutto c’è il Meccanismo Europeo di Stabilità, che è un organismo internazionale con sede in Lussemburgo nato nel luglio 2012 con il compito di aiutare i paesi dell’area Euro che si trovano in difficoltà economica.

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Grazie a una capacità operativa che può arrivare fino a 700 miliardi, 80 miliardi già versati e circa 620 miliardi richiamabili con l’Italia che finora ha contribuito versando 14 miliardi, il MES soccorre quei Paesi a rischio default con lo scopo così di non innescare una pericolosa reazione a catena che potrebbe mettere a rischio tutti gli Stati membri.

Da quando è stato istituito, quello che è stato anche ribattezzato il Fondo Salva-Stati ha finora soccorso Portogallo, Irlanda, Cipro e Grecia, che hanno usufruito dei prestiti del MES per stabilizzare la propria situazione.

Per poter avere questi prestiti i Paesi richiedenti devono però accettare dei ferrei vincoli, realizzando quelle riforme (spesso lacrime e sangue) che secondo l’organismo sono necessarie per sistemare le casse pubbliche.

Adesso però si vuole riformare il MES con la discussione che è iniziata nel 2018. Una modifica che può far piacere all’Italia è l’introduzione del Backstop, un fondo che serve ad aiutare le banche in difficoltà rendendole così più stabili.

La grande critica mossa alla riforma è quella che a un Paese richiedente l’intervento del MES potrà venire richiesto di ristrutturare il proprio debito. I Titoli di Stato in caso potrebbero di conseguenza valere di meno.

Perplessità ci sono anche riguardo ai criteri per poter accedere al fondo, visto che i parametri del deficit inferiore al 3% da almeno due anni e il rapporto debito/PIL sotto il 60% sarebbero difficili da poter essere raggiunti.

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Lo scorso giugno (quando ancora la Lega era al governo) secondo il centrodestra Giuseppe Conte avrebbe firmato in occasione dell’Eurosummit l’accordo senza rendere conto al Parlamento, motivo per cui Matteo Salvini ha minacciato di portare il premier in Tribunale.

Durante l’audizione, il ministro Roberto Gualtieri ha affermato che il testo non è stato firmato ma “c’è pochissimo margine”, mentre il premier Conte durante le sue comunicazioni in Aula ha specificato come le trattative fossero perfettamente note a tutti i membri dello scorso governo e anche al Parlamento, elencando con tanto di allegati tutti i dibattimenti tenuti sul tema.

La riforma comunque adesso sarà sottoposta all’attenzione dall’Eurozona, per passare poi al Consiglio Europeo prima di dover essere ratificata da ciascuno dei Parlamenti nazionali.

Con questo sondaggio Money.it ha voluto chiedere il parere ai propri lettori su un tema così delicato, che oltre a provocare una levata di scudi da parte dell’opposizione potrebbe anche spaccare la maggioranza giallorossa.

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