Una sola isola produce quasi tutta la seconda spezia più costosa al mondo

Ilena D’Errico

31 Maggio 2026 - 22:37

Quest’isola produce da sola quasi tutta la richiesta mondiale per la seconda spezia più cara di sempre e nessuno sembra in grado di minarne il monopolio.

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Il commercio mondiale non è stato più lo stesso da quando sono state scoperte le spezie e tuttora pochi Paesi sono costretti a sostenere ritmi produttivi assurdi per soddisfare l’immenso fabbisogno globale. Le spezie restano una materia prima preziosa per l’economia di molte nazioni, soprattutto quelle più difficili da reperire. È sicuramente il caso della vaniglia, la seconda spezia più costosa al mondo (dopo lo zafferano), proprio per via del lungo e laborioso processo di produzione, oltre che della limitata disponibilità della pianta da cui si ricava. E infatti quasi l’intero raccolto mondiale avviene in Madagascar, che detiene un primato inarrivabile rifornendo industrie alimentari, principalmente dolciarie ma non solo, e cosmetiche in ogni angolo del pianeta.

Una sola isola produce circa l’80% di tutta la vaniglia del mondo e, insolitamente, non per ragioni economiche. La logica vorrebbe che la maggior parte della vaniglia, una spezia di per sé abbastanza cara, venisse importata dai produttori più convenienti, tanto più se possono contare su grandi quantitativi di materia prima. In questo caso accade tutto il contrario, perché la vaniglia del Madagascar (detta anche vaniglia Bourbon o fragrans) è considerata la migliore del mondo per le sue proprietà e ha un processo produttivo decisamente elaborato, tant’è che è piuttosto cara, anche nel confronto con altre varianti in commercio. La sua qualità e la riconoscibilità, però, ne fanno un prodotto insostituibile per dolci e cosmetici, anche per via dell’ingente quantità richiesta.

Una sola isola produce quasi tutta la seconda spezia più costosa al mondo

Il Madagascar detiene l’80% del mercato mondiale della vaniglia, quella che l’isola stessa ha contribuito a far diventare la seconda spezia più costosa al mondo, subito dopo lo zafferano. Nel campo delle spezie la vaniglia ha sempre avuto un costo abbastanza cospicuo, anche se i prezzi finali dipendono dalle lavorazioni e dalla concentrazione della materia prima, ma è stato il calo produttivo dell’isola a farla salire di svariate posizioni nella classifica degli ultimi anni.

Come anticipato, il Madagascar produce quantità esorbitanti di vaniglia ed è senza dubbio il maggiore produttore del mondo, ma non è immune alle difficoltà, soprattutto se si tratta di calamità naturali. La stagione 2015/2016 aveva garantito circa 2.500 tonnellate di raccolto, scese a 1.800 tonnellate nella stagione 2016/2017 perlopiù a causa del ciclone Enawo, e ora sono in lenta risalita, colpite in seguito da ulteriori incidenti. Di conseguenza, anche il prezzo della vaniglia del Madagascar è salito esponenzialmente, in proporzione alla diminuzione della produttività. Un chilo di vaniglia Bourbon all’ingrosso costava circa 60 dollari nel 2014, ma nel 2018 ha toccato picchi di addirittura 600 dollari.

In quattro anni il costo della vaniglia è aumentato di cento volte, facendola diventare la seconda spezia più costosa del mondo. Al momento si è tornati intorno ai 120/180 dollari al chilo, ma è un valore ancora instabile. In ogni caso, il costo è piuttosto alto, soprattutto considerando che il primato dello zafferano è incomparabile. L’oro rosso oscilla tra i 3.000 e i 14.000 euro al chilo, per quanto in genere il costo di questa spezia sia considerato al grammo. La vaniglia del Madagascar continua comunque a dominare il mercato globale e infrangersi inevitabilmente sui prodotti in cui viene utilizzata.

Le industrie che usano la vaniglia per la produzione di alimenti e cosmetici oppure la rivendono devono scegliere se aumentare i prezzi o essere meno pretenziosi sulla qualità della spezia, tant’è che esiste un divario abissale tra le aziende comuni e i giganti del lusso. Per questi ultimi, tuttavia, il peso degli aumenti si fa sentire in modo più considerevole, con milioni di dollari aggiuntivi.

Il monopolio della vaniglia del Madagascar

Il Madagascar è in parte colpevole per i costi della vaniglia, ma non soltanto per il calo produttivo. Quest’isola detiene enormi piantagioni di una delle varietà di vaniglia più pregiate, con un tasso di vanillina compreso tra l’1,6% e il 2,4%, il più alto naturalmente esistente. La vanillina, con un profumo caratteristico che varia a seconda della pianta, è proprio ciò che contraddistingue il sapore e soprattutto il profumo della vaniglia. Proviene dai baccelli, che vengono sottoposti a un processo di fermentazione ancora attaccati alla pianta.

Prima di arrivare a ciò, però, gli agricoltori impollinano singolarmente e manualmente ogni fiore utilizzando un bastoncino di bambù. In caso contrario, i fiori muoiono e impediscono il raccolto. Bisogna essere svelti e accurati, anche perché per ogni pianta i fiori si aprono uno al giorno, soltanto per alcune ore dopo ben 3 anni di coltivazione. Per la maturazione dei baccelli bisogna invece attendere fino a 8 mesi, seguiti dalle lunghe fasi di asciugatura, fermentazione e invecchiamento necessarie a risaltare il tipico aroma dolce e floreale. Caratteristiche che mantengono la vaniglia del Madagascar molto richiesta e allo stesso tempo molto cara, tanto che minime variazioni sulla disponibilità possono riflettersi a catena sull’economia di tutto il mondo, proprio come accade per le materie prime più critiche.

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