Silvia Cecchini è la Ceo della Jimmy Tartufi, azienda umbra amatissima in Italia e all’estero, e protagonista dell’ultima puntata di un «Boss in incognito».
L’ultimo “Boss in incognito” di questa edizione, con la puntata finale del format in onda questo martedì 3 febbraio, è Silvia Cecchini. Ceo della Jimmy Tartufi, azienda perugina fondata dai genitori negli anni ‘80, si metterà in gioco come previsto dal programma. Sotto mentite spoglie affiancherà il personale nello svolgimento di varie mansioni, toccando con mano il lavoro all’interno dell’azienda a conduzione familiare. Al suo fianco, la conduttrice Elettra Lamborghini, che questa sera parteciperà attivamente con un travestimento, per imparare a cercare e cavare i tartufi nei boschi di Pietralunga.
Cecchini, che guida circa un centinaio di collaboratori, dovrà invece lavare e selezionare i tartufi, preparare alcuni prodotti e dedicarsi al packaging. I dipendenti della Jimmy Tartufi sono infatti convinti di partecipare a un programma chiamato Job Deal pensato per aiutare le persone a trovare un lavoro. Si spenderanno così per insegnare al meglio alla boss in incognito; chi meglio di loro visto che l’azienda processa oltre 10 tonnellate di tartufo al mese?
Silvia Cecchini ha preso le redini dell’azienda insieme al fratello Andrea dopo la morte del padre ed è certamente una figura essenziale per il suo sviluppo. Amministratore delegato ed export manager vede l’azienda di Pietralunga esportare i suoi prodotti in 95 Paesi, con l’obiettivo di garantire a tutti l’accesso a questa eccellenza ma soprattutto diventare “ambasciatori del Made in Italy”. Risultati che le garantiscono sicuramente una grande soddisfazione, visto il legame con il territorio e la conduzione familiare, ma anche considerevoli guadagni. Prima di vedere cosa pensano i dipendenti e come si sta all’interno della Jimmy Tartufi, vediamo qualcosa di più sulla sua leader.
Chi è la Ceo della Jimmy Tartufi
Silvia Cecchini non si è avvicinata subito all’impresa di famiglia, dedicandosi ad altre esperienze professionali con una formazione in lingue e Design. Il fratello Andrea, al contrario, è parte integrante e proattiva dell’azienda fin dalla giovanissima età, e ha intrapreso per primo la strada dell’estero attraverso le fiere. L’arrivo di Silvia, “tassello mancante” della famiglia Cecchini all’interno dell’azienda, ha consolidato i legami commerciali esistenti e ampliato la presenza della Jimmy Tartufi nel mondo.
Dalla morte del papà, Giovannino Cecchini detto “Jimmy”, ha cominciato a interessarsi sempre maggiormente dell’azienda, diventandone appunto Ceo. Grazie al contributo di ognuno, la Jimmy Tartufi è oggi un mix vincente sia in Italia che all’estero. Accanto al tartufo fresco, al cuore dell’azienda fin dalla sua fondazione, il tartufo secco e i prodotti derivati sono pronti per finire sulle tavole di cucine casalinghe e ristoranti.
Quanto guadagna Silvia Cecchini
Ovviamente, non possiamo sapere di preciso quanto guadagna Silvia Cecchini, ma possiamo farci un’idea abbastanza verosimile, almeno per quanto riguarda la conduzione dell’azienda familiare. Come anticipato, la Jimmy Tartufi è un’azienda particolarmente prospera. È proprio Silvia Cecchini (Ad) a guidarla insieme al fratello Andrea (PdA), ognuno socio al 50% con un capitale sociale di 5.000 euro. Negli ultimi anni, per giunta, la Jimmy Tartufi ha visto un notevole aumento del fatturato, a dimostrazione della strategia vincente dei fratelli.
Un’unione tra tradizione e innovazione che punta molto sull’estero per celebrare la materia prima umbra, e sembra funzionare. I ricavi operativi sono aumentati considerevolmente in tutti gli ultimi bilanci, arrivando da circa 11 milioni di euro nel 2020 a quasi 27 milioni nel 2024. Al momento, l’azienda vanta un fatturato annuo intorno ai 30 milioni di euro e una spiccata capacità produttiva che continua ad aumentare, anche sotto l’impulso di Silvia, che dal suo ingresso cura i rapporti commerciali.
Nel 2021, peraltro, l’azienda è stata insignita dell’Alta Onorificenza di Bilancio del Premio Industria Felix, che ha valutato decine di imprese italiane per competitività, affidabilità finanziaria e sostenibilità. Da allora il successo dell’azienda umbra non ha fatto che crescere, per quanto non immune all’aumento dei costi, rappresentando oggi un esempio solido dell’antichissima storia gastronomica del Belpaese.
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