La produzione di petrolio e gas naturale, sebbene a lungo redditizia, è destinata a subire una fase di declino inevitabile.
Negli Stati Uniti, prima dell’avvento dello shale oil, la produzione di petrolio era in calo costante da decenni e quella di gas naturale era ormai stabile.
A partire dal 2006, la produzione di gas naturale negli Stati Uniti ha registrato una crescita straordinaria, aumentando del 94%, e nel 2009 anche la produzione di petrolio ha cominciato a salire, crescendo complessivamente del 170%. Questa rivoluzione energetica è stata resa possibile grazie alle nuove tecniche di fratturazione idraulica e perforazione orizzontale, che hanno permesso di sfruttare i giacimenti di shale (scisto) in modo redditizio.
Nonostante i risultati straordinari, da tempo gli esperti si interrogano sulla durata effettiva di questa fonte di gas e petrolio. Secondo i dati più recenti forniti dalla Energy Information Administration (EIA), la produzione di gas shale, che costituisce il 79% dell’intera produzione di gas naturale secco negli Stati Uniti, ha mostrato un leggero calo nei primi nove mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se questa tendenza continuerà, il 2024 potrebbe segnare la prima riduzione registrata nella produzione di gas shale statunitense dall’inizio delle rilevazioni EIA nel 2000.
Nei primi nove mesi del 2024, la produzione totale di gas shale negli Stati Uniti è scesa dell’1%, fermandosi a 81,2 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/d). Allo stesso tempo, altre fonti di gas secco sono cresciute del 6%, portando la produzione complessiva a 103,3 Bcf/d. Le maggiori perdite si sono registrate nei giacimenti di Haynesville e Utica, dove la produzione è calata rispettivamente del 12% e del 10%. Solo il bacino Permiano ha mostrato una crescita, con un aumento del 10%.
Uno dei fattori chiave dietro il rallentamento della produzione è la caduta dei prezzi del gas naturale, che nel 2024 hanno toccato minimi record. In particolare, nelle aree come Haynesville, la riduzione della redditività ha spinto molti operatori a chiudere pozzi meno produttivi. Di conseguenza, il numero di impianti di perforazione attivi nei giacimenti di Haynesville, Utica e Marcellus è sceso drasticamente dalla fine del 2022.
A settembre 2024, nel giacimento di Haynesville erano operativi solo 33 impianti di perforazione, un calo del 53% rispetto a gennaio 2023, mentre Utica e Marcellus hanno registrato una riduzione rispettivamente superiore al 50% e al 36%. Questi dati indicano come la riduzione dei prezzi abbia influito pesantemente sulle decisioni operative e sulle strategie degli operatori.
I costi di perforazione elevati in giacimenti come Haynesville e Utica, uniti a una domanda ridotta, hanno ulteriormente limitato la produzione. A settembre 2024, la produzione di Haynesville si è attestata a 13,0 Bcf/d, segnando una diminuzione del 14% rispetto al picco raggiunto nel 2023. Il prezzo di riferimento del gas naturale negli Stati Uniti (Henry Hub) è stato in media di soli 2,10 dollari per milione di unità termiche britanniche (MMBtu) nel 2024, un calo del 79% rispetto al picco del 2022, che, adeguato all’inflazione, aveva raggiunto 9,39 dollari per MMBtu.
Secondo l’ultima “Short-Term Energy Outlook” dell’EIA, la produzione di gas naturale secco statunitense nel 2024 dovrebbe mantenersi su una media di 103,5 Bcf/d, leggermente inferiore rispetto al 2023. Per il 2025, l’EIA prevede un lieve rimbalzo con una produzione attesa a 104,6 Bcf/d.
Il calo della produzione di shale rappresenta un segnale importante per il futuro del settore energetico negli Stati Uniti. La sostenibilità del boom dello shale dipende da molteplici fattori, tra cui l’evoluzione dei prezzi del gas, l’andamento della domanda e l’impatto di eventuali regolamentazioni ambientali. La crescita futura della produzione potrebbe richiedere un nuovo equilibrio tra i costi di produzione e i prezzi di mercato.