L’Unione Europea ha individuato 47 progetti strategici per rilanciare il settore dei metalli critici e ridurre la dipendenza dalle importazioni, in particolare dalla Cina.
Questi progetti, distribuiti in 13 Stati membri, coprono l’intera catena di approvvigionamento, dalla estrazione al riciclo, e sono destinati ad accelerare il percorso verso l’autosufficienza per materiali chiave come litio, cobalto, nichel e grafite.
Il piano mira a soddisfare pienamente gli obiettivi di produzione interna per il 2030, con il progetto METLEN in Grecia che garantirà l’autosufficienza di gallio entro il 2028. Tuttavia, mentre si guarda al futuro, l’industria metallurgica tradizionale in Europa affronta una crisi senza precedenti.
La produzione siderurgica dell’UE è scesa da 160 milioni di tonnellate nel 2017 a 126 milioni nel 2023, con un tasso di utilizzo della capacità pari al 65%, considerato insostenibile. L’industria dell’alluminio ha perso gran parte della sua capacità produttiva primaria e circa la metà degli impianti rimanenti è ferma dal 2021. La Commissione Europea identifica i costi energetici elevati come il principale ostacolo, aggravato dalla crisi post-invasione russa in Ucraina. Sebbene i prezzi siano calati, rimangono superiori ai livelli storici e rispetto a quelli statunitensi. Tra le soluzioni proposte vi sono contratti di fornitura energetica a lungo termine, maggiore efficienza della rete e semplificazione delle autorizzazioni per le energie rinnovabili. Nel breve termine, gli Stati membri sono invitati a sfruttare al massimo le deroghe sugli aiuti di Stato per alleviare il peso sui settori ad alta intensità energetica.
Le tensioni commerciali aggravano la situazione, con l’UE che si trova a dover rispondere alla deviazione di metalli verso l’Europa a seguito delle tariffe statunitensi su alluminio e acciaio. Si prevede l’introduzione di quote di importazione più severe e una possibile regola «melted and poured» per identificare il produttore originale del metallo. La Commissione sta accelerando l’introduzione di restrizioni sulle importazioni di alluminio e raccogliendo prove per eventuali misure di salvaguardia. Nel frattempo, il settore del riciclo è sotto pressione a causa delle esportazioni di rottami verso gli Stati Uniti, dove il materiale viene trasformato e rivenduto con un premio tariffario. Le esportazioni di rottami di alluminio dell’UE hanno raggiunto 1,3 milioni di tonnellate nel 2023 e sono destinate a crescere ulteriormente. La Commissione prevede di proporre misure commerciali per trattenere più materiali riciclabili nell’UE, potenzialmente imponendo restrizioni ai paesi che applicano tariffe sui metalli o bloccano le esportazioni di rottami.
L’UE si trova quindi in una corsa contro il tempo per proteggere le industrie esistenti mentre investe nei metalli del futuro. Tuttavia, a differenza degli Stati Uniti, manca di poteri presidenziali che possano garantire interventi rapidi. La combinazione di progetti strategici e il piano d’azione per i metalli dimostra una maggiore consapevolezza della necessità di agire, ma il settore chiede risposte concrete.
L’Europa si gioca il suo futuro industriale in un contesto globale sempre più frammentato e protezionista, con la necessità urgente di conciliare ambizioni di autosufficienza con la salvaguardia dell’industria metallurgica esistente.
Le tariffe statunitensi stanno distorcendo il mercato, costringendo l’UE a riconsiderare le proprie politiche commerciali e industriali.
L’iniziativa per i metalli critici è in parte una risposta alla crescente pressione geopolitica e alla dipendenza da fornitori esterni, in particolare la Cina, che continua a dominare il mercato globale delle terre rare e dei metalli strategici. Il problema non è solo economico, ma anche di sicurezza: avere un accesso garantito a materiali fondamentali per la transizione energetica e la digitalizzazione è essenziale per l’autonomia strategica europea.
L’industria metallurgica tradizionale, intanto, rischia di scomparire sotto il peso di costi insostenibili e della concorrenza internazionale. I governi nazionali e la Commissione dovranno decidere rapidamente se sostenere direttamente le aziende con aiuti economici o lasciare che il mercato faccia il suo corso. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Europa riuscirà a trovare un equilibrio tra protezione e innovazione.