Meloni accelera sul ritorno al nucleare con legge delega entro l’estate. Tu sei favorevole? Di’ la tua nel sondaggio di Money.it.
Durante l’assemblea di Confindustria 2026, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato il tema del ritorno del nucleare in Italia.
Il riferimento riapre un dibattito chiuso da decenni e rimette al centro una scelta energetica con implicazioni industriali, economiche e strategiche. Dopo l’abbandono della produzione nucleare in seguito ai referendum del 1987 e del 2011, il Paese ha progressivamente aumentato la dipendenza dalle importazioni di energia e dalle fonti fossili, con effetti sui costi e sulla competitività del sistema produttivo.
Il governo ha rilanciato l’ipotesi di una ripresa della produzione nucleare nazionale, puntando sulle tecnologie di nuova generazione come i piccoli reattori modulari (SMR). L’obiettivo dichiarato è quello di integrare una fonte a basse emissioni capace di garantire continuità di approvvigionamento energetico e riduzione della volatilità dei prezzi.
Nel suo intervento, la premier ha infatti affermato:
“Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative, con mini reattori modulari, sicuri, puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza, ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate sarà approvata la legge delega, e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario. Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata, e non ho dubbi che può rappresentare una svolta per la nostra competitività”.
Tu saresti favorevole al ritorno al nucleare in Italia? Di’ la tua rispondendo al sondaggio di Money.it!
Il presente sondaggio ha finalità esclusivamente informative e di coinvolgimento dei lettori. I risultati non hanno valore statistico o scientifico, in quanto il campione dei partecipanti non è controllato né selezionato secondo criteri metodologici rappresentativi della popolazione.
Cosa prevede il piano del governo sul nucleare?
Il percorso indicato dal governo passa attraverso l’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile, che dovrebbe definire il quadro normativo necessario per reintrodurre la produzione di energia nucleare in Italia. Successivamente, saranno necessari i decreti attuativi e l’individuazione delle regole tecniche, ambientali e di sicurezza per l’eventuale realizzazione degli impianti.
La strategia illustrata da Giorgia Meloni punta soprattutto sugli SMR, i piccoli reattori modulari di nuova generazione. Si tratta di impianti con dimensioni e capacità produttiva inferiori rispetto alle centrali tradizionali, progettati per essere costruiti in moduli standardizzati e installati progressivamente nei territori interessati.
Secondo il governo e Confindustria, questa tecnologia potrebbe contribuire a ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, aumentare l’autonomia energetica del Paese e garantire una produzione continua di elettricità a basse emissioni.
Le posizioni favorevoli e contrarie
Tra i principali sostenitori del ritorno al nucleare c’è il mondo industriale. Durante l’assemblea annuale di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha definito il prezzo dell’energia una “minaccia esistenziale” per le imprese italiane. Ha inoltre affermato che il nucleare potrebbe rappresentare una leva strategica per recuperare competitività.
Secondo i favorevoli, il nucleare consentirebbe all’Italia di ridurre la dipendenza energetica dall’estero e di affiancare le energie rinnovabili con una fonte stabile e programmabile, particolarmente utile nei momenti in cui produzione eolica e fotovoltaica non sono sufficienti.
Invece, tra le principali criticità evidenziate dagli oppositori ci sono i costi di costruzione degli impianti, la gestione delle scorie nucleari, i tempi necessari per rendere operative le centrali e le questioni legate alla sicurezza e alla localizzazione in un territorio esposto anche a rischio sismico e idrogeologico.
Resta inoltre centrale il tema del consenso pubblico, considerando che in Italia il nucleare è stato abbandonato in seguito ai referendum popolari del 1987 e del 2011.
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