Anche questo Paese batte l’Italia. Sta per tornare al nucleare

Ilena D’Errico

29 Marzo 2026 - 00:30

L’Italia valuta ancora da lontano l’energia nucleare, mentre questo Paese europeo sembra sicuro sui prossimi passi.

Anche questo Paese batte l’Italia. Sta per tornare al nucleare

In Italia il nucleare è un argomento assai spinoso, molto più di altri Paesi europei. Paragonare il Belpaese a Stati come la Francia, che dell’energia nucleare hanno fatto un baluardo, ma anche prendendo in considerazione situazioni simili la discrepanza è evidente. Soltanto ora il nostro Paese ha aderito alla Dichiarazione per triplicare l’energia nucleare entro il 2050, non potendo attivarsi per tempo a causa del sostanziale vuoto normativo, mentre i timidi tentativi di sviluppo restano frenati a causa degli accesi dibattiti.

Tanto l’opinione pubblica quanto gli esperti sono divisi sullo sviluppo dell’energia nucleare, intanto la Grecia compie un passo più coraggioso. Il dibattito sulla produzione interna di energia nucleare è stato aperto con chiarezza dal governo di Atene, che pur lasciando l’opportuno spazio all’opinione pubblica ha dimostrato di avere una strategia chiara.

La Grecia batte l’Italia sul ritorno al nucleare

La possibilità di iniziare a produrre energia nucleare in Grecia non proviene da una strategia casuale economica, ma viene proposta come una risposta concreta e puntuale a un bisogno urgente. Il nucleare consentirebbe ad Atene di superare le sfide di sicurezza energetica e ambientali, entrambi temi più che attuali nell’epoca odierna. Il momento è propizio per cavalcare quest’onda, anche se chiaramente non si può pensare di arrivare a sopperire al fabbisogno energetico del Paese dall’oggi al domani, da qualche parte si deve pur iniziare. E la Grecia lo fa riaccendendo l’attenzione sulla tecnologia, con il progresso che può permettere la costruzione di centrali nucleari sicure anche in un Paese ad alto rischio sismico. Kyriakos Mitsotakis, primo ministro greco ed ex banchiere, si è esposto senza timori al suo governo e ai cittadini:

È giunto il momento che il mio Paese esplori l’energia nucleare e in particolare i piccoli reattori modulari, che possono avere un ruolo importante nel sistema energetico greco.

Queste le parole di Mitsotakis sul tema, mentre guarda direttamente al cuore dei problemi nazionali. La Grecia è di fatto particolarmente zoppicante dal punto di vista energetico, dipendente quasi completamente dalle costose importazioni. Ad oggi circa l’80% dell’energia utilizzata nel Paese, nel dettaglio sotto forma di gas e petrolio, viene acquistata da altri Stati. Le continue minacce alle risorse energetiche, i picchi dei prezzi e la rottura degli equilibri internazionali diventano così attacchi debilitanti alla stabilità della Grecia. Difficoltà che oggi accomunano molti Paesi europei, ma che pungono Atene proprio nel suo periodo di ripresa, mentre sta affrontando la fase produttiva più elevata dell’ultimo decennio. L’industria greca ha aumentato la produttività a un ritmo serrato, crescendo del 12% soltanto negli ultimi 2 anni.

Così, l’aumento dei costi per l’energia rischia di stroncare l’economia greca molto più di altre in Europa, anche perché i prezzi ateniesi sono tra i più alti. In questo contesto l’energia nucleare si pone come risorsa provvidenziale, proponendo il raggiungimento dell’autosufficienza energetica con un sistema più stabile delle alternative eolica e solare, per quanto complementari. Stanno dunque proseguendo gli studi per valutare fattibilità, rischi e vantaggi del nucleare in Grecia, con l’appoggio di numerosi esperti.

George Laskaris, fisico nucleare e presidente del Deon Policy, ha condotto uno studio proprio sui piccoli reattori nucleari su cui punta il premier. L’esperto considera l’energia nucleare come uno strumento fondamentale per rallentare il cambiamento climatico e invertire il processo di inquinamento che la produzione energetica globale sta portando, ma anche come un pilastro nella sicurezza economica del Paese e delle persone che lo abitano. Nel complesso, il nucleare sarebbe molto di più per la Grecia, che ha potenzialità enormi per consolidare il suo ruolo soprattutto nelle tecnologie marine pulite. Roma, al contrario, fa passi molto più miti e si avvicina al nucleare soltanto nell’ambito dei programmi internazionali, pur essendo l’opinione pubblica prevenuta tanto quanto quella ateniese.

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