Se usi la VPN la colpa è del sito web. La nuova legge che fa discutere

Ilena D’Errico

4 Maggio 2026 - 18:38

Questo Stato ha scelto di dare la colpa ai siti web per gli utenti che usano le VPN, una legge dalle finalità comprensibili ma impossibile da attuare, sollevando enormi discussioni.

Se usi la VPN la colpa è del sito web. La nuova legge che fa discutere

Negli ultimi anni i servizi VPN stanno spopolando tra gli utenti, da strumenti di nicchia riservati a casi particolari e addetti ai lavori sono diventati mezzi alla portata di tutti coloro che utilizzano internet, per le più disparate necessità. Le VPN, dall’acronimo inglese che sta per reti virtuali private, sono in effetti molto utili per la protezione del traffico ma consentono anche di aggirare le regole grazie all’oscuramento dell’identità. Per questo motivo, uno Stato ha deciso di dare la colpa ai siti web che non ne impediscono l’uso, sollevando un’accesa discussione.

La colpa è dei siti web se gli utenti usano le VPN

La rete privata consente agli utenti di salvaguardare i propri dati personali e non condividerli in maniera incontrollata con i gestori dei siti web, ma così facendo permette anche di ostacolare alcuni controlli, come l’età e la posizione geografica. Non è un problema di poco conto, perché a fronte di questioni tutto sommato trascurabili ci sono anche situazioni serie e delicate, in cui la verifica dei requisiti dei visitatori di un sito web è fondamentale.

L’uso della Vpn per cambiare in modo fittizio la posizione geografica da cui si naviga, come è ormai prassi comune nell’uso dei servizi di streaming, assume tutt’altra gravità se impedisce a un sito sul gioco d’azzardo di respingere gli utenti minorenni. In Italia il problema è nei fatti marginale, perché a dispetto di tutti i tentativi e i percorsi tracciati non esistono ancora veri e propri controlli sull’età o su altri parametri. Non è però così in altre parti del mondo, tant’è che diversi Paesi hanno cominciato a proporre soluzioni particolari e controverse per tenere sotto controllo il fenomeno.

Lo Utah, in particolare, ha deciso di attribuire enormi responsabilità ai siti web, con tanto di multe salate. Una nuova legge che fa discutere tutti, visto che i siti web hanno scarso potere sul punto e dovrebbero quindi vietare indiscriminatamente l’uso delle Vpn. Queste ultime, tuttavia, non sono illegali a priori. L’uso delle Vpn è legittimo e anzi preferibile alla luce dei molteplici pericoli informatici, anche se ovviamente diventa illegale quando lo scopo è vietato dalla legge, come la pirateria, gli attacchi informatici, le frodi e altri reati.

Basti sapere che al momento pochissimi Stati vietano in assoluto delle VPN, perché intenzionati a impedire anche la privacy e l’anonimato. Si tratta di Paesi come la Russia, la Cina e l’Iran, dove le VPN sono illegali o comunque fortemente limitate per ragioni legate alla censura. Impedire, anche solo fattualmente, l’uso delle VPN a tutti gli utenti sarebbe quindi un’interferenza ingiustificata, anche perché questi servizi sono importanti anche per la sicurezza sul web.

La nuova legge dello Utah fa discutere

La nuova legge firmata dal governatore dello Utah Spencer Cox, insieme a nuove regole per l’età degli utenti di alcuni siti web, ha imposto un onere a dir poco gravoso a carico dei gestori dei siti. Questi ultimi dovranno infatti rispondere dell’eventuale uso degli utenti di VPN per mascherare la propria età e aggirare i limiti previsti dalla legge. Sostanzialmente, viene data la colpa ai siti web per l’uso di VPN in violazione alla legge sull’età, ma è a dir poco una responsabilità assurda.

I normali siti web non hanno proprio i mezzi per aggirare l’uso delle VPN da parte degli utenti e anche laddove potessero provare degli strumenti, complessi, limitati e costosi, dovrebbero inevitabilmente compromettere la sicurezza di soggetti fragili e meritevoli di protezione: giornalisti, dissidenti politici, protestanti dei regimi autoritari, vittime di abusi e così via.

Bisogna inoltre considerare che anche un eventuale divieto all’uso delle VPN sarebbe estremamente complicato da mettere in atto, visto che gli indirizzi IP da porre sotto l’attenzione sono troppi e sempre mutevoli. Insomma, fatta eccezione per il divieto di promuovere l’uso delle VPN per aggirare i limiti sull’età, ai provider viene imposto un obbligo eccessivamente oneroso al limite delle possibilità.

Nonostante ciò, simili iniziative sono in fase di progettazione anche in altri Paesi, come il Regno Unito. Non è di fatto in discussione la diffusione del problema e nemmeno la sua importanza, ma i metodi finora tentati sembrano a dir poco fallimentari.

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