Se usi troppo lo smartphone hai più rughe e brufoli, secondo la scienza

Emanuele Di Baldo

2 Aprile 2026 - 00:15

Dall’acne su volto e collo a rughe dovute alla posizione ricurva, senza dimenticare l’impatto per gli occhi: ecco perché le (malsane) abitudini stanno favorendo un nuovo business medico

Se usi troppo lo smartphone hai più rughe e brufoli, secondo la scienza

Lo smartphone è il nostro mondo, contiene tutto ciò che siamo online (e non solo). Ci affidiamo ad esso per telefonare, per rimanere in contatto con il mondo, per interagire con il mondo. Ma anche per intrattenerci, per lavorare e, perché no, per perdere tempo. Tanto tempo che potremmo spendere per non diventare tutt’uno con uno schermo ma, magari, per staccare la spina e anche prendersi cura di sé. Sì, perché stare al telefono, anche senza far niente, è pericoloso.

E non sono luoghi comuni ma veri e propri casi studio scientifici, monitorati dalla medicina e, in qualche modo, forieri di nuovi business della salute: quelli nati per lenire danni, lesioni e malesseri dovuti all’uso prolungato dei cellulari. Dai brufoli da contatto alle rughe sul collo, sono tanti i disturbi comprovati di abitudini malsane legate agli smartphone. E sono proprio i giovani quelli più esposti - e i più preoccupati.

Collo da smartphone (tech neck), acne e rughe precoci: tutti i disturbi riconosciuti dalla scienza

Partiamo dalla causa di tutto. L’uso prolungato dello smartphone, oggi stimato in media intorno alle 5-6 ore al giorno secondo i report più recenti, è associato a una serie crescente di disturbi fisici e dermatologici sempre più documentati dalla comunità scientifica. Tra i più citati c’è il cosiddetto tech neck, letteralmente “collo tecnologico”, forse il segnale più evidente: si tratta di linee orizzontali e perdita di elasticità cutanea causate dalla postura ricurva mantenuta per ore davanti allo schermo. Secondo gli esperti, inclinare la testa anche solo di 45 gradi aumenta in modo significativo il carico sulla colonna cervicale, favorendo non solo dolore e tensioni muscolari, ma anche un cedimento progressivo dei tessuti del collo, che risultano più sottili e vulnerabili rispetto ad altre aree del corpo.

Accanto alle rughe, cresce anche un altro fenomeno sempre più diffuso: l’acne da smartphone. Studi pubblicati sull’International Journal of Community Medicine and Public Health indicano che fino al 70% degli smartphone ospita batteri, tra cui lo Staphylococcus aureus, direttamente collegato a infezioni cutanee. Quando il dispositivo entra in contatto con il viso, soprattutto per telefonate prolungate, si crea un mix perfetto di calore, attrito, sudore e contaminazione batterica che favorisce irritazioni e infiammazioni. Non a caso, dermatologi di diversi ospedali europei hanno osservato come le lesioni compaiano spesso sempre sullo stesso lato del viso, quello in cui si appoggia il telefono.

Ma il problema non si limita al contatto diretto. La luce blu emessa dagli schermi, secondo ricerche dell’Università di Harvard e studi pubblicati sul Journal of Investigative Dermatology, può alterare la crescita dei microrganismi cutanei e contribuire alla formazione di radicali liberi, accelerando la degradazione di collagene ed elastina. Il risultato? Pelle più spenta, meno elastica e più soggetta a rughe precoci.

A peggiorare il quadro interviene lo stile di vita digitale. L’uso intensivo dello smartphone incide sul sonno, riducendo la produzione di melatonina e compromettendo i processi di rigenerazione cellulare. Dormire meno significa più infiammazione, minore capacità di recupero della pelle e maggiore predisposizione all’acne. A ciò si aggiungono stress, ansia e fenomeni come la FOMO (dipendenza), che contribuiscono indirettamente a peggiorare le condizioni dermatologiche.

Chi è più esposto? Soprattutto i giovani, nativi digitali che utilizzano lo smartphone in modo continuo e ravvicinato. In questa fascia, oltre alla maggiore esposizione, pesa anche una crescente attenzione all’estetica, che rende questi segnali ancora più allarmanti. La scienza, però, è chiara: non è lo smartphone in sé il problema, ma il modo in cui lo utilizziamo ogni giorno.

Beauty, cosmesi e tutti quei settori che potrebbero puntare sul nuovo business

Dove nasce un problema diffuso, si sviluppa inevitabilmente anche un mercato pronto a intercettarlo. Ed è proprio qui che entra in gioco il boom del cosiddetto techno aging, l’invecchiamento precoce legato all’uso intensivo dei dispositivi digitali. La paura di rughe anticipate, acne persistente e perdita di tonicità sta alimentando un nuovo segmento della cosmetica e della medicina estetica, sempre più specializzato.

Al centro di questo nuovo business troviamo ingredienti già noti, ma oggi riposizionati con una narrazione mirata. L’acido ialuronico, ad esempio, è diventato uno dei protagonisti assoluti: grazie alla sua capacità di trattenere acqua e migliorare l’idratazione cutanea, aiuta a rimpolpare la pelle e a ridurre visibilmente le linee sottili, soprattutto in zone delicate come collo e décolleté. Accanto ad esso, il retinolo continua a essere uno degli attivi più utilizzati per la sua azione rigenerante, capace di stimolare il turnover cellulare e levigare la superficie cutanea.

Non meno importanti sono collagene, peptidi e ceramidi, fondamentali per rafforzare la barriera cutanea e migliorare l’elasticità, mentre la vitamina C e la vitamina E agiscono come potenti antiossidanti, contrastando i danni dei radicali liberi generati anche dall’esposizione alla luce blu. Il coenzima Q10 e gli acidi AHA completano il quadro, favorendo rispettivamente la protezione cellulare e il rinnovamento della pelle. In parole povere, tutte sostanze che possono essere incentivare l’uso di nuovi integratori, nuovi medicinali, nuove terapie.

Parallelamente ai prodotti topici, si sta affermando una nuova generazione di dispositivi beauty: maschere LED, trattamenti a radiofrequenza e tecnologie laser pensate per stimolare la produzione di collagene e migliorare la tonicità cutanea. Non mancano soluzioni più “domestiche”, come rulli massaggianti, maschere in silicone e perfino collari a luce rossa, già proposti come strumenti anti-tech neck.

Il dato interessante è che questo mercato non cresce solo per necessità clinica, ma anche per una componente emotiva: la paura di invecchiare prima del tempo. Come sottolineato dagli stessi scienziati di settore, l’industria beauty sta trasformando un’abitudine quotidiana, l’uso dello smartphone, in un nuovo driver di consumo. Influencer, brand e cliniche estetiche alimentano un ecosistema in cui la soluzione è sempre a portata di click.

Eppure, dietro questa corsa ai rimedi, resta una verità semplice ma spesso ignorata: la prevenzione passa prima di tutto dalle abitudini. Ridurre il tempo di esposizione, migliorare la postura, mantenere la giusta distanza dallo schermo e prendersi cura della pelle con costanza sono strategie che nessun prodotto potrà mai sostituire completamente. Perché, in fondo, il vero lusso oggi non è solo avere una pelle perfetta, ma imparare a proteggersi da ciò che usiamo ogni giorno.

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