La pioggia di vendite che ha colpito la scorsa settimana i titoli obbligazionari ha tolto serenità a molti investitori del comparto. Quando i rendimenti salgono c’è che i corsi dei titoli sul mercato secondario scendono, aprendo a possibili perdite in conto capitale. Spieghiamolo meglio.
Chi ad esempio 20 giorni fa ha sottoscritto il BTP Più a 100, alla pari, oggi si ritrova una cifra in rosso sul dossier titoli. Il prezzo del bond è infatti scivolato sul MOT sotto cento, a 99,30 (prezzo di chiusura di mercoledì 12/03) aprendo a una potenziale perdita del –0,7%. Già, perché fino a quando non si liquida effettivamente l’obbligazione allora quella perdita è solo teorica.
A scadenza, o al termine dei primi 4 anni se possibile, l’emittente lo rimborserà a 100 di nominale. Infine, nulla toglie di riuscire a liquidarlo nel prossimo futuro a 101 o a 102, per esempio.
Tuttavia, col senno del poi alcuni investitori si son chiesti: ma se salgono i rendimenti meglio titoli a tassi fissi e crescenti o a interessi fissi e decrescenti?
La struttura step-up e la struttura step-down
Sui bond, sovereign o corporate che siano, gli interessi nominali annui nella maggior parte dei casi sono fissi e costanti dal principio alla fine. Ad esempio il 3% su un titolo quinquennale vuol dire che l’emittente riconosce quel tasso lordo per ogni anno, dal 1° al 5°. Poi può decidere di pagarlo ogni 3, 6 o 12 mesi a seconda dei casi. Sul resto del reddito fisso, tipo buoni e conto deposito, il payout arriva tutto alla fine, a scadenza, o in corso d’opera secondo la periodicità più gradita al debitore.
I bond a tasso variabile sono in genere quelli agganciati al costo della vita, nel caso dei sovrani, o ad alcuni Indici particolari nel caso dei corporate bond.
Poi ci sono le strutture miste, come la Fixed to Floater per esempio, e quelle del tipo step-up e step-down, anch’esse aventi una certa diffusione. Nel 1° caso gli interessi sono fissi e crescenti con il passare del tempo, meglio, con il passaggio da uno step (una finestra temporale) alla successiva.
Funzionano così i BTP Valore, il BTP Più, i BTP Futura e i buoni fruttiferi postali a medio e lungo termine. L’emittente gradua in crescendo il payout nell’intento di far restare fino al termine chi ha sottoscritto un suo prodotto e indurlo quindi a non rivenderlo anzitempo.
Le strutture step-down (diffuse tra gli emittenti corporate) funzionano esattamente al contrario, cioè partono forti e “si perdono” strada facendo. Qui l’intento primo del debitore è quello di far accorre in tanti, in principio, all’acquisto dei suoi prodotti.
I prodotti del reddito fisso con tassi fissi e crescenti
Per evitare di imbattersi in prodotti che diano origine a potenziali perdite in conto capitale nel periodo di maturazione, quali strutture dei rendimenti sarebbe meglio sottoscrivere? Non esiste risposta assoluta tipo “questo sì e quello no”, ma maggiori o minori convenienze tra un bond e un altro a seconda del peso di più parametri. Nella valutazione contano tanto la durata complessiva e residua dell’obbligazione, l’entità effettiva dei tassi offerti, lo step in corso di maturazione. Spieghiamolo meglio.
Le strutture step-up danno il meglio di esse nella parte finale della loro vita utile e quindi è lì che sono più convenienti. In principio i tassi offerti sono bassi e quindi in teoria meno convenienti. Nella realtà, infatti, conta tanto la durata complessiva del bond e il livello dei tassi nominali annui.
Ad esempio le 4 serie dei BTP Futura hanno tutti lunghe durate e tassi molto bassi (in rapporto all’attuale contesto di mercato) sia in principio che a metà vita e nella parte finale. Non a caso è da anni che viaggiano stabilmente sotto cento (e neanche di poco) e forse 100 lo rivedranno di nuovo a scadenza o giusto poco prima.
Anche il BTP Valore 2028 è del tipo step-up, ma ha una vita utile di soli 5 anni e due ricche serie dei tassi. Il bond paga il 4,10% per il 1°, 2° e 3° anno e al 4,50% per il 4° e 5° anno, per cui il bond ha conosciuto solo il sopra cento almeno fino ad oggi.
Se salgono i rendimenti meglio titoli a tassi fissi e crescenti o a interessi fissi e decrescenti?
Per gli step-down i discorsi s’invertono, giacché rendono tanto in principio mentre aprono grossi punti interrogativi sul medio-lungo termine. Per cui inizialmente i loro corsi di mercato navigano in genere intorno alla parità o sopra cento, proprio grazie alla ricca cedola di partenza. Per gli step-down in valuta estera, invece, vanno fatte anche le dovute valutazioni sul cross €/moneta estera.
Gli emittenti giustificano il ricorso a tali strutture dei rendimenti con il futuro, progressivo rientro dei tassi ufficiali di riferimento, e quindi dell’inflazione. E se così non fosse e fossero, invece, le loro delle aspettativa troppo ottimistiche?
Anzi, aspettative per aspettative c’è da dire che la settimana scorsa il mercato ha venduto bond a piene mani proprio per lo spauracchio di nuovi, futuri, enormi debiti sovrani. E quindi di possibili nuove fiammate inflazionistiche con le Banche Centrali costrette a rialzare i tassi. Almeno qualcosa non torna.
Saper leggere il medio termine dei mercati finanziari
Ad ogni modo, per i bond con simili strutture conta tantissimo la capacità di leggere il medio termine. Laddove tra X anni le cose dovessero mettersi male nel senso di un futuro, deciso e duraturo rialzo dei rendimenti, essi potrebbero fare la fine dei BTP Futura.
Ossia corsi stabilmente sotto cento, anche perché gli step successivi avranno cedole inferiori, oltre che tassate al 26% e non al 12,5% come per i bond sovrani.
In definitiva, il mercato è ricco di occasioni e di opportunità di guadagno sia da un tempo a un altro sia tra un prodotto e un suo diretto concorrente. L’importante, come sempre, è informarsi adeguatamente in tutto e per tutto prima per non doversi mai pentire poi.