Scuola dell’infanzia: l’ultimo anno diventa obbligatorio? Le motivazioni del Sì e del No

Simone Micocci

9 Agosto 2017 - 14:34

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Riforma della scuola: c’è bisogno davvero di rendere obbligatorio il III° anno della materna? Ecco perché si tratta di una proposta di difficile realizzazione.

Da anni si parla di rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, ma alla fine qualsiasi progetto di questo tipo è rimasto nel dimenticatoio.

Tuttavia, adesso che il Ministero dell’Istruzione ha firmato il decreto che dà avvio alla fase sperimentale dei Licei brevi - dove gli studenti prenderanno il diploma a 18 anni - l’idea di portare da 6 a 5 l’età di inizio dell’obbligo scolastico è tornata nuovamente in auge.

Ad oggi il MIUR stabilisce che è obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni, quindi da quando l’allievo ha 6 anni fino al compimento dei 16 anni. Uno studente quindi è obbligato ad andare a scuola almeno fino al II° superiore, a meno che non sia stato bocciato qualche anno.

C’è però un fronte di insegnanti che vorrebbe l’introduzione dell’obbligo scolastico già dal terzo anno della scuola d’infanzia, abbassando la soglia da 6 ai 5 anni. Una proposta di questo tipo è stata avanzata anche alla vigilia dell’approvazione della legge 107/2015, ma alla fine questa novità non è stata inclusa nell’impianto della Buona Scuola.

Ma con l’approvazione del decreto sui Licei brevi in molti sono tornati a parlare di questa ipotesi, riaprendo il tema di una nuova riforma ordinamentale del nostro sistema scolastico.

Ad oggi non ci sono aperture da parte del Ministero dell’Istruzione in merito a questa ipotesi, ma non è escluso che se ne torni a parlare nei prossimi mesi, specialmente una volta che cambierà il Governo.

Il mondo della scuola è spaccato; non tutti infatti sono convinti della bontà di questa proposta mentre altri docenti spingono per l’approvazione del progetto. Ma conviene davvero cambiare l’età dell’obbligo di istruzione? Di seguito proveremo a rispondere a questa domanda analizzando le motivazioni alla base del fronte del Sì e del No; ecco perché includere il III° anno delle materne nella “scuola dell’obbligo” potrebbe (non) essere una buona idea.

Scuola dell’infanzia obbligatoria: perché Sì

Della riduzione dell’età dell’obbligo di istruzione dai 6 ai 5 anni se ne parlò già nel 1996, quando il Ministro Berlinguer - dopo la vittoria elettorale dell’Ulivo - avviò il dibattito per il riordino complessivo dei cicli d’istruzione. In questo caso si propose di anticipare l’accesso alla scuola elementare al compimento del 5° anno di età, così da rinnovare l’intera architettura del sistema scolastico.

Il progetto si concluse con un nulla di fatto, anche perché contestualmente il Ministro propose di anticipare di due anni l’accesso alla scuola dell’infanzia; ipotesi di difficile realizzazione.

Se ne è tornato a discutere negli anni successivi, quando diverse associazioni di insegnanti ed educatori hanno chiesto al MIUR di riprendere il discorso relativo alla riorganizzazione dell’ordinamento scolastico.

Secondo i fautori di questa proposta, infatti, la scuola dell’infanzia troppo spesso viene ritenuta di importanza secondaria, ma non è così visto che è molto importante per gettare le basi fondamentali per il proseguo del percorso scolastico e formativo della persona.

Rendendo l’ultimo anno della scuola dell’infanzia obbligatorio, quindi, verrebbe riconosciuta la sua importanza, dando maggiore rilievo al lavoro che ogni giorno viene portato avanti dai vari insegnanti.

Scuola dell’infanzia obbligatoria: perché No

Eppure una sorta di riconoscimento c’è già stato: con la nascita del sistema integrato 0-6, infatti, la scuola dell’infanzia entra a far parte di un progetto più ampio - che include anche l’asilo nido - con il quale si punta a migliorare il percorso di apprendimento del bambino nella fase più delicata dell’età, appunto dai 0 ai 6 anni.

Inoltre, rendere obbligatorio il terzo anno della scuola dell’infanzia non comporterebbe chissà quale aumento delle iscrizioni; già oggi, infatti, più del 95% dei bambini di 5 anni frequenta la scuola dell’infanzia (per la maggior parte negli istituti privati paritari).

Senza dimenticare poi che questa operazione comporterebbe non pochi problemi di tipo organizzativo, specialmente in quegli istituti dove ci sono le monosezioni frequentati dai bambini sia di 3 che di 4 e 5 anni.

Insomma, un’operazione dispendiosa per lo Stato, ma che con l’introduzione del sistema integrato 0-6 non sembra essere così necessaria.

Ecco perché anche se molto probabilmente se ne continuerà a parlare ancora per diversi anni, dal Ministero dell’Istruzione non ci dovrebbero essere aperture in merito.

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