È stato recentemente rivelato da una mail segreta ottenuta dal Wall Street Journal che Google sta testando dallo scorso aprile, all’interno delle strutture degli ospedali di ricerca Mayo Clinic negli Stati Uniti, Med-PaLM 2, un software di intelligenza artificiale specializzato nel campo medico, variante del modello di linguaggio PaLM 2.
Questa notizia ha generato un dibattito su come integrare l’intelligenza artificiale (IA) nel contesto medico. Mentre ci sono stati successi nell’applicazione dell’IA, come la scoperta di un nuovo antibiotico sperimentale e il miglioramento dei simulatori di pazienti per l’addestramento dei professionisti sanitari, l’uso dei chatbot solleva preoccupazioni legittime.
I problemi di Med-PaLM 2
Il quotidiano d’oltreoceano specifica che Google ritiene che il suo modello aggiornato di IA possa essere particolarmente utile nei Paesi con accesso più limitato ai medici.
Il colosso Big Tech ha tuttavia mostrato come Med-PaLM 2 abbia ancora alcuni problemi di accuratezza, già intravisti nei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, ma nelle prove di ragionamento avrebbe dato risultati confortanti.
Tuttavia, come sottolineato dal direttore della ricerca senior di Google, Greg Corrado, Med-PaLM 2 è solo agli inizi e non è destinato a sostituire completamente i servizi di assistenza, ma piuttosto a integrarli.
Per quanto riguarda il trattamento dei dati, sempre fondamentale in questa materia, il Wall Street Journal riferisce che i clienti che testeranno Med-PaLM 2 potranno controllare i propri dati, che saranno crittografati, ai quali quindi Google non potrà accedere.
L’automazione in campo medico
Anche in questo caso, un aspetto critico dell’introduzione dell’IA nel settore sanitario è l’impatto sul mercato del lavoro.
Come abbiamo analizzato in questo articolo, numerosi rapporti precedenti hanno suggerito che l’IA potrebbe sostituire numerosi posti di lavoro a tempo pieno in diverse industrie.
Per anni si è creduto, ingenuamente, che robot e algoritmi non avrebbero potuto soppiantare né i colletti bianchi né tantomeno gli artisti. Le macchine, secondo un adagio comune, avrebbero disboscato quei lavori ripetitivi, da catena di montaggio, oppure pericolosi.
Invece, negli ultimi anni, si è accertata una tendenza diversa. L’intelligenza artificiale ha iniziato a erodere terreno attorno ad avvocati, giudici e notai, non lesinando minacce alle professioni socio-sanitarie (infermieri, medici, badanti), spingendosi sempre più nel campo dello spettacolo (influencer, attori, sceneggiatori, montatori) e dell’informazione (a tremare ora sono i giornalisti e i conduttori).
Nel contesto medico, ci sono preoccupazioni che l’IA possa ridurre la necessità di personale sanitario.
Uno studio dell’Università della Pennsylvania ha evidenziato che l’80% delle persone potrebbe essere influenzato dall’IA generativa, con alcune professioni ad alto reddito potenzialmente più esposte al rischio di sostituzione da parte dei chatbot.
Nonostante le preoccupazioni, l’IA offre anche opportunità per migliorare la medicina. Alcuni ricercatori e professionisti sanitari sostengono che l’IA può essere uno strumento prezioso per accelerare il lavoro e consentire nuove scoperte scientifiche.
Tuttavia, è fondamentale garantire la supervisione umana nell’uso dell’IA in ambito sanitario. L’IA dovrebbe essere vista come un complemento agli sforzi umani, piuttosto che come un sostituto completo.
Infine, le istituzioni e i governi dovrebbero tirare fuori la testa dalla sabbia e iniziare ad affrontare concretamente l’onda d’urto dell’automazione che sta gradualmente, ma inesorabilmente, investendo tutta la società.