Non si placa, negli usa, lo scandalo che coinvolge l’Usaid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale finita nel mirino di Donald Trump e del Doge di Elon Musk.
Nelle ultime ore, WikiLeaks ha pubblicato su X un rapporto esplosivo che getta luce su uno scandalo che coinvolge la controversa agenzia e una ONG finanziata dal governo americano, l’Internews Network (IN). Secondo i documenti diffusi, l’Usaid ha canalizzato quasi mezzo miliardo di dollari (472,6 milioni di dollari) attraverso questa organizzazione, che opera in modo opaco e ha influenzato migliaia di media in tutto il mondo, oltre a sostenere iniziative di censura sui social media.
Un’operazione su scala globale
Internews Network, che si definisce un’organizzazione no-profit, ha lavorato con 4.291 media in oltre 30 paesi, producendo nel solo 2023 ben 4.799 ore di trasmissioni che hanno raggiunto fino a 778 milioni di persone. Inoltre, l’organizzazione ha «formato» oltre 9.000 giornalisti, secondo i dati riportati da WikiLeaks. Tuttavia, dietro questa facciata di supporto ai media e alla libertà di informazione, si nascondono operazioni di intelligence volte a influenzare l’opinione pubblica.
Legami opachi
Internews Network non è solo un’organizzazione mediatica, ma un’entità con forti legami politici e finanziari. Il consiglio di amministrazione è co-presieduto da Richard J. Kessler, un esponente di spicco del Partito Democratico, e Simone Otus Coxe, moglie del miliardario di NVIDIA Trench Coxe, entrambi importanti donatori democratici. Inoltre, nel 2023, con il supporto di Hillary Clinton, Bourgault ha lanciato un fondo da 10 milioni di dollari per Internews nell’ambito della Clinton Global Initiative (CGI). Curiosamente, la pagina che mostrava Bourgault al CGI è stata rimossa dal sito web dell’IN, così come le biografie dei membri chiave dell’organizzazione, ora accessibili solo tramite archivi online.
Una rete di sussidiarie e finanziamenti governativi
L’Internews Network controlla almeno sei sussidiarie, alcune delle quali registrate con nomi diversi e una addirittura con sede alle Isole Cayman, un paradiso fiscale noto per la sua opacità finanziaria. Dal 2008, oltre il 95% del budget di Internews è stato supportato dal governo degli Stati Uniti, secondo i registri elettronici disponibili. Notizie che sollevano numerosi interrogativi su come questi fondi siano stati effettivamente utilizzati e se siano stati impiegati per promuovere una narrazione favorevole agli interessi statunitensi piuttosto che per sostenere una vera libertà di stampa. Poiché si tratta di fondi condizionati, è la risposta a questo quesito è piuttosto chiara.
Censura sui social media e propaganda
Uno degli aspetti più controversi emersi dal rapporto di WikiLeaks è il sostegno dell’Internews Network a iniziative di censura sui social media. Mentre l’organizzazione si presenta come un difensore della libertà di informazione, le sue attività sembrano includere la soppressione di contenuti scomodi, un chiaro contrasto con i principi di trasparenza e indipendenza giornalistica.
Complessivamente, come suggerisce Wikileaks, esce allo scoperto una realtà inquietante: un’intricata rete di finanziamenti governativi, connessioni politiche e operazioni opache che sfidano i principi democratici. Questo scandalo non solo mette in discussione l’integrità dell’USAID e delle organizzazioni che finanzia, ma solleva anche serie preoccupazioni sull’uso dei fondi pubblici per influenzare l’opinione pubblica globale.
Secondo quanto sta emergendo in quesi giorni, infatti, gran parte del budget dell’Usaid era stata destinata a influenzare e sovvertire elezioni, favorire leader allineati agli interessi americani e imponendo una visione ideologica progressista su altre società. Il tutto dietro la facciata degli «aiuti umanitari».