Sanità contesa tra pubblico e privato. Ma è l’offerta che manca in Italia

Guido Salerno Aletta

27/01/2025

Interessi di casta e restrizioni della spesa pubblica hanno determinato una situazione di scarsità di offerta di servizi sanitari. E a pagare il prezzo sono i contribuenti.

Sanità contesa tra pubblico e privato. Ma è l’offerta che manca in Italia

Il dibattito sulle questioni più complesse viene spesso artificiosamente semplificato esasperandone solo qualche aspetto, di comodo.

Di questi tempi, per quanto riguarda la sanità, in Italia ci si polarizza o sul tema delle liste di attesa, talmente lunghe da costringere al ricorso alle cure fornite da strutture private oppure a rinunciarvi perché sono troppo care alle cure, oppure sulla questione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) in campo sanitario, che vanno comunque garantiti in tutte le Regioni a prescindere dalla possibilità che, sulla base di deleghe speciali ed avendone le risorse, alcune Regioni possano erogare cure o servizi ulteriori.

Non c’è un solo Paese al mondo in cui la “questione sanitaria” non sia sempre, prepotentemente, al centro del dibattito politico: negli USA, dove pure esistono da decenni i due pilastri del welfare pubblico rappresentati dal Medicare e dal Medicaid, riservati agli anziani ed ai non abbienti, al fine di assicurare l’universalità delle prestazioni ci si è orientati dopo un estenuante dibattito congressuale verso l’obbligatorietà assicurativa, esattamente come avviene per le automobili.

Il risultato della normativa, denominata correntemente Obamacare, ebbe come unico risultato quello di far schizzare verso l’alto il prezzo di tutte le polizze assicurative, comprese quelle già stipulate da tempo: il legislatore aveva “creato un mercato sicuro” alle società assicuratrici, tutte private, facendo venire meno la necessità che esisteva in precedenza di competere per offrire servizi di maggiore qualità al prezzo più conveniente. In pratica, avevano fatto cartello: l’Amministrazione Trump, per rimediare viste le proteste, invece di togliere l’obbligo di assicurarsi soppresse la multa che era stata prevista nei confronti di chi non si fosse assicurato.

D’altra parte, il numero di ospedali esistenti non era cambiato affatto, né il numero di medici era aumentato: le assicurazioni non avevano fatto altro che comprare gli ospedali e contrattualizzare i medici liberi professionisti, ovviamente lucrandoci sopra.
Negli Usa, in rapporto al Pil, la spesa sanitaria è praticamente doppia rispetto a quella dei Paesi europei in cui è generalizzato il sistema di assistenza pubblica su base universale. Il sistema delle assicurazioni private e di un sistema pubblico residuale assicura ricchi profitti a fronte di una spesa sanitaria elevata per le famiglie e di una durata della vita media più bassa di quella degli europei: anche in America è mancata un’offerta di servizi capace di soddisfare i bisogni a prezzi sostenibili.
Questa è la lezione: quando la quantità di un prodotto o di un servizio è inadeguata rispetto alla domanda, c’è una sola alternativa per rapportare la domanda all’offerta: alzare il prezzo, escludendo conseguentemente tutti coloro che non si possono permettere quella spesa, oppure tenere fermo il prezzo e creare una lista d’attesa.

In America, visto che i prezzi delle assicurazioni sanitarie private obbligatorie erano diventati insostenibili per le famiglie, hanno tolto l’obbligo di assicurarsi. Ma i prezzi delle polizze, una volta aumentati, non sono più diminuiti: il peggio del peggio.
Ecco un esempio concreto, di quello che accade quando l’offerta è inadeguata rispetto alla domanda ed il prezzo basso con fa altro che nascondere questo problema. Nei sistemi comunisti di una volta, la carenza di produzione generava lunghissime file anche davanti agli spacci dei generi alimentari. Ai tempi della Repubblica Democratica tedesca servivano tra i 13 ed i 17 anni per poter comprare una Trabant, l’autovettura iconica che era prodotta praticamente in un solo modello, denominato P601, e che veniva venduto al prezzo standard di 7.890,60 DDM: nel 1988, prima della caduta del Muro di Berlino, il cambio ufficiale era di 4,4 DDM per 1 DEM, per cui il prezzo della Trabant era di 1.793 marchi occidentali. Al cambio dell’epoca, di 735 lire per un DEM, il prezzo della Trabant era dunque di 1 milione e 318 mila lire: una inezia rispetto alla piccola Fiat Panda 30 CL in Italia nel 1985 costava già ben 7 milioni 287 mila lire, mentre il sempiterno Maggiolino 1200 della Wolkswagen veniva venduto, sempre in Italia, a 7 milioni e 70 mila lire.

Il punto principale è dunque l’offerta: per anni, il “numero chiuso” per accedere ai corsi di laurea delle Facoltà di medicina, ma anche a quelli per le professioni infermieristiche, ha ridotto artificiosamente il numero di professionisti che vengono formati annualmente, sostenendo la necessità di non inflazionare l’offerta e di mantenere elevato il livello di formazione.
Non solo: per tenere bassi i costi del Servizio Sanitario Nazionale, si è distorto il mercato del lavoro: i giovani laureati cercano lavoro all’estero, dove sono meglio retribuiti; i bandi di concorso negli ospedali vanno deserti perché i turni di lavoro sono massacranti e le retribuzioni sono inadeguate; ed addirittura si consente nelle strutture pubbliche di mantenere in servizio i medici fino a 72 anni di età.

Interessi di casta e restrizioni della spesa pubblica hanno determinato una situazione di scarsità di offerta di servizi sanitari: questa è la realtà in Italia. Non si cambia nulla neppure con le assicurazioni sanitarie complementari: se non ci sono abbastanza medici, specialisti, infermieri, sempre la fila si deve fare, pagando pure di più. Il danno e la beffa.