«Più di tre anni fa, abbiamo lanciato Worldcoin con l’ambizione di creare una nuova identità e una rete finanziaria di proprietà di tutti. Questo inizia oggi».
Con questo annuncio i due co-fondatori della società Worldcoin, Sam Altman e Alex Bania, hanno lanciato ufficialmente la nuova criptovaluta di cui vi avevamo ampiamente parlato in questo articolo.
Si chiama Worldcoin, come l’azienda, ed è dotata di un sistema di identificazione basato sulla scansione dell’iride umana.
Worldcoin
L’azienda ha raccolto finora 250 milioni di dollari. Tra i suoi investitori ci sono nomi di prima linea del venture capital statunitense come Andreessen Horowitz, Khosla Ventures e Reid Hoffman. Il progetto è uno dei più ambiziosi nel mondo delle cripto.
L’obiettivo è infatti creare una cripto universale, ma per riuscirci e avere la certezza che dietro uno smartphone ci sia una solo una persona entra l’elemento inquietante della faccenda, degno di un racconto distopico, ossia la richiesta della scansione dell’iride.
Per fare in modo che questa valuta digitale globale venga distribuita a tutti nel mondo in modo giusto ed equo, il nuovo progetto utilizza, infatti, un sistema di identificazione biometrica tramite riconoscimento dell’iride per avere accesso a una moneta digitale (anche se è più preciso parlare di token).
Inizialmente, l’azienda ha promosso una distribuzione gratuita del 75% dei token «WLD» a due milioni di individui in 30 diverse nazioni.
Tuttavia, questa «generosità» ha richiesto che gli utenti convalidassero la propria identità tramite il World ID, un sistema di autenticazione che rileva e registra l’iride degli utenti.
L’idea di utilizzare biometria per garantire l’accesso può sembrare futuristica e sicura, ma solleva preoccupazioni legittime sulla protezione dei dati personali e sulla possibile vulnerabilità del sistema ai rischi di hacking e abusi.
La tecnologia Orb
Per poter ricevere questa valuta occorre farsi scansionare l’iride tramite Orb, un dispositivo in grado di catturare l’immagine dell’occhio di una persona per leggerne l’iride, per dimostrare di essere davvero un essere umano e non un bot e per stabilire pertanto l’identità e univocità della persona e verificare che l’utente non si sia già registrato in precedenza.
Una volta verificata l’identità dell’individuo, a costui sarà inviato gratuitamente un certo numero di token Worldcoin che potranno essere utilizzati «in un’ampia varietà di applicazioni quotidiane senza rivelare l’identità dell’utente», anche se non è ancora chiaro come e per cosa.
L’immagine dell’iride, una volta scansionata viene crittografata e diventa un codice univoco, mentre i dati originali - spiegano gli ideatori della società - vengono eliminati per proteggere la privacy degli utenti, insomma i dati, promette l’azienda, non verranno mai condivisi con soggetti terzi né saranno memorizzati sui server.
E la privacy?
A far discutere è proprio la modalità con cui avverrà il tutto, qualcosa che sarà inevitabilmente oggetto di discussione per le implicazioni che comporta a livello di tutela della privacy.
Sono fioccate numerose le critiche di coloro che accusano Altman di usare la scusa della rete cripto per raccogliere i dati delle iridi della popolazione mondiale.
Secondo Altman, l’utilizzo della tecnologia orb non comporta il caricamento o l’archiviazione dell’immagine stessa. L’idea è proprio quella di creare un sistema di crypto-asset non basati su password e wallet, ma sulla semplice identificazione dell’iride per l’accesso al valore posseduto.
Ma è possibile fidarsi, si chiedono in molti?
La promessa di privacy e pseudoanonimizzazione dei dati da parte dell’azienda è stata accolta con scetticismo da parte di numerosi osservatori indipendenti. La raccolta e l’archiviazione di dati biometrici su scala globale possono avere gravi implicazioni sulla sicurezza e sulla libertà delle persone, in particolare delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Inoltre, il numero totale di token WLD emessi sembra essere molto superiore al limite annunciato nel white paper, e questa discrepanza ha sollevato ulteriori domande sulla trasparenza e l’attendibilità delle affermazioni fatte dall’azienda.
L’accesso limitato alla pagina contenente queste informazioni solleva sospetti sul fatto che l’azienda stia cercando di nascondere alcune informazioni importanti riguardo alla distribuzione dei token.
Un reddito universale?
L’altra novità è che i potenziali guadagni potrebbero fungere da reddito universale in compensazione delle perdite di posti di lavoro causate dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. Un progetto di cui si parla da anni in Silicon Valley, almeno tra i magnati ben coscienti che l’automazione e l’IA soppianteranno centinaia di milioni di posti di lavoro.
L’idea di finanziare un reddito di base universale tramite intelligenze artificiali può sembrare affascinante, ma è anche una visione molto ottimistica e discutibile.
Le previsioni di Altman riguardo ai ricavi generati dalle IA per sostenere i cittadini sono state accolte con scetticismo anche da altre aziende del settore, dimostrando che la questione è ancora lungi dall’essere risolta o considerata affidabile.
Tra i primissimi finanziatori del progetto figurano il fondo cripto di Andreessen Horowitz e Sam Bankman-Fried, l’ex numero uno della borsa cripto Ftx fallita lo scorso novembre.
Proprio a causa del coinvolgimento di quest’ultimo c’era stata una battuta d’arresto di Worldcoin.