Sam Altman vuole vendere il 5% del capitale di OpenAI a Donald Trump. L’obiettivo? Condividere i dividendi dell’AI con il pubblico. Ecco I dettagli.
Sam Altman vuole vendere parte del capitale di OpenAI al governo statunitense. La percentuale di cui si parla è pari al 5%, per un valore di circa 42,6 miliardi di dollari in base alla valutazione attuale. E la tempistica non è affatto casuale, considerando che il CEO di ChatGPT si sta preparando per la sua IPO e vuole superare la soglia simbolica di 1.000 miliardi di dollari di valutazione.
L’obiettivo è parecchio ambizioso, tenendo conto che OpenAI oggi non è ancora così redditizia e che l’azienda sta investendo somme ingenti nei suoi data center, dunque difficilmente sarà possibile arrivare a 1.000 miliardi di dollari in breve tempo. Intanto però, la mossa di affidarsi parzialmente al governo potrebbe dare nuovo slancio al progetto.
Come funzionerebbe il progetto
La logica dietro questa strategia è di creare un dividendo digitale, ossia una quota della ricchezza creata dall’AI che verrebbe distribuita direttamente ai cittadini americani. Qualora la cifra di 42,6 miliardi di dollari venisse divisa tra i 133 milioni di famiglie negli USA, ciascuna riceverebbe circa 320 dollari.
Ma lo scenario più probabile è un altro. Invece che un pagamento immediato, il fondo accumulerebbe il valore dell’investimento per poi ridistribuire parte dei profitti una volta che OpenAI diventerà davvero redditizia. Una proposta che per ora è ancora in fase di bozza e dovrà venire sottoposta all’approvazione del Congresso.
Anche Donald Trump ha già espresso il desiderio di permettere agli americani di beneficiare delle ricadute economiche dell’AI. Il senatore democratico Bernie Sanders propone invece una versione più radicale. La sua richiesta prevede che il governo si appropri non del 5%, ma della metà del capitale dei colossi del settore.
I motivi dietro questa proposta
Quest’iniziativa a primo impatto può sembrare lodevole, ma in realtà c’è altro dietro. Le motivazioni sono infatti opportunistiche, come segnalato dal MIT Technology Review. Sicuramente contribuirebbe a migliorare l’immagine pubblica dell’AI, visto che la maggior parte degli americani ancora oggi dubita delle capacità delle aziende di usare questa tecnologia in modo responsabile e si oppone alla costruzione dei data center.
Ma non è tutto, perché oggi mantenere buoni rapporti con l’amministrazione Trump è diventato fondamentale per i giganti dell’AI. Basti pensare per esempio che di recente la Casa Bianca ha costretto OpenAI a posticipare il lancio del suo modello GPT-5.6 per motivi di sicurezza, come successo a Fable 5 di Anthropic.
Costruendo una partnership commerciale con il governo, la speranza di OpenAI è di poter beneficiare di un trattamento preferenziale e di evitare misure ostili. Soprattutto di fronte alla concorrenza sempre più agguerrita dalla Cina.