OpenAI vince contro Elon Musk: respinta la causa sulla trasformazione in società a scopo di lucro. Le testimonianze su Sam Altman pesano però sulla credibilità in vista dell’IPO da 1.000 miliardi.
Con un verdetto maturato in meno di due ore, una giuria federale di Oakland, in California, ha respinto la causa civile con cui Elon Musk contestava la trasformazione di OpenAI da organizzazione no-profit a società a scopo di lucro. I giurati si sono concentrati soprattutto sulla tempistica della causa di Musk, stabilendo che l’uomo più ricco del mondo aveva atteso troppo prima di appellarsi alle vie legali.
L’esito riduce significativamente l’esposizione legale di Sam Altman, CEO della società che sviluppa ChatGPT. La causa minacciava infatti un esborso stimato attorno ai 150 miliardi di dollari e l’estromissione della dirigenza della società. Per l’imprenditore statunitense, però, la vittoria ha un retrogusto amaro: sono ormai pubbliche le dichiarazioni emerse durante il processo, in cui Altman viene descritto con parole tutt’altro che lusinghiere.
Perché la reputazione di Sam Altman è a rischio
A pesare sul fondatore di OpenAI sono state le giornate di testimonianze in cui ex collaboratori e altri testimoni lo hanno descritto come un “dirigente inaffidabile”. Durante il controesame, l’avvocato di Musk ha richiamato le dichiarazioni di otto testimoni, tra cui lo stesso Musk, secondo cui Altman avrebbe fuorviato o mentito a terzi. Il CEO ha replicato, lapidario, dalla barra dei testimoni: “Credo di essere un imprenditore onesto e affidabile”.
Il legale capo di OpenAI ha parlato ai giornalisti di un’operazione di “assassinio del carattere” condotta dal team di Musk in assenza di prove a sostegno delle accuse. A favore di Altman si è invece espresso in aula Joshua Achiam, dirigente della società: “In tutte le mie esperienze dirette con lui, sento che è stato onesto con me”. Dall’altra parte, la credibilità personale del CEO è stata posta dalla difesa di Musk al centro dell’arringa conclusiva pronunciata dall’avvocato Steven Molo: “La credibilità di Sam Altman è direttamente in gioco in questo caso. Se non gli credete, loro non possono vincere”.
La testimonianza ex direttrice tecnica di OpenAI
Tra le prove depositate spicca un memorandum del settembre 2022 redatto dall’ex direttrice tecnica di OpenAI Mira Murati e indirizzato esclusivamente ad Altman. Il documento, intitolato “Feedback da Mira a Sam (solo Sam aveva accesso)”, denunciava un clima interno tutt’altro che sereno all’interno della società: “Il panico costante intorno ai nostri progetti, alle persone, agli obiettivi eccetera genera caos e ricambio. Parliamo di concentrazione, ma in pratica il nostro approccio è fare tutto e farlo in fretta”.
In una deposizione videoregistrata mostrata ai giurati, alla domanda se nell’autunno del 2023 considerasse Altman una persona onesta, Murati ha esitato a lungo prima di rispondere: “Non sempre”, aggiungendo che il CEO avrebbe minato il suo lavoro mettendo i dirigenti l’uno contro l’altro. Anche il cofondatore ed ex membro del consiglio Ilya Sutskever ha testimoniato di aver raccolto per oltre un anno episodi che, a suo avviso, documentavano le carenze di Altman alla guida dell’azienda.
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I conflitti di interesse al centro del dibattito
Nel corso del processo sono stati esibiti inoltre documenti che attestano investimenti per miliardi di dollari di Altman in società che intrattengono rapporti commerciali con OpenAI. Da parte sua, il CEO ha sostenuto di essersi sempre astenuto dalle decisioni in presenza di potenziali conflitti di interesse e di non aver mai ingannato alcun interlocutore. Il presidente del consiglio Bret Taylor, entrato nell’organo a fine 2023, ha riferito che Altman ha sempre dichiarato le proprie posizioni, inviando una nota dettagliata prima che il consiglio di amministrazione aggiornasse la relativa policy.
Va inoltre ricordato che nel novembre 2023 il consiglio aveva rimosso Altman dall’incarico, mettendone in discussione le capacità di leadership, salvo poi reintegrarlo meno di una settimana dopo grazie alla mobilitazione della quasi totalità dei dipendenti. I legali di OpenAI hanno richiamato in aula la lettera con cui la maggior parte del personale aveva chiesto il suo rientro.
Cosa ha sostenuto la difesa di Altman
OpenAI ha respinto la ricostruzione di Musk descrivendolo come animato dalla volontà di assumere il controllo dell’impresa. Secondo la linea difensiva, il fondatore di Tesla era a conoscenza da tempo della necessità di convertire la società in un’entità a scopo di lucro per raccogliere i capitali indispensabili allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La difesa ha inoltre sostenuto che Musk avrebbe rallentato alcuni finanziamenti promessi e tentato di integrare la startup all’interno di Tesla, ipotesi giudicata incompatibile con la missione originaria di OpenAI. Nella sua testimonianza Altman aveva dichiarato di aver avuto la sensazione che il “cofondatore non avesse mantenuto le promesse e avesse messo l’azienda in una situazione molto difficile”.
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Le ricadute sull’IPO
La vittoria nel processo rimuove l’ostacolo legale più rilevante alla quotazione in borsa di OpenAI, attesa entro fine anno e che, secondo le stime, potrebbe arrivare a valere 1000 miliardi di dollari, configurandosi come la più grande IPO della storia. Lo ha sottolineato il legale specializzato in cause d’aula e AI James Rubinowitz: “Questo verdetto rimuove la più grande singola minaccia legale a un’offerta pubblica”.
Lo stesso Rubinowitz ha però aggiunto: “Detto questo, anche nella vittoria, OpenAI esce con la peggiore documentazione probatoria sulla propria governance ormai permanentemente agli atti pubblici. Ogni investitore istituzionale che legge il transcript di questo processo sta facendo la propria analisi di credibilità su Altman prima di entrare nel capitale”.
Sul fronte concorrenziale, la sconfitta di Musk pesa anche sui piani di xAI, la startup di intelligenza artificiale del fondatore di Tesla controllata da SpaceX. Una vittoria del proprietario di X avrebbe potuto frenare la corsa di OpenAI e ridistribuire gli equilibri nel settore. L’esito opposto consolida invece la posizione di leadership di Altman, lasciando spazio al piano di investimenti da centinaia di miliardi di dollari nei data center necessari ad alimentare la prossima generazione di modelli. Lo scontro in aula si è risolto a favore del CEO sul piano formale, ma il transcript del processo è destinato a rimanere materiale di riferimento per chi dovrà decidere se finanziare o meno la prossima fase di OpenAI.
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