Salvini si paragona a Trump: quali punti in comune?

Matteo Salvini si sente come Donald Trump. Quali sono i punti in comune tra il leader della Lega e il presidente USA? L’attuale inquilino della Casa Bianca attira sempre di più la destra italiana. Ecco perché.

Salvini si paragona a Trump: quali punti in comune?

Matteo Salvini è di scena a livello internazionale: il leader leghista sta incuriosendo la stampa e le analisi estere nella sua scalata verso la ri-conquista del potere al Governo.

A interessare di più sono il suo atteggiamento spavaldo sbandierato nei social e l’approccio vittimista nei confronti della giustizia. Almeno, questo emerge da un’intervista rilasciata al The New York Times, nella quale il capo politico del Carroccio tenta di attirare - se non proprio il consenso - almeno l’attenzione del mondo politico internazionale piuttosto scettico nei suoi confronti.

Con l’intento di accreditare la sua immagine di uomo politico impegnato ad operare sempre per il bene della nazione, Salvini sfodera la sua consueta grinta contro il processo Gregoretti. E il paragone con l’altra vittima illustre del giustizialismo è immediato: perché il leader leghista è come Trump?

Perché Salvini si sente come Trump: dalla giustizia al nazionalismo

Sembra ormai unanime nella destra italiana la visione di Donald Trump come modello politico da imitare. Dopo il corteggiamento di Giorgia Meloni nei confronti del presidente USA, considerato un riferimento per il suo nazionalismo impresso nell’America First, arriva il paragone di Matteo Salvini con l’inquilino della Casa Bianca.

Il tema, questa volta, è più personale e tocca la vicenda più delicata per Matteo Salvini in queste settimane: il caso della nave Gregoretti e dell’autorizzazione a procedere contro l’ex ministro degli Interni. In attesa di capire cosa deciderà il Parlamento il 12 febbraio, il leader leghista non ha dubbi: anche lui è vittima del giustizialismo di sinistra che ha colpito anche Trump con l’impeachment. Questa la sua spiegazione:

“Vedo le somiglianze di una sinistra che cerca di vincere con mezzi legali ciò che non può vincere con mezzi democratici.”

Un complotto delle opposizioni, quindi, che il giornalista del New York Times - che ha intervistato Salvini - qualifica come vittimismo, sarebbe il vero motivo che hanno indotto i Democratici USA a chiedere lo stato di accusa contro il Presidente e i magistrati a indagare Salvini per sequestro di persona e abuso di potere.

Il senatore leghista appare tranquillo, affermando che sia per lui che per Trump tutto finirà nel nulla.

La vicenda giudiziaria è solo l’ultima che ha spinto Salvini a paragonarsi politicamente e ideologicamente al Presidente USA. La visione statunitense del nazionalismo, del trattamento dei migranti, del pugno di ferro in politica estera, del protezionismo in nome della crescita economica interna piace molto alla destra italiana.

Già Giorgia Meloni aveva espresso condivisione piena con lo slogan America First di Trump, che suona molto simile al Prima gli italiani di Lega e Fratelli d’Italia. Inoltre, proprio Matteo Salvini aveva dichiarato settimane fa che anche lui, quando sarà al Governo, si pronuncerà per Gerusalemme capitale di Israele. In nome, dunque, di una politica estera sbilanciata su Israele.

L’idea di Salvini paragonarsi a Trump vuole avere innanzitutto una risonanza internazionale, con lo scopo di ottenere una visibilità quanto mai necessaria in questa delicata fase politica italiana e per il centrodestra. Bisognerà capire quanto, nel mondo, apprezzeranno le similitudini tra i due - discussi - leader.

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