Saipem perde oltre il 4,50% a Piazza Affari, ma da gennaio sale del +96%. Da mesi si rincorrono le notizie sulla fusione con Subsea7. E ora che è arrivata sul tavolo di Bruxelles, si guarda al 22 luglio, quando la Commissione europea deciderà se dare il via libera a Saipem7.
21 miliardi di ricavi, backlog da 43 miliardi, free cash flow atteso oltre 800 milioni. Cifre da matrimonio importante.
Eni, insieme a CDP Equity, si è garantito il diritto di scegliere il CEO della nuova società: ha il controllo operativo su un gruppo che può valere il doppio di quello attuale. Non è un dettaglio tecnico.
Gli azionisti Saipem «comuni» si ritrovano invece diluiti al 50% di un’entità più grande. Il rendimento dipende da sinergie ancora da dimostrare e da una partita, quella brasiliana, tutt’altro che chiusa.
leggi anche
7 azioni italiane che possono continuare a crescere anche con un PIL sotto l’1% fino al 2028
Cosa prevede l’accordo: i numeri in gioco
Saipem diventerà qualcosa di molto diverso rispetto alla società che gli investitori italiani conoscono. Nasce Saipem7, leader mondiale del subsea, con un Ebitda che supera i 2 miliardi di euro e una base azionaria divisa in parti uguali, 50% a chi oggi possiede Saipem, 50% a chi possiede Subsea7. Nessuno compra l’altro: è un progetto di fusione per incorporazione.
La nuova entità sbarcherà sia a Milano che a Oslo. Subsea7 è formalmente lussemburghese, ma la sostanza operativa è norvegese.
La roadmap ha due fascicoli e un’unica scadenza, quella del 22 luglio. Il 26 maggio le due società hanno depositato una notifica sui sussidi esteri, la Foreign Subsidies Regulation, per verificare se negli ultimi tre anni Saipem o Subsea7 abbiano ricevuto aiuti di Stato extra-Ue capaci di alterare la concorrenza. Il 16 giugno è arrivata la notifica vera e propria sul progetto di fusione.
L’Antitrust ha tempo fino al 22 luglio per dare il nulla osta o per aprire una Fase 2 di 90 giorni.
Perché Eni esce più forte di chiunque altro
L’accordo di voto firmato da Eni, CDP Equity e Siem Industries non lascia margini di manovra. I tre azionisti di riferimento si sono impegnati a votare a favore della fusione, con un lock-up triennale che blocca le rispettive quote per lo stesso periodo. Chi in assemblea volesse opporsi al progetto, parte già in minoranza.
La spartizione del potere è scritta nello stesso accordo. Eni e CDP Equity designano il CEO di Saipem7, mentre la nomina del presidente spetta a Siem Industries, riferimento di Subsea7.
Qui la posizione di Eni si stacca da quella di un azionista qualsiasi. Oggi Eni controlla il 21,19% di Saipem, CDP Equity un altro 12,82%. Insieme superano il 34%, una soglia che in assemblea pesa da sola. Anche se quella quota si diluisce in Saipem7, la nomina del CEO resta un diritto contrattuale di Eni e CDP Equity. Non dipende dal prezzo del titolo né dall’esito di Bruxelles. Il valore dipenderà dal mercato, dalle sinergie e dall’esito del dossier brasiliano.
Sui conti, il vantaggio è altrettanto concreto. Eni si toglie un’esposizione pesante e ciclica, quella di un contractor EPC, con tutto il rischio di commessa che comporta, e la trasforma in una quota diluita in un gruppo che punta a sinergie annue per 300 milioni di euro.
Sul fronte geografico vale lo stesso principio. Il backlog di Saipem7 sarà spalmato su più aree, senza un singolo Paese sopra il 15% del totale, un argine in più contro lo scenario appena visto in Brasile.
Cosa rischia chi ha azioni Saipem in portafoglio
Chi ha comprato Saipem a gennaio, sui minimi sotto i 2,50 euro, oggi guarda un titolo che vale quasi il doppio anche dopo il -4,53% di oggi. Chi è entrato più tardi, magari sopra i 4 euro, ha molto meno margine di sicurezza.
Le banche d’affari, intanto, si sono divise. Jefferies ha alzato il target a 6 euro da 5,1, e si spinge a ipotizzare 8 euro sull’orizzonte 2027-2028. Kepler Cheuvreux vede il titolo a 5 euro, rimuovendo lo sconto del 10% che applicava ai rischi di esecuzione. Più caute Akros, buy ma con target a 4,4 euro (sotto le quotazioni attuali), ed Equita, che resta hold con un obiettivo di 3,7 euro, quasi un 20% sotto il prezzo di Borsa di oggi.
Il bivio per chi ha il titolo in portafoglio è un altro: prendere beneficio dopo un rialzo del 96% da inizio anno, oppure restare esposti a un esito che non è ancora scritto.
Bruxelles decide il 22 luglio se aprire una Fase 2, un’indagine più approfondita sulla concorrenza nel segmento Surf, dove si concentra la sovrapposizione tra Saipem e Subsea7.
Il fronte brasiliano è più pesante: l’Abep chiede il divieto totale dell’operazione, sostenendo che Saipem7 arriverebbe a controllare tra il 40 e l’80% del mercato in alcune aree, e il Cade non si pronuncerà prima di metà novembre. Le cessioni imposte come rimedio, peraltro, non possono superare i 500 milioni di euro complessivi. Sopra quella soglia, Saipem e Subsea7 potrebbero ritirarsi dall’accordo.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |