Russiagate: il rapporto Durham sull’FBI smonta una volta per tutte i legami tra la Russia e Trump

Enrica Perucchietti

17 Maggio 2023 - 08:00

Secondo il rapporto, l’FBI non aveva prove verificate quando ha aperto l’indagine e gli investigatori hanno privilegiato le informazioni che provenivano dal comitato elettorale di Hillary Clinton.

Russiagate: il rapporto Durham sull’FBI smonta una volta per tutte i legami tra la Russia e Trump

«Dov’è Durham? È ancora vivo? Ci sarà mai un rapporto Durham?», domandava ironicamente, nel 2021, in un comunicato stampa, Donald Trump.

Sono stati necessari altri due lunghi anni, ma finalmente Durham ha battuto un colpo. Un colpo che smonta una volta per tutte la sceneggiata sul Russiagate che ha monopolizzato per 7 anni l’opinione pubblica americana e consegna una mezza vittoria a Donald Trump che, durante la sua presidenza, è stato demonizzato dai media americani ed esteri come un pericoloso pazzo ed egomaniaco, con presunti legami con il Cremlino.

Il rapporto Durham

Negli Stati Uniti si sono infatti concluse le indagini del procuratore speciale John Durham, incaricato dall’ex procuratore generale William Barr, di indagare sulle origini del cosiddetto Russiagate e sulle scorrettezze e irregolarità nelle indagini dell’FBI sulla presunta collusione tra Trump e la Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.

Il rapporto finale di 300 pagine, consegnato al Dipartimento di Giustizia, mette la pietra tombale sul Russiagate e certifica una volta per tutte che l’FBI non aveva informazioni certe o prove verificate quando ha aperto l’indagine «Crossfire Hurricane» volta a determinare i presunti rapporti del tycoon e del suo entourage con la Federazione russa.

In sostanza, Trump era del tutto estraneo alle accuse di tradimento, che hanno alimentato un inutile clamore mediatico per sette anni.

Cosa dice il report

Il report mostra che l’FBI commise effettivamente delle irregolarità, sebbene non riesca a dimostrare, come aveva sperato Trump fino alla fine, che l’indagine fosse stata il frutto di un vero e proprio complotto contro l’ex presidente. Basta, però, leggere i documenti e risalire alle origini del fantomatico Russiagate per capire che si è trattato di una articolata messinscena per screditare l’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca.

L’indagine di Durham conclude, infatti, che «il personale dell’FBI ha mostrato una grave mancanza di rigore analitico nei confronti delle informazioni che ha ricevuto, in particolare le informazioni ricevute da persone ed entità politicamente affiliate».

E qua arriva il secondo punto più importante (e inquietante) della faccenda: gli investigatori dell’FBI si sarebbero affidati a «indizi investigativi forniti o finanziati (direttamente o indirettamente) dagli oppositori politici di Trump».

Una gestione di parte che condusse l’FBI ad agire in base a quello che viene chiamato “confirmation bias”: gli investigatori scartarono elementi che andavano contro la loro tesi, dando invece volutamente credito alle informazioni che venivano dal comitato elettorale di Hillary Clinton.

Durham critica, in particolare, la gestione opaca dell’ex direttore dell’FBI James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe.
Secondo il rapporto Durham ci furono anche errori materiali, per esempio in un caso di malagestione delle intercettazioni, già noto da tempo.

Alla luce del rapporto, persino un noto media anti-trumpiano come la CNN, ha ammesso che «[FBI e DOJ] hanno ignorato molte prove che li avrebbero portati a far cadere le accuse [contro Trump]».

La reazione dei repubblicani

Si tratta, però, solo di una mezza vittoria per Trump, perché Durham non raccomanda alcuna nuova accusa su come l’FBI gestisce questo tipo di indagini. E, soprattutto, non si arriva a parlare espressamente di una cospirazione ai danni dell’ex presidente USA.

Una conclusione che non piace ai repubblicani, che attendevano questo rapporto da circa 4 anni, come spiegato su Twitter dal repubblicano Jim Jordan. La partita, almeno per loro, non è ancora conclusa.

Chi avrebbe avuto il compito indagare con rigore e imparzialità, ha fatto esattamente l’opposto, criminalizzando un candidato e lavorando per favorire un altro.

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