Venerdì scorso il primo ministro ungherese Viktor Orban è volato a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin, suscitando grande indignazione tra i leader dell’Unione europea. Orban è infatti il primo leader dell’UE a visitare la capitale russa dall’aprile 2022 e il suo viaggio è stato criticato dagli altri leader per il fatto che Budapest ha da poco assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Parlando con i giornalisti dopo l’incontro, Putin ha detto che la Russia è «sempre aperta alla discussione» per una soluzione politica e diplomatica del conflitto in Ucraina, pur sottolineando che i termini sono quelli già evidenziati dalla Federazione russa nei mesi scorsi.
Una guerra senza fine?
I leader europei hanno lasciato campo alle iniziative diplomatiche prima del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, e ora del premier magiaro Viktor Orban, archiviando ogni tentativo di dialogo al fine di arrivare non alla pace ma quantomeno a una tregua o a un accordo negoziale con il Cremlino. Mai come in questa fase storica, è apparso chiaro il fatto che l’Unione europea non è altro che il braccio politico-burocratico della NATO e non gode di una vera e propria autonomia e indipendenza rispetto all’Alleanza Atlantica e al suo partner di maggioranza, gli Stati Uniti d’America. Il timore degli esperti che, giunti a questo punto, si prosegua a oltranza fino alla resa di una delle due parti, presumibilmente di Kiev, stando alla situazione attuale sul campo di battaglia.
Ma la sensazione è che il conflitto possa durare ancora a lungo. «La guerra in Ucraina finirà con una resa, non con un accordo negoziato. Questa è la mia idea su dove si sta dirigendo la guerra e sul perché le parti non possono negoziare un accordo» afferma l’ex sottosegretario Usa Stephen Bryen in un’analisi pubblicata su Asia Times. Si ignora completamente ciò che desiderano i popolo europei: la pace. Secondo un recente sondaggio, infatti, il 51% degli europei e il 50 degli statunitensi chiede un cessate il fuoco immediato.
L’obiettivo dell’asse Londra-Washington: indebolire l’Europa
In una recente intervista, il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che «non possono esserci negoziati diretti tra Ucraina e Russia», ma che potrebbero esserci «negoziati indiretti attraverso una terza parte». Nello scenario proposto da Zelensky, la terza parte fungerà da intermediario e qualsiasi accordo sarà solo con l’intermediario, non tra Russia e Ucraina. L’Onu potrebbe svolgere tale ruolo. Tuttavia, come nota anche Bryen, questo scenario al momento sembra improbabile perché i partner occidentali dell’Ucraina (su tutti, Stati Uniti e Gran Bretagna), non hanno alcuna intenzione di arrivare a un accordo con la Russia. Gli angloamericani intendono perseguire il loro obiettivo: quello di «staccare» definitivamente la Federazione russa dai Paesi europei - e in modo particolare, dalla Germania - per impegnare il più possibile Mosca in una guerra senza fine e indebolire l’Europa. Non a caso, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski ha descritto l’Ucraina come un «perno geopolitico» dell’Eurasia, centrale sia per il potere degli Stati Uniti che per quello della Russia. Oltre al fatto che nella regione orientale dell’Ucraina vi sono importanti riserve di litio che fanno gola un po’ a tutti.
Più pericoloso della Guerra Fredda
Anche se improbabile, ci troviamo dinanzi al rischio di una potenziale escalation nucleare. Rispetto alla Guerra Fredda, infatti, Washington e Mosca hanno smesso di dialogare. Come nota George Beebe sulla rivista TIME, a differenza del 1962, quando il presidente John F. Kennedy e il suo omologo russo Nikita Kruscev si scontrarono sulla crisi dei missili di Cuba, oggi né Washington né Mosca «sono in grado di affrontare una prospettiva altrettanto allarmante. All’epoca, l’ambasciatore sovietico era un ospite abituale dello Studio Ovale e poteva condurre un dialogo a distanza con Bobby Kennedy al di là degli sguardi degli investigatori di Internet e della televisione via cavo. Oggi, l’ambasciatore russo a Washington è un paria strettamente monitorato».
Anziché riaprire un dialogo serio - come sta tentando di fare Orban - questa settimana, in occasione del Summit della NATO, si tornerà a parlare del possibile ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica. Una delle «linee rosse» già tracciate dalla Russia, che l’occidente intende - prima o poi - superare.