Russia, lo strano caso del rublo. Perché è la valuta migliore da inizio anno

Laura Naka Antonelli

09/06/2025

Rublo in crescita del 40% da inizio 2025 sul dollaro USA. Come si spiega il rally della valuta della Russia.

Russia, lo strano caso del rublo. Perché è la valuta migliore da inizio anno

Un rally impressionante, pari a +40%, per molti inaspettato, che ha reso il rublo la valuta che ha performato meglio sul mercato del forex dall’inizio del 2025.

Perché la moneta della Russia ha battuto tutte le altre valute, confermandosi la migliore della classe? E, per chi ha deciso di fare incetta di rubli, cosa riserva il futuro? Il rally, mentre si continua a parlare di pace tra la Russia e l’Ucraina, ha spazio per continuare, o è arrivato il momento di passare all’incasso?

Alcuni esperti del mercato valutario hanno presentato gli elementi che stanno sostenendo il rublo, parlando anche della presenza di un bonus, che arriva direttamente dall’America di Donald Trump. Occhio intanto al trend della moneta dei confronti del dollaro USA, dunque al rapporto di cambio USD/RUB.

Rally impressionante del rublo, Wells Fargo presenta i tre principali motivi

Lo strabiliante rally del rublo è stato spiegato da Brendan McKenna, economista internazionale e strategist del mercato del forex presso Wells Fargo, con tre motivi:

“La banca centrale ha deciso di mantenere i tassi di interesse a livelli relativamente elevati, mentre i controlli sui capitali e altre restrizioni sulle valute si sono un po’ irrigidite. Ci sono inoltre progressi o tentativi per raggiungere la pace tra la Russia e l’Ucraina”.

In generale, anche altri analisti interpellati dalla CNBC hanno tenuto a precisare che, a loro avviso, la moneta russa, più che a causa di una improvvisa febbre da parte degli investitori internazionali, starebbe beneficiando dei controlli sui capitali. Un’altra ragione data è stata per l’appunto la restrizione monetaria che la Banca centrale della Russia CBR (Central Bank of the Russian Federation) sta continuando a portare avanti.

Va detto precisato che l’istituzione, proprio la scorsa settimana, ha annunciato in realtà la decisione di tagliare i tassi di 100 punti base, portandoli al 20%, dopo che il costo del denaro, a partire dal mese di ottobre, è rimasto fermo al 21%, record dal 2013.

Il taglio dei tassi della scorsa settimana è stato reso possibile dal dietrofront dell’inflazione in Russia che, nel mese di aprile, si è attestata al 6,2%, in flessione rispetto alla media dell’8,2% che ha caratterizzato il primo trimestre del 2025.

La banca centrale della Russia taglia i tassi. Ma la politica monetaria rimarrà restrittiva

Nel commentare la riduzione dei tassi annunciata in Russia Nicholas Farr, economista della divisione dei mercati emergenti in Europa di Capital Economics, ha spiegato che il taglio al 20% da parte della banca centrale si è rivelato una sorpresa dovish per il mercato, che aveva puntato su una riduzione più contenuta.

Farr ha aggiunto di stimare a questo punto tagli dei tassi fino al 17% entro la fine dell’anno, rispetto al 18% precedentemente previsto.

Nessun outlook tuttavia troppo dovish, si è affrettato a dire l’economista, dal momento che “ gli squilibri tra la domanda e l’offerta legati alla guerra suggeriscono che i tassi di interesse dovranno rimanere in territorio restrittivo”.

A stroncare le speranze di una svolta della politica monetaria russa la stessa banca centrale, che ha così motivato la decisione di tagliare i tassi:

Sebbene la crescita della domanda interna sia tuttora superiore alla capacità di espansione dell’offerta di beni e di servizi, l’economia russa sta tornando gradualmente a un percorso di crescita equilibrato”. Detto questo, ha aggiunto, la politica monetaria rimarrà restrittiva “per un periodo lungo di tempo, al fine di assicurare il ritorno dell’inflazione al target del 4%.

Il rublo continuerà insomma ad avere la banca centrale della Russia dalla sua parte, a dispetto del rallentamento della crescita del PIL che, dopo il periodo di contrazione che ha caratterizzato il 2022, anno dello scoppio della guerra in Ucraina e gli inizi del 2023, ha segnato un balzo del 4,5% alla fine dell’anno scorso, per poi rallentare però il passo, salendo al ritmo dell’1,4% nei primi tre mesi di quest’anno.

L’economia russa continua comunque a reggere grazie, fanno notare gli economisti, alla crescita del settore manifatturiero, in particolare alla solidità del settore della difesa, così come sulla scia della spesa pubblica.

In questo contesto, a fronte dei tassi di interesse che rimangono elevati, un altro fenomeno contribuisce alla forza del rublo, ovvero il fatto che le aziende locali della Russia, a causa dei costi di finanziamento elevati, stanno evitando di fare shopping di prodotti esteri, dunque sostanzialmente di importare beni.

Il fenomeno ha provocato un calo della domanda di valuta estera necessaria per l’acquisto di prodotti stranieri da parte delle aziende e dei consumatori russi, fattore che è stato messo in evidenza da Andrei Melaschenko, economista di Renaissance Capital, che ha spiegato che la minore domanda di monete estere da parte degli importatori ha sostenuto le quotazioni del rublo, in quanto le banche del Paese hanno dovuto smobilizzare minori quantità di rubli per convertirli in dollari o yuan.

L’effetto dei diktat di Mosca: convertire i profitti in valuta estera in rubli

Dall’altro lato, a fare da assist alla moneta russa sono stati e continuano tuttora a essere i continui diktat di Mosca, che obbliga gli esportatori russi a convertire i dollari che guadagnano all’estero in rubli, contribuendo così alla domanda della valuta nazionale.

Tra gli esportatori, sono stati in particolare soprattutto quelli attivi nel mercato del petrolio, che hanno continuato in quest’ultimo periodo a rimpatriare i profitti riportati all’estero, chiedendo alle banche di convertirli in rubli, e dunque aumentando il valore della moneta.

Il risultato è che, sulla base dei dati che sono stati raccolti dal CBR (Central Bank of the Russian Federation, banca centrale della Russia), le vendite di monete estere da parte delle aziende maggiori esportatrici della Russia sono ammontate a $42,5 miliardi, in crescita di quasi il 6% rispetto ai quattro mesi precedenti al mese di gennaio.

E non finisce qui, in quanto c’è un altro motivo che spiega il successo del rublo. A indicarlo, interpellato anche lui dalla CNBC, è stato Steve Hanke, professore di economia applicata alla Johns Hopkins University, l’università americana che ha sede presso la città di Baltimora, nel Maryland, che ha citato il fenomeno del calo dell’offerta di moneta da parte della Banca centrale russa.

Dal balzo del 23,9% su base annua del tasso di crescita della moneta creata dalla banca centrale nell’agosto del 2023, si è passati infatti a una contrazione nell’offerta di moneta, ha fatto notare Hanke, pari a -1,19% su base annua, altro elemento che ha sostenuto e tuttora sostiene il rublo.

L’altro assist pro-rublo porta il nome di crisi del dollaro USA

Infine, non si può ignorare il fatto che, se la valuta russa ha tuttavia continuato a marciare al rialzo è stato anche per un altro motivo, che è lo stesso che ha sostenuto le quotazioni dell’euro, fino a far paventare da parte di diversi esperti che l’Eurozona finisca con l’accusare un pesante processo di disinflazione, a causa dell’apprezzamento della moneta unica.

Questo motivo si chiama crisi del dollaro USA, inaugurata ufficialmente con la nuova politica commerciale che è stata resa nota dal presidente americano Donald Trump lo scorso 2 aprile, con l’annuncio dei dazi contro i principali partner commerciali degli Stati Uniti.

Il rublo sta capitalizzando, di fatto, anche sulla perdita di fiducia degli investitori nei confronti del dollaro, che sta portando il mondo a parlare sempre più spesso di quel processo di de-dollarizzazione tanto auspicato dalle economie che si scagliano contro l’Occidente, Russia e altre economie BRICS in primis. Anche se, come al solito, tutto questo è più semplice a dirsi che a farsi.

Non è detto inoltre che il rublo abbia poi molto spazio per continuare a guadagnare terreno. A dirlo è stato lo stesso Melaschenko, dicendo di credere possibile che il rublo sia vicino a testare il suo massimo e a “iniziare a indebolirsi nel breve futuro”. Una minaccia è rappresentata tra l’altro dalla pesante ritirata dei “prezzi del petrolio, che sono scesi in modo significativo”, elemento che potrebbe secondo l’esperto riflettersi in una “diminuzione dei ricavi legati alle esportazioni” (di oil) e dunque in una minore vendita di valute estere da parte della Russia. Oggi il dollaro segna un lieve rialzo nei confronti del rublo, con il cambio USD/RUB che viaggia attorno a quota 79.