Negli ultimi anni il mondo dello sport è stato periodicamente agitato da una serie di proposte di nuove competizioni che si pongono l’obiettivo di raccogliere al proprio interno il meglio che una determinata disciplina ha da offrire. Un modello chiuso e in qualche modo centralizzato intorno ad un’unica organizzazione e gestione, in grado nelle intenzioni di estrarre il massimo potenziale possibile, competitivo ed economico, da competizioni e sport che hanno fatto della storia e delle tradizioni alcuni dei loro tratti più distintivi. Fino a questo momento si può dire che i tentativi siano di fatto andati tutti a vuoto.
L’ex campione del mondo Tindall e il progetto R360
Chissà che maggiore fortuna non possa averla il rugby, altro sport che affonda le proprie radici nella storia e nella tradizione. Si chiama, o si chiamerebbe nelle intenzioni, R360 e come spiegato dal Telegraph si tratterebbe di una lega globale con un modello «grand prix» di 12 franchigie che visiterebbero 16 sedi internazionali, tra cui il Tottenham Hotspur Stadium, il Nou Camp e il MorumBIS di San Paolo. R360 propone un cambiamento radicale nel modo in cui il rugby viene strutturato e venduto. La proposta avrebbe attirato l’interesse di potenziali sostenitori provenienti dalla Premier League, dalla Formula 1 e dalla NFL, con diverse offerte per gli slot di franchising già in fase di valutazione. Dietro questa iniziativa un volto noto per gli appassionati di rugby: Mike Tindall, ex giocatore della nazionale inglese e campione del mondo nel 2003. Tindall è affiancato dai dirigenti del Bath Rugby Stuart Hooper e da John Loffhagen, ex consulente legale del LIV Golf Tour.
Secondo i rumors decine di giocatori di altissimo livello avrebbero già firmato accordi preliminari, con le 40 migliori stelle del mondo che guadagneranno più di 1 milione di sterline a stagione, cifre di cui al momento possono beneficiare meno di cinque giocatori di rugby a livello globale. Tindall sostiene che questo sia il minimo necessario affinché il rugby possa trattenere e premiare i suoi migliori talenti a livello mondiale: «Il rugby sta risentendo delle conseguenze degli ultimi anni», si legge nella brochure per investitori «Cattiva gestione finanziaria, calo degli investimenti nel rugby a squadre e un prodotto che fatica a evolversi: i club di tutto il mondo sono sostenuti dal rugby internazionale. La mancanza di innovazione e di capacità di cambiamento del rugby rischia di perdere il suo appeal verso nuovi pubblici e un mercato più giovane. Dobbiamo dare a questo sport il suo momento da Super Bowl»
Più nel dettaglio questo ipotetico nuovo campionato itinerante prevederebbe franchigie cittadine, nessuna retrocessione, limiti di costo per garantire la parità e un calendario breve e dinamico. La visione sul lungo periodo includerebbe anche un campionato femminile, con un’attività iniziale centralizzata e l’espansione a otto franchigie entro il terzo anno. L’organizzazione si impegnerebbe inoltre a fornire supporto per la salute mentale, agevolazioni per i viaggi familiari e opportunità per i giocatori di costruire un marchio personale a livello globale.
Inghilterra: "Chi giocherà nella R360 fuori dalla Nazionale
Le reazioni non sono mancate, a partire dall’Inghilterra, Paese che ben conosce Tindall e in cui il rugby è uno degli sport più amati e popolari. Reazioni che non sono state per forza di cose «verbali» perchè già gli attuali regolamenti del rugby inglese evidenziano una situazione potenzialmente inconciliabile per chi dovesse voler eventualmente entrare a far parte di R360. Infatti qualsiasi giocatore che abbandoni la Premiership per competere in R360 rischia di compromettere la propria carriera internazionale. In base ai termini del nuovo Professional Game Partnership (PGP) la Rugby Football Union è contrattualmente obbligata a selezionare solo giocatori che militano nella Premiership. Insomma, niente Nazionale per gli eventuali «ribelli». Alcune fonti hanno riferito alla BBC che non ci sono piani per riscrivere i termini del PGP, un accordo di otto anni annunciato con grande clamore nel settembre 2024.
L’R360 è previsto che si svolga in due blocchi, da aprile a giugno e da agosto a settembre, e anche se non entrerebbe in conflitto con il Sei Nazioni maschile o con gli incontri internazionali di novembre, si sovrapporrebbe ad esempio sia al campionato di rugby dell’emisfero australe sia al Sei Nazioni femminile. Inoltre diversi esponenti di spicco del mondo del rugby ritengono che proposte come quella di Tindall manchino di sostanza e che faranno fatica a ottenere l’approvazione o gli investimenti richiesti.