Il rischio inflazione è davvero scongiurato?

Tommaso Scarpellini

23 Luglio 2023 - 08:04

Adesso che l’inflazione si avvicina ai livelli target della Federal Reserve in molti iniziano a domandarsi cosa aspettarsi dal contesto macroeconomico degli Stati Uniti.

Il rischio inflazione è davvero scongiurato?

Nel corso degli ultimi anni, i tassi d’interesse dettati dalla Federal Reserve sono aumentati rapidamente, comportando significativi cambiamenti economici e finanziari per gli Stati Uniti e le aziende del paese. Tuttavia, la strategia adottata dalla banca centrale sembra finalmente dare risultati «positivi», come dimostra la riduzione del tasso d’inflazione che si attesta intorno al 3%, correttamente misurato dall’indice dei prezzi al consumo (IPC). In che modo queste novità potrebbero impattare nel prossimo semestre di contrattazioni borsistiche?

Le prospettive sui tassi di interesse Fed

Si è verificato un importante cambiamento nelle prospettive dei tassi futuri dei fondi federali (Fed Fund futures rate). Nel corso del tempo, le aspettative, fornite in modo accurato dalle diverse fonti finanziarie, hanno subito forti modifiche in risposta alle variabili economiche del paese. Le aspettative dei mesi precedenti, monitorate attraverso il mercato obbligazionario, sembrano essere cambiate. Nonostante il costante calo del tasso d’inflazione, i tassi d’interesse sono continuati ad aumentare gradualmente fino all’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), durante la quale è stato deciso di mantenere invariato il livello dei tassi d’interesse.

Cosa sta accadendo al contesto macro economico statunitense?

Appare importante monitorare attentamente l’evoluzione di alcune variabili macroeconomiche nella seconda metà del 2023, poiché queste saranno decisive per valutare l’efficacia delle azioni intraprese dalla Federal Reserve. La domanda che molti analisti si pongono è: «Dove si nasconde la tanto attesa recessione?» Nonostante molti analisti provenienti da importanti istituti bancari e società di analisi abbiano previsto una recessione quasi certa, sembra che fino a ora non si sia verificata, rendendo la narrazione economica di questi ultimi due anni ancora più complessa da interpretare.

Tuttavia, non possiamo ancora dare per scontato che la recessione sia esclusa, poiché ci sono ancora molte variabili in gioco. Le dichiarazioni dei banchieri centrali alla fine di giugno continuano a indicare un ulteriore aumento dei tassi d’interesse, seguito probabilmente da una fase di pausa, come avvenuto nei cicli passati di variazione dei tassi dei fondi federali (Fed Fund futures rate). È durante questa fase di pausa che di solito la recessione si manifesta, con l’economia che deve affrontare, statisticamente per alcuni mesi, un costo del denaro elevato. In questa fase, la banca centrale deve dimostrare di saper interpretare eventuali segnali di rallentamento economico per decidere se abbassare nuovamente i tassi d’interesse, se necessario.

Pertanto, è prematuro trarre conclusioni definitive, ma è fondamentale monitorare attentamente l’andamento delle variabili economiche chiave e valutare la capacità della Federal Reserve di adattarsi alle sfide attuali e interpretare correttamente eventuali segnali di una recessione imminente. Secondo l’ultima rilevazione, il PMI manifatturiero rimane al di sotto dei 50 punti, indicando una certa debolezza nel settore manifatturiero. Tuttavia, il dato Composite, che include anche la variabile legata ai servizi, rimane al di sopra della soglia di 50 punti, segnalando ancora un certo grado di espansione grazie alla notevole resilienza del settore dei servizi. Secondo le stime dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), si prevede che negli Stati Uniti la crescita del PIL reale sarà del 1,6% nel 2023 e dell’1% nel 2024. Questi tassi di crescita indicano una previsione di una crescita economica continua, sebbene a un ritmo inferiore rispetto alla media globale stimata al 2,7% e al 2,9% rispettivamente. Non si prevedono significativi rallentamenti economici con una variazione negativa del tasso di crescita (rate of change negativo negli USA). Allo stesso modo, seguendo le indicazione derivanti dalle analisi di consenso degli analisti, è improbabile che l’inflazione negli Stati Uniti raggiunga gli obiettivi stabiliti dalla banca centrale.

Questo anche perché il mercato del lavoro mostra una straordinaria resilienza, con le aziende che mantengono la preziosa forza lavoro acquisita negli ultimi anni di ricerca. Ciò potrebbe creare una sorta di spirale inflattiva dei prezzi, che potrebbe rappresentare un ostacolo per il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione della banca centrale. Non a caso, l’unemployment rate del 2023, secondo i dati del FOMC resta settato molto basso, al 4,1% nonostante più alto del livello attuale.

Ha senso continuare ad aspettarsi una recessione?

Sebbene si preveda una continuazione dello scenario disinflazionistico, con una riduzione della crescita del PIL, che rimane comunque positiva, non possiamo escludere completamente i rischi economici. Uno dei rischi che sembra essere preso in considerazione dagli esperti è l’insorgenza di un regime economico diametralmente opposto a quello che è stato criticato negli ultimi due anni.

La deflazione, come già menzionato, è caratterizzata da una diminuzione generalizzata e sostenuta dei prezzi dei beni e dei servizi in un’economia per un periodo prolungato. Questo fenomeno può essere causato da diverse situazioni, come una recessione economica, una crisi finanziaria o politiche monetarie restrittive.

Allo stesso modo, non è possibile escludere a priori che l’inflazione, dopo essere stata placata dalla banca centrale, torni a importunare l’economia, magari a seguito ad un errore di timing nell’impostazione della politica monetaria della banca centrale.

Monitorare l’andamento dei prezzi, della domanda aggregata e degli indicatori economici diventa fondamentale per valutare l’eventuale insorgere di una deflazione e per adottare le misure correttive necessarie per stimolare l’economia e mitigarne gli effetti negativi.