I rischi dei mercati sono davvero inevitabili?

Violetta Silvestri

30/03/2023

In tempi di turbolenza finanziaria ci si chiede quanto i mercati siano davvero sicuri e se i rischi per gli investitori possano effettivamente essere evitati. Un’analisi.

I rischi dei mercati sono davvero inevitabili?

Mercati osservati speciali in questi mesi di turbolenze finanziarie: i rischi per gli investitori sono davvero inevitabili?

Un quesito interessante, che interroga analisti ed esperti su come poter evitare di essere travolti in crolli improvvisi di asset e del sentiment di fiducia. Un’analisi di The Economist cerca di fare luce sulla natura rischiosa dei mercati.

Il punto di partenza è che esistono attività poco esposte ai rischi in tempi finanziari calmi e che si ritiene improbabile possano oscillare molto nel loro valore. Queste sono alla base di molte altre transazioni di mercato.

I titoli di Stato e la proprietà sono tipici esempi di asset di garanzia e quindi sicuri. Le materie prime, il credito aziendale e le azioni sono invece più rischiose. Entrambe le categorie, comunque, possono essere alla radice di molte crisi finanziarie.

L’analisi cerca di fare luce su questo tema complesso: i mercati sono sicuri o i rischi restano imprevedibili nella finanza?

Mercati: i rischi si possono evitare?

Secondo l’analisi, è nella percezione della sicurezza di un asset o di un investimento che si nasconde il motivo stesso per cui, alla fine, i rischi possono emergere.

Più si ritiene che gli asset offrano stabilità, maggiore è la facilità con la quale un prestatore si affida ad essi come garanzia del credito. A volte accade che i beni o gli asset di riferimento sono effettivamente sicuri, ma il suo uso non lo è.

Questa tensione tra sicurezza e rischio può provocare panico finanziario.

In altri casi, si può verificare un errore di valutazione. Le attività della Silicon Valley Bank erano in sostanza una scommessa a leva su asset che i suoi banchieri ritenevano solidi: mutui a lungo termine e buoni del Tesoro. La direzione dell’azienda credeva di poter tranquillamente prendere in prestito denaro, vale a dire quello dovuto ai depositanti in banca, contro questi beni affidabili. Il successivo rapido calo del prezzo delle attività è stato in definitiva la causa del crollo e del fallimento.

Per citare altri esempi storici, durante la crisi finanziaria globale del 2007-2009, la fiducia nel mercato ipotecario americano ha portato a un’esplosione dei prestiti garantiti. Poi, il semplice spostamento della probabilità di default ha aumentato il valore dei credit default swap e le passività delle imprese che hanno venduto i prodotti, il che è stato sufficiente ad affondare le istituzioni che avevano venduto enormi volumi di swap.

In Giappone, all’inizio degli anni ’90, un crollo dei prezzi dei terreni, la garanzia preferita delle banche nazionali, ha portato a una lenta serie di crisi finanziarie che sono durate per più di un decennio.

Gli sconvolgimenti finanziari, infine, possono generare nuovi metodi di valutare gli asset. Come sta accadendo ora con il Bank Term Funding Programme della Fed. Un titolo del Tesoro trentennale emesso nel 2016 vale circa un quarto in meno del suo valore nominale oggi sul mercato, ma viene valutato al valore nominale dalla Fed se un’istituzione lo impegna come garanzia.

Nella prima settimana del programma, le banche hanno preso in prestito quasi 12 miliardi di dollari, oltre a un record di 153 miliardi di dollari attraverso questa finestra di sconto ordinaria della banca centrale.

Tutto questo stimola riflessioni su come anche gli asset più sicuri possano incappare in imprevedibili eventi.

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