Riforma delle pensioni dei parlamentari: quanto risparmierà l’INPS eliminando i vitalizi

L’addio alle pensioni d’oro dei parlamentari permetterà allo Stato di risparmiare almeno 150 milioni di euro ogni anno; ne è convinto il presidente dell’INPS Tito Boeri, secondo il quale c’è un altro privilegio che va assolutamente eliminato.

Riforma delle pensioni dei parlamentari: quanto risparmierà l'INPS eliminando i vitalizi

Quanto risparmierà lo Stato con la cancellazione dei vitalizi dei parlamentari?

Il Presidente della Camera Roberto Fico nei giorni scorsi ha dato mandato ai questori di Montecitorio per individuare una proposta per il superamento del sistema dei vitalizi riconosciuti agli ex deputati. La stessa cosa verrà fatta al Senato dalla presidente Casellati.

Obiettivo è uniformare le pensioni d’oro degli ex parlamentari a quelle dei cittadini. Ci sono dei parlamentari, infatti, che percepiscono ancora il vitalizio calcolato con il metodo retributivo, dal momento che il computo contributivo per la pensione di deputati e senatori è stato introdotto solamente nel 2012 dal Governo Monti.

Eliminare il vitalizio anche per i parlamentari di vecchia data, quindi, permetterà allo Stato di risparmiare diversi milioni di euro ogni anno, ben 76 milioni secondo il questore grillino Riccardo Fraccaro.

Di riforma delle pensioni dei parlamentari ha parlato anche il Presidente dell’INPS - Tito Boeri - nel corso del programma “In mezz’ora in più” in onda su Rai 3. Nel corso dell’intervista Boeri si è detto favorevole alla cancellazione dei vitalizi e ad uniformare il calcolo delle pensioni dei parlamentari con quelle dei cittadini. A tal proposito ha dichiarato di aver inviato alcune proposte a Roberto Fico sulle quali però non ha ancora ricevuto risposta.

Secondo il Presidente dell’INPS rivedere il sistema pensionistico di ex deputati e senatori non è “solamente una battaglia simbolica” come credono in molti, poiché il risparmio per le casse dello Stato potrebbe essere persino superiore a quanto ipotizzato da Fraccaro, ovvero 150 milioni l’anno.

Un risparmio al quale contribuirà l’eliminazione dei contributi figurativi, un privilegio di deputati e senatori di cui solamente poche persone sono a conoscenza.

Cosa sono i contributi figurativi?

Tra i privilegi dei parlamentari ci sono anche gli oneri figurativi pagati dall’INPS.

Si tratta di un contributo versato per quei deputati e senatori che prima di essere eletti erano dei lavoratori dipendenti. Per questi, infatti, l’INPS ha il dovere di versare un contributo datoriale pari al 24% della retribuzione che - come ricordato da Boeri - talvolta è stato riconosciuto anche “per 20 o 30 anni”.

Questo privilegio è già stato segnalato da Boeri, il quale però non ha ricevuto alcuna risposta dal Parlamento che ha tenuto “nascosti i dati sui suddetti contributi”. Un silenzio che lo stesso presidente dell’INPS ha definito “scandaloso”.

Eliminare questa anomalia, quindi, permetterebbe all’INPS di risparmiare qualche milione di euro in più, circa una decina di milioni nell’arco di un’intera legislatura.

La riforma delle pensioni dei parlamentari

Allo stesso tempo bisognerà uniformare le pensioni degli ex parlamentari - eletti prima del 2012 - a quelle dei cittadini, eliminando qualsiasi “trattamento di favore”.

D’altronde secondo Boeri quello dei vitalizi dei parlamentari era uno “schema insostenibile fin dall’inizio”, poiché si è partiti da subito in disavanzo.

Ecco perché l’impegno delle istituzioni in questo inizio di legislatura rappresenta un notevole passo avanti con la speranza che si riesca ad individuare il modo migliore per generare risparmi importanti per le casse dello Stato.

Boeri ha poi concluso dicendo che all’impegno annunciato devono seguire i fatti: ad esempio spera che Camera e Senato presto inviino all’INPS tutti i dati ufficiali sui contributi versati dai singoli parlamentari, così da poter fare dei “calcoli trasparenti”.

Nella stessa intervista il presidente dell’INPS si è detto meno entusiasta per la possibilità di rivedere la Legge Fornero introducendo un sistema a quote, così come per il progetto del reddito di cittadinanza promosso dal Movimento 5 Stelle. Entrambe le proposte, infatti, sarebbero insostenibili per le casse dell’INPS (cliccate qui potete approfondire la sua posizione in merito ad una possibile riforma delle pensioni dei cittadini).

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