Aumento pensioni d’oro dal 1° gennaio 2022: bocciato il contributo di solidarietà

Le pensioni d’oro torneranno ad essere riconosciute per intero dal 1° gennaio 2022: incostituzionale l’orizzonte temporale di 5 anni scelto per il contributo di solidarietà.

Aumento pensioni d'oro dal 1° gennaio 2022: bocciato il contributo di solidarietà

Pensioni d’oro: buone notizie arrivano dalla Corte Costituzionale, la quale nella giornata di ieri ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna e Toscana rispetto alle misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla Legge di Bilancio 2019 a carico delle pensioni di importo molto elevato.

Una di queste misure è il contributo di solidarietà. Nel dettaglio, le manovra finanziaria del 2019, in vista della riforma delle pensioni che il Governo Lega-M5S era in procinto di attuare con l’introduzione di Quota 100, ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2019 - e per la durata complessiva di 5 anni - i trattamenti pensionistici diretti complessivamente eccedenti l’importo di 100.000 euro lordi su base annua sono ridotti di un’aliquota percentuale in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici.

Una decisione che ha fatto molto discutere, alla quale si sono aggiunte le limitazioni alla perequazione delle pensioni.

Due misure che hanno limitato gli importi delle pensioni d’oro, scatenando non poche polemiche tra i titolari di un trattamento di pensione di importo elevato.

A tal proposito, la questione è arrivata sul tavolo della Corte Costituzionale la quale - come già fatto con le pensioni d’invalidità - va a modificare la decisione presa dal primo Governo Conte in quanto ne ha rilevato i fondamenti di incostituzionalità.

La Corte Costituzionale “boccia” il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro

Il comma 261 dell’articolo 1 della Legge 145/2018 (manovra finanziaria per il 2019) stabilisce che i trattamenti pensionistici diretti a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti delle gestioni speciali, dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria e della Gestione separata, i cui importi sono complessivamente considerati sopra i 100.000 euro, debbano essere ridotti in base alle seguenti aliquote percentuali:

  • 15% per la quota di importo da 100.000,01 a 130.000,00 euro;
  • 25% per la quota di importo da 130.000,01 a 200.000,00 euro;
  • 30% per la quota di importo da 200.000,01 a 350.000,00 euro;
  • 35% per la quota di importo da 350.000,01 a 500.000,00 euro;
  • 40% per la quota di importo eccedente i 500.000,01 euro.

Per definire quando l’importo della pensione complessivamente supera i 100.000 euro, si tiene conto degli importi lordi - su base annua - di tutti i trattamenti pensionistici diretti compresi quelli con decorrenza infra annuale compresi i supplementi di pensione e le pensioni supplementari, a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la liquidazione degli stessi.

Ebbene, secondo la Corte Costituzionale questa misura è legittima; quindi lo Stato è autorizzato a richiedere un contributo di solidarietà da quelle pensioni molto elevate. Tuttavia, può farlo in un periodo temporale ristretto: i 5 anni previsti dalla norma sono troppi, l’orizzonte temporale massimo deve essere di 3 anni.

Lo ha confermato la Corte Costituzionale con un comunicato pubblicato in queste ore (siamo ancora in attesa della sentenza), dove si legge che il contributo di solidarietà è stato ritenuto legittimo, ma non per la durata quinquennale in quanto eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato.

Nessun problema, invece, per il raffreddamento della perequazione, misura che la Corte Costituzionale ha riconosciuto “ragionevole” e “proporzionata”.

Pensioni d’oro: contributo di solidarietà solo per tre anni, cosa cambia adesso

È bene ricordare che non è la prima volta che la Consulta boccia il contributo di solidarietà: è già successo nel 2013, quando è stato ritenuto incostituzionale quel contributo richiesto - a partire dal 2011 - sulle pensioni di importo superiore ai 90.000€. In quell’occasione l’INPS ha dovuto restituire quanto già prelevato nei due anni, ma questa volta non andrà così.

Come spiegato, infatti, non è stato bocciato il contributo di solidarietà in sé, quanto l’orizzonte temporale previsto per l’attuazione della misura. Per questo motivo l’unica conseguenza sarà quella per cui questo taglio delle pensioni d’oro resterà operativo per soli tre anni, quindi per tutto il 2021. Dal 1° gennaio 2022, quindi, le pensioni d’oro torneranno ad essere riconosciute per intero.

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