La riforma fiscale USA danneggia l’Europa (e l’Italia) in 3 modi: l’allarme

Cristiana Gagliarducci

12 Dicembre 2017 - 12:32

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La riforma fiscale di Donald Trump preoccupa l’Europa e, nello specifico, l’Italia. Le novità introdotte dal tycoon potrebbero danneggiare l’economia nostrana?

La riforma fiscale USA preoccupa l’Unione europea.

A confermarlo cinque personalità di spicco del blocco, nientemeno che i ministri delle Finanze di Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Italia, che hanno chiesto al Segretario al Tesoro di Donald Trump, Steven Mnuchin, di rivedere la tanto discussa riforma fiscale USA, in quanto discriminatoria ma soprattutto deleteria per il commercio e per le finanze internazionali.

L’Europa è evidentemente preoccupata che i tagli alle tasse negli Stati Uniti vadano a ripercuotersi negativamente sulle economie del blocco, in termini di competitività e di discriminazione. Per i ministri, insomma, non c’è dubbio: la riforma fiscale USA potrebbe danneggiare l’economia Ue, ma in che modo?

I ministri firmatari

Come già anticipato, la lettera indirizzata al Segretario al tesoro di Trump è stata firmata dai ministri dell’Economia e delle Finanze delle cinque maggiori economie europee. Contro la riforma fiscale USA si sono dunque schierati: Peter Altmaier per la Germania, Bruno Le Maire per la Francia, Philip Hammond per il Regno Unito, Cristòbal Montoro Romero per la Spagna e, ovviamente, Pier Carlo Padoan per l’Italia.

Le preoccupazioni

Nella lettera inviata a Steven Mnuchin i ministri Ue hanno sottolineato l’importanza degli Stati Uniti, soprattutto dal punto di vista del commercio e degli investimenti con e in Europa. È proprio la centralità degli USA che non permette all’Ue di rilassarsi e di aspettare una riforma fiscale “preoccupante”. Il rispetto degli obblighi internazionali è quel che intimorisce la squadra ministeriale.

“Ti saremmo grati se tenessi in considerazione i nostri rilievi per tutti i prossimi step legislativi, fiduciosi che si possa raggiungere un saggio ed equilibrato compromesso con l’obiettivo di creare un nuovo forte e moderno sistema fiscale”,

hanno chiesto i ministri, rivolgendosi direttamente a Mnuchin.

Come la riforma danneggia l’Europa (e l’Italia)

Fino ad ora abbiamo fatto riferimento a preoccupazioni di natura generale ma alla luce di una lettera decisamente piena di timori viene da chiedersi se e come la riforma fiscale USA potrebbe danneggiare l’Europa e, di conseguenza, l’Italia.

Innanzitutto a sollevare le perplessità dell’Ue è stata la tassazione del 20% imposta da Donald Trump su tutti quei beni e servizi venduti negli USA da società estere tramite controllate locali. Una novità che, secondo i ministri, sarebbe in contrasto con le norme della WTO, violerebbe i trattati sulla doppia tassazione e ostacolerebbe il flusso di investimenti tra le due parti in causa.

Anche l’erosione della base imponibile non pare convincere l’Europa. La base erosion and anti-abuse tax renderebbe non deducibili le transazioni finanziarie transnazionali e le sottoporrebbe ad un’imposta del 10%. Maggiore onerosità e distorsioni sui mercati internazionali potrebbero pesare su tutti quegli accordi commerciali che coinvolgono aziende straniere tassate ugualmente o più degli USA.

A danneggiare l’economia europea potrebbe essere anche il regime fiscale preferenziale previsto per i redditi immateriali da attività estere. La riduzione dell’aliquota al 12,5% potrebbe configurarsi, per dirla con le parole dei ministri, non solo come violazione delle norme della WTO, ma anche come un sussidio illegale all’export rispetto al consumo interno.

Alla luce di quanto detto fino ad ora appare evidente come la riforma fiscale USA non abbia incontrato il parere favorevole dell’Europa. Mnuchin e Donald Trump ascolteranno le richieste del blocco?

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