Riforma fiscale 2023, cosa prevede? Tutte le novità

Patrizia Del Pidio

01/11/2023

01/11/2023 - 15:35

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La delega fiscale ha iniziato la sua attuazione con decreti appositi, ma per vedere le vere novità bisognerà attendere il 2024

Riforma fiscale 2023, cosa prevede? Tutte le novità

I primi passi della riforma fiscale si stanno finalmente muovendo e grazie a decreti attuativi si stanno iniziando a varare le prime misure, quelle che sono a costo zero. Prima fra tutti lo slittamento dell’acconto del 30 novembre al 16 gennaio e la possibilità per i lavoratori autonomi di pagare in 5 rate anche l’acconto e non solo il saldo di giugno.

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 14 agosto, della Legge delega su cui poggia la riforma fiscale, ora si passa alla fase operativa, quella che prevede i cambiamenti veri e propri che non saranno realizzati tutti in una volta, ma per step. Questo anche a causa della mancanza di coperture che impedisce la realizzazione di una riforma fiscale come si vorrebbe (ovvero quella che prevede, appunto, fin dall’inizio la flat tax per tutti).

Gli obiettivi di questa riforma, come detto in più di un’occasione, sono quelli di favorire una crescita economica del Paese con un occhio alla natalità sostenendo le famiglie, le imprese e i lavoratori. In tutto questo, ovviamente, intenzione del Governo è anche quella di prevenire e ridurre l’evasione e l’elusione fiscale, piaga dell’Italia da troppi decenni, mentre si cerca di razionalizzazione e semplificare l’intero sistema tributario.

Uno degli step principali è quello di una riforma dell’Irpef. L’obiettivo del Governo, con la riforma fiscale, è quello di tassare tutti ma in modo equo e per fare questo serve un Fisco che alla base sia diverso e che sfrutti istituti, come il concordato preventivo, già ampiamente utilizzato nel resto d’Europa.

Irpef a tre aliquote, no tax area uguale per tutti e flat tax sono gli interventi più corposi annunciati, anche se lo scopo principale della riforma è quello di rendere il Fisco più leggero con procedure più snelle e una maggiore equità nel pagamento delle imposte e delle tasse.

Un progetto ambizioso e sicuramente necessario, visto che l’ultima vera riforma fiscale risale agli anni ’70 del secolo scorso, anche se da allora ci sono stati provvedimenti sparsi che sono serviti solo a tamponare falle e a creare una giungla burocratica in cui anche i più esperti faticano a districarsi.

L’Irpef a 3 scaglioni e la flat tax

A disporre la revisione dell’Irpef con la graduale riduzione delle aliquote e degli scaglioni di reddito è l’articolo 5 della legge delega. L’obiettivo è quello di raggiungere l’aliquota unica e l’equità orizzontale. Il primo passaggio è quello dalle attuali quattro a tre aliquote Irpef che entrerà in vigore già dal prossimo anno accorpando la prima e la seconda aliquota e relativi scaglioni in una unica.

Nel 2024, quindi, l’Irpef si pagherà nel seguente modo:

  • per redditi fino a 28.000 aliquota al 23%;
  • per redditi da 28.000 a 50.000 euro aliquota al 35%;
  • per redditi oltre i 50.000 euro aliquota al 43%.

No tax area uguale per tutti

Non solo gli scaglioni e le aliquote ma tutto il meccanismo di tassazione del reddito sarà rivisto per raggiungere l’equità orizzontale impositiva. Questa significa individuare un’unica fascia di esenzione per tutte le categorie di reddito (dipendente, autonomo e da pensione) con eventuale deducibilità forfettarizzata dei costi sostenuti per la produzione del reddito da lavoro.

Quello che la riforma fiscale vuole ottenere, come abbiamo scritto, è una equità orizzontale. Attualmente la no tax area varia in base alla fonte del reddito e abbiamo:

  • limite di 8.174 euro per redditi da lavoro dipendente;
  • limite di 8.500 euro per redditi da pensione;
  • limite di 5.500 euro per redditi da lavoro autonomo.

L’intenzione è quella di individuare un’unica fascia di esenzione uguale per tutti a prescindere dalle categorie di reddito che, anche alla luce delle detrazioni riconosciute, preveda il pagamento delle stesse tasse da tutti.

La detassazione del reddito per i lavoratori

La cosa che attualmente interessa maggiormente i lavoratori è che la riforma fiscale cambierà la tassazione dei redditi andando ad accorpare detrazioni e crediti di imposta per il lavoro dipendente. Ovviamente quelli più importanti saranno preservati, ma questa operazione consentirà di ridurre sia gli scaglioni che le aliquote Irpef applicate sui redditi in attesa di arrivare all’aliquota unica che il Governo auspica.

Detrazioni e deduzioni continueranno a tenere conto delle spese sostenute per la crescita e l’educazione dei figli, ma anche delle spese sostenute per la casa (bonus edilizi?), la salute e la previdenza complementare.

Intanto, però, la flat tax incrementale vien prevista fin da subito per andare a detassare quel che è stato guadagnato di più rispetto ai periodi di imposta precedenti per i lavoratori autonomi e questo, di fatto, già è un passo avanti rispetto al passato.

Novità anche sull’Iva

Importanti novità dovrebbero arrivare anche sull’Iva con una revisione totale dell’imposta. I criteri con cui ora è applicata non sono perfettamente aderenti alla normativa dell’UE. Proprio per questo si vogliono prevedere norme diverse di esenzione (e si è parlato anche di Iva a zero per generi di prima necessità come pane, latte e pasta) e una razionalizzazione delle aliquote da applicare sui “carrelli della spesa”.

Inoltre l’intervento dovrebbe prevedere anche una revisione sulla detrazione e una semplificazione delle misure attualmente previste per accedere all’istituto stesso.

L’evasione fiscale va combattuta prima che si realizzi

La sfida più grande per il Governo è quella di andare a combattere l’evasione fiscale prima che questa si realizzi e per farlo è necessaria una rivoluzione del rapporto che il contribuente ha con il Fisco.

Si punterà, quindi, ancora di più su tutti quegli strumenti che vadano a favorire l’adempimento degli oneri in modo spontaneo.

Che tradotto, di fatto, significa che la strada da seguire sarà ancora quella delle compliance e che, molto probabilmente, saranno previste altre tregue fiscali e altre definizioni agevolate per le irregolarità tributarie.

In questo modo, prima che scatti la cartella fiscale si darà modo al contribuente di sanare la propria posizione per fare in modo, appunto, di prevenire la cartella.

La riforma fiscale 2023 è necessaria

La nuova riforma fiscale è necessaria e deve essere complessiva in modo da rivedere in modo totale il rapporto tra Fisco e contribuente garantendo un equilibrio per tutti.

I pilastri della riforma sono stati già annunciati e saranno 4 e riguarderanno i principi generali, la revisione delle imposte, i procedimenti e i Testi unici da accorpare.

Si darà ampio spazio anche alla disciplina dei tributi per quel che riguarda i procedimenti che, a loro volta saranno 4:

  • quello dichiarativo per il quale è previsto lo snellimento del calendario e degli adempimenti;
  • quello di accertamento che avrà importanti modifiche;
  • quello di riscossione;
  • quello del contenzioso tributario.

Le novità saranno interessanti, come si può presumente, per ognuno di questi punti, anche se al momento quello che interessa maggiormente i contribuenti è come verrà ridotto il peso delle tasse.

Pignoramenti, cosa cambia?

Inizialmente si era parlato di una sorta di prelievo forzoso sui conti correnti dei debitori rendendo automatizzato il pignoramento in caso di pendenze. La cosa, però non tutelava adeguatamente tutti i cittadini e proprio per questo è stata modificata.

Si tenderà a voler superare il ruolo per la riscossione rendendo più semplice la procedura del pignoramento ma senza scendere nelle modalità che non tutelano i debitori. La soluzione è una sorta di compromesso che permette ai creditori di avere accesso a una lista dei beni pignorabili per capire, prima di procedere alla richiesta di pignoramento, se sui conti correnti del debitore sono presenti somme oppure no. Solo in questo modo si ha la certezza che, poi, il pignoramento possa andare a buon fine.

Flat tax e concordato preventivo per gli autonomi

Per i lavoratori autonomi che hanno scelto il regime forfetario resta, in ogni caso, la flat tax al 15% (che in alcuni casi scende anche al 5%). Ma il Governo ha inserito anche l’ipotesi di un concordato preventivo biennale con il quale contribuente e Fisco trovano una sorta di accorto sulle tasse da pagare indipendentemente da quelli che sono, poi, i guadagni reali.

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