Riforma del Codice della Strada, il nuovo testo con tutte le novità

Simone Micocci

24 Agosto 2026 - 11:39

Nuovo Codice della Strada, al lavoro per l’introduzione di nuovi obblighi per gli automobilisti. Ecco quali.

Riforma del Codice della Strada, il nuovo testo con tutte le novità

Matteo Salvini è al lavoro sul testo della nuova riforma del Codice della Strada, destinata a completare la revisione delle regole avviata da quando è alla guida del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Abbiamo già parlato della possibilità di conseguire la patente di guida al compimento dei 17 anni, ma le novità non si fermano qui. La riforma dovrebbe infatti intervenire su diversi aspetti importanti, introducendo anche nuovi obblighi per gli automobilisti.

Va detto che, nelle ultime ore, rispetto alla bozza originaria sono stati registrati diversi passi indietro. Ad esempio, non dovrebbero più essere introdotte limitazioni specifiche per gli automobilisti con più di 85 anni, per i quali inizialmente erano stati ipotizzati il divieto di guidare oltre 100 chilometri da casa, come pure la preclusione dell’accesso alle autostrade e l’abbassamento a zero del limite del tasso alcolemico.

Fermo restando che il testo potrà ancora essere modificato - e che con ogni probabilità lo sarà nelle prossime settimane - possiamo già analizzare le novità che, allo stato attuale, hanno maggiori possibilità di essere confermate. Cosa potrebbe cambiare per chi guida? Ecco un riepilogo delle principali misure contenute nella nuova riforma del Codice della Strada.

Cosa cambia con la prossima riforma del Codice della Strada

Al netto del fatto che il testo sia ancora in fase di elaborazione e debba quindi iniziare il proprio iter legislativo, ci sono alcune possibili novità della prossima riforma del Codice della Strada che meritano di essere anticipate. Tra queste non figura più l’obbligo per gli automobilisti di dotarsi di una PEC, rispetto al quale il ministero ha fatto un passo indietro.

Sono state ridimensionate anche le misure inizialmente ipotizzate per gli over 85: partiamo proprio da queste per capire cosa potrebbe cambiare.

Visite mediche più approfondite dopo gli 85 anni

Come anticipato, la riforma non dovrebbe introdurre divieti o limitazioni alla patente basati esclusivamente sull’età. Sono state infatti eliminate dalla bozza le ipotesi che prevedevano, per gli automobilisti con più di 85 anni, il divieto di guidare oltre 100 chilometri dalla propria abitazione, l’impossibilità di circolare in autostrada e l’azzeramento del limite alcolemico.

Tuttavia, se da una parte non saranno introdotti divieti automatici, dall’altra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha confermato l’intenzione di rafforzare i controlli sanitari per gli ultraottantacinquenni. Le visite per il rinnovo della patente dovrebbero quindi diventare più accurate, così da verificare con maggiore attenzione le condizioni fisiche e cognitive del conducente.

Ricordiamo comunque che la normativa vigente già prevede rinnovi più frequenti con l’avanzare dell’età: la patente dura dieci anni fino ai 50 anni, cinque anni tra i 50 e i 70, tre anni tra i 70 e gli 80 e due anni dopo gli 80.

Patente B e C a 17 anni: cosa potrebbe cambiare

Tra le ipotesi più significative c’è l’abbassamento a 17 anni dell’età richiesta per conseguire le patenti B e C. La novità avrebbe una duplice finalità: avvicinare prima i giovani alla guida e favorire il ricambio generazionale nel settore dell’autotrasporto, dove da tempo si registra una carenza di conducenti.

Non è ancora chiaro, tuttavia, quali condizioni verrebbero applicate ai diciassettenni. La possibilità di guidare dovrebbe essere accompagnata da una formazione specifica e da maggiori garanzie sul fronte della sicurezza, ma per conoscere le modalità effettive bisognerà attendere una versione più avanzata del testo.

Uso dello smartphone, sanzioni più severe

Sul fronte della sicurezza, il Ministero ha confermato l’intenzione di rafforzare le sanzioni per chi utilizza lo smartphone mentre è alla guida.

Al tempo stesso, la responsabilità per un uso pericoloso dello smartphone non ricadrebbe più solamente sugli automobilisti, in quanto la bozza prevede anche una multa anche per il pedone che attraversa la strada continuando a guardare il telefono.

La sanzione ipotizzata è di 75 euro e potrebbe essere applicata tanto sulle strisce pedonali quanto al di fuori degli attraversamenti segnalati. La regola non vieterebbe di usare il telefono mentre si cammina sul marciapiede, ma punirebbe il comportamento nel momento in cui si impegna la carreggiata.

Casco, monopattini e cinture: le nuove regole per la mobilità

Un altro insieme di interventi riguarda biciclette, monopattini e quadricicli.

Come prima cosa la bozza introduce una distinzione tra le normali biciclette a pedalata assistita e una nuova categoria di biciclette a propulsione: per queste ultime il casco dovrebbe diventare obbligatorio a qualsiasi età, mentre per le biciclette tradizionali e a pedalata assistita l’obbligo resterebbe circoscritto ai minori di 14 anni.

Per i monopattini elettrici si prospetta invece una revisione delle norme sulla circolazione e sui controlli, anche alla luce della progressiva diffusione dei contrassegni identificativi.

Un intervento specifico è previsto, infine, per i quadricicli pesanti della categoria L7e, sui quali diventerebbe obbligatorio allacciare le cinture di sicurezza.

Multe, dagli attuali 82 importi a 21 fasce

La riforma punta a semplificare anche il sistema delle sanzioni amministrative. La bozza riduce da 82 a 21 gli importi applicabili, superando l’attuale frammentazione e introducendo criteri più omogenei.

Non cambierebbe la possibilità di beneficiare della riduzione del 30% pagando il verbale entro cinque giorni. Verrebbe invece modificato il meccanismo con cui le multe vengono adeguate all’aumento del costo della vita: l’aggiornamento non scatterebbe più automaticamente ogni due anni, ma solamente quando l’inflazione rilevata dall’Istat supera il 5%.

Verrebbe poi costruito un sistema nel quale la conseguenza economica sia maggiormente proporzionata alla condotta. A parità di violazione, potrebbero quindi pesare le circostanze in cui questa è stata commessa: ad esempio, la multa potrebbe aumentare quando alla guida c’è un neopatentato o il conducente di un mezzo pesante, così come nei casi in cui vengano messi in pericolo pedoni, ciclisti o altri utenti particolarmente vulnerabili.

La stessa logica dovrebbe essere applicata quando la violazione viene commessa in condizioni psicofisiche alterate. Per le condotte meno pericolose, al contrario, gli importi potrebbero anche diminuire rispetto a quelli previsti oggi.

I soldi delle multe dovranno finanziare la sicurezza stradale

Nel contempo, la riforma interviene anche sull’utilizzo delle somme incassate dagli enti attraverso le sanzioni. Secondo il testo base, tutti i proventi delle multe dovrebbero essere impiegati per finanziare misure e investimenti destinati alla sicurezza stradale.

Sono inoltre allo studio limiti più stringenti per le spese aggiunte al verbale. Alcuni costi amministrativi legati all’accertamento e alla gestione della pratica non potrebbero più essere addebitati all’automobilista, evitando che la cifra richiesta risulti molto più alta rispetto alla sanzione originaria.

Eccesso di velocità, multa per ogni chilometro oltre il limite

Cambierebbe anche il modo di sanzionare chi supera i limiti di velocità. Al posto di fasce molto ampie, la bozza propone un calcolo progressivo legato ai chilometri orari eccedenti.

Sulle autostrade si valuta un importo vicino a 10 euro per ogni chilometro orario oltre il limite. Sulle strade urbane la somma potrebbe invece variare tra 5 e 10 euro per chilometro, in relazione alla pericolosità della condotta.

Il principio della progressività interesserebbe anche la decurtazione dei punti e l’eventuale limitazione del diritto di guidare: più elevato è il superamento del limite, più pesanti sarebbero le conseguenze.

Più protezione per pedoni e ciclisti

Pedoni e ciclisti dovrebbero trovare maggiore spazio nel nuovo impianto del Codice della Strada. La bozza, infatti, consente di aggravare le conseguenze per il conducente quando la violazione espone a un rischio diretto un utente vulnerabile.

Ricorsi contro le multe, cambiano le modalità ma non i termini

Resterebbero 30 giorni per rivolgersi al Giudice di pace e 60 giorni per presentare ricorso al prefetto, ma per quest’ultima cambierebbe il destinatario iniziale della domanda.

L’automobilista dovrebbe trasmettere il ricorso al comando di polizia che ha accertato l’infrazione, e non direttamente alla Prefettura; sarà poi il comando a curare la successiva trasmissione degli atti.

I tempi per l’approvazione del nuovo Codice della Strada

Come già ampiamente spiegato, le misure elencate non possono ancora essere considerate definitive, in quanto la consultazione promossa dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti resterà aperta fino al 13 settembre, termine entro il quale associazioni ed enti coinvolti potranno trasmettere osservazioni e proposte.

Una volta concluso il confronto, il Ministero dovrà valutare i contributi e predisporre il testo da sottoporre al Governo. L’obiettivo indicato è arrivare all’approvazione entro il 14 ottobre, ma fino alla conclusione di questo percorso ogni norma potrà ancora essere modificata o eliminata.