La riforma della Fornero si farà: pensione di cittadinanza e Quota 100 dal 2019

Raggiunto l’accordo per il DEF: il rapporto deficit/Pil sale al 2,4%. Attesa una manovra di oltre 30 miliardi di euro: ci sarà la riforma delle pensioni e la pensione di cittadinanza.

La riforma della Fornero si farà: pensione di cittadinanza e Quota 100 dal 2019

La riforma delle pensioni - nonostante le resistenze del Ministro dell’Economia - si farà: nella serata di ieri, infatti, è arrivato l’accordo sul Def con il quale il deficit dal 2019 salirà al 2,4% del Pil, come chiesto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Un accordo che i due leader di Lega e Movimento 5 Stelle, i quali per la prima volta sfidano le titubanze dell’Europa e i vincoli di bilancio, hanno accolto con entusiasmo definendo il DEF come la “manovra del cambiamento”.

Grazie all’aumento del rapporto deficit/Pil nella Legge di Bilancio 2019 ci saranno 13,6 miliardi di risorse aggiuntive (che dovrebbero far salire la manovra ad oltre 30 miliardi di euro) da utilizzare per attuare alcuni dei punti fondamentali del contratto di Governo, come ad esempio reddito - e pensione - di cittadinanza, flat tax e revisione della Legge Fornero.

In merito alla riforma delle pensioni le prossime settimane saranno decisive per capire quali saranno le misure ad essere introdotte con l’obiettivo di superare la Legge Fornero.

Il piano sembra essere abbastanza chiaro: introduzione della Quota 100 per abbassare l’età pensionabile, taglio delle pensioni d’oro per recuperare risorse e aumento degli assegni previdenziali per merito della pensione di cittadinanza.

Quota 100: quali paletti?

Bisognerà invece fare chiarezza sui paletti che verranno introdotti per la Quota 100; nonostante l’accordo trovato sul deficit, infatti, è comunque necessario limitare il più possibile i costi della riforma.

Come vi abbiamo anticipato nei giorni scorsi ad oggi l’ipotesi più plausibile è quella di introdurre un minimo di età e di contributi, pari rispettivamente a 62 anni (con 38 di contributi) e a 36 anni (quindi con 64 anni d’età).

Allo stesso tempo per coloro che decideranno di anticipare la pensione con la Quota 100 ci sarà una penalizzazione sull’assegno previdenziale. Anche in questo caso bisogna capire quale sarà lo strumento utilizzato: da una parte c’è chi ritiene che per ogni anno di anticipo ci sarà una riduzione dell’importo dell’assegno previdenziale di circa l’1,5%, mentre dall’altra c’è la possibilità di un ricalcolo contributivo.

Pensione di cittadinanza da marzo 2019

Se con la Quota 100 gli italiani potranno andare in pensione prima del raggiungimento dell’età pensionabile (che dal 1° gennaio 2019 salirà a 67 anni) con il taglio delle pensioni d’oro (ossia quelle di importo superiore ai 4.500€) verrà finanziato - in parte - l’aumento delle pensioni minime tramite l’introduzione della pensione di cittadinanza.

Ricordiamo che con questa misura verrà garantita un’integrazione fino a 780 euro per gli assegni previdenziali percepiti da coloro che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà; la pensione di cittadinanza, parte integrante del progetto del reddito di cittadinanza, dovrebbe partire insieme a quest’ultimo quindi - secondo quanto dichiarato da Di Maio nei giorni scorsi - da marzo 2019.

Le altre misure possibili

Con le risorse recuperate tramite l’aumento deficit/Pil non ci dovrebbero essere problemi nel risolvere alcuni dei problemi irrisolti lasciati in eredità dalla Legge Fornero: si attendono quindi novità sulla nona salvaguardia per gli ultimi esodati della riforma della Fornero e la proroga dell’Opzione Donna, misura che consente alle lavoratrici di andare in pensione con largo anticipo (a 57 anni e 7 mesi, o 58 anni e 7 mesi per le autonome, in caso di proroga per il 2019) purché abbiano maturato almeno 35 anni di contributi e accettino una penalizzazione dell’assegno previdenziale il quale verrà ricalcolato interamente con il sistema contributivo.

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