Non si tratta più di casi isolati né di errori marginali. Dalla bancassurance alle fintech globali, i nuovi modelli di business nel mondo finanziario stanno ridisegnando il rapporto tra intermediari bancari ed assicurativi con la clientela.
Si cercano velocemente e con aggressività nuovi mercati “worldwide” puntando sulla velocità delle transazioni, risparmi di costi ed integrazione di servizi. Ma dietro l’accelerazione dell’innovazione, si moltiplicano i segnali d’allarme delle Authority europee: informazioni poco chiare, trasparenza carente, pratiche commerciali aggressive. Un paradosso che riguarda tanto le banche tradizionali quanto i campioni digitali: mentre la tecnologia dovrebbe rendere i servizi più semplici e inclusivi, per i consumatori aumenta invece il rischio di trovarsi in un labirinto di offerte, costi nascosti e clausole opache.
Polizze CPI abbinate ai mutui: il nodo delle polizze vita “obbligate”
La polizza CPI (Credit Protection Insurance) è una copertura assicurativa che tutela la banca nel caso in cui il mutuatario non sia in grado di rimborsare le rate a causa di eventi tragici come il decesso o l’invalidità permanente. Le pratiche, peraltro diffuse, oggetto di indagini da parte delle Autorità di controllo si sostanziano nella richiesta implicita o esplicita delle CPI come condizione essenziale per ottenere un mutuo conveniente. I tassi scontati diventano così una leva sottile per far percepire la polizza come indispensabile, anche quando i prospetti informativi formalmente ne affermano il contrario. Il mutuo Crédit Agricole «Greenback» , ad esempio, ha suscitato in Italia l’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) già a fine 2024 proprio su questo aspetto controverso. L’indagine è partita anche a seguito degli esposti del Codacons (associazione consumatori) che evidenziavano un comportamento, da parte di Crédit Agricole Italia, in stile “vetrina”, volto ad “ottenere un posizionamento migliore e più visibilità sui cosiddetti comparatori, strumenti on line utilizzati dai consumatori per raccogliere informazioni su condizioni applicate dalle banche”. L’AGCM ha osservato in particolare che le simulazioni on line di mutuo e calcolo del Taeg sono potenzialmente fuorvianti in quanto il costo della polizza Cpi viene incluso solo per i primi 12 mesi, mentre nei fogli informativi si precisa che lo sconto sul tasso è legato a una polizza con durata almeno pari a quella del mutuo. Mancanza di adeguata trasparenza si è riscontrata anche a riguardo la possibilità di disdetta della polizza senza penalità sul tasso di interesse e sulla pratica di applicare lo sconto promozionale al tasso di interesse a seconda del canale (online, filiale, altri intermediari) attraverso cui il consumatore richiede il mutuo. In conseguenza di tali indagini l’Antitrust ha chiesto a Credit Agricole di rendere più chiara la comunicazione sul mutuo Greenback entro un tempo massimo di 90 giorni.
Il caso Revolut: quando una fintech multinazionale finisce nel mirino dell’Antitrust italiana
Fondata nel 2015 nel Regno Unito da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko, Revolut è un gruppo fintech che offre servizi bancari digitali tra cui conti correnti multivaluta, carte, trading di azioni e criptovalute, prestiti e assicurazioni. Nikolay Storonsky (40 anni) e Vlad Yatsenko (41) sono i fondatori del gruppo. Entrambi esperti di tecnologie applicate all’economia, il primo è di origine Russa con nazionalità britannica e francese, il secondo è nato in Germania Est da genitori ucraini. Si sono conosciuti a Londra ed hanno dato vita all’ultimo caso eclatante di sviluppo di una banca fintech. La Sede legale del gruppo è a Londra con la Revolut Group Holdings Ltd., mentre quella operativa è a Vilnius (Lituania). Attualmente può contare su oltre 60 milioni di utenti (contro i 25 mln del 2022), con 10.000 dipendenti ed una valutazione di ca. 45 miliardi di dollari. Il consolidato del gruppo nel 2024 mostra un utile netto di oltre 1 miliardo di dollari. La crescita dei volumi dei ricavi è stata del 72% rispetto al precedente esercizio arrivando a 4 miliardi di dollari, grazie all’espansione della base clienti ed alla diversificazione. I principali azionisti sono: la Mono Management Ltd. (Isole Vergini Britanniche) con circa 22,3 %; Nikolay Storonsky (CEO e cofondatore) con circa 17,9 % delle azioni ma con partecipazioni indirette sopra il 25 %; la Balderton Capital (una venture capital con sede a Londra) con circa 9,6%. Vlad Yatsenko (cofondatore/CTO) che sembrerebbe detenere ufficialmente solo il 2,8%. A maggio 2025, Revolut ha annunciato la scelta di Parigi come quartier generale europeo, con un piano di investimenti per oltre 1 miliardo di euro nei prossimi tre anni e l’intento di ottenere una licenza bancaria francese. Cosa c’entra questo colosso multinazionale con l’Italia? A dicembre 2024 viene aperta una succursale ed i nuovi clienti residenti nel nostro territorio ricevono automaticamente un IBAN italiano (prefisso «IT»), così come quelli già esistenti che sono potuti migrare dall’IBAN lituano («LT») a partire da gennaio 2025. L’IBAN italiano facilita operazioni quotidiane: accredito stipendio, pagamenti bollette e addebiti diretti. Entro fine 2025, Revolut punta a raggiungere 4 milioni di clienti in Italia, partendo dai 2 milioni di giugno 2024. I prodotti principali della campagna pubblicitaria del 2025 sono prestiti personali senza costi di istruttoria e conti di risparmio. Ma qualcosa si inceppa. Lo scorso luglio l’AGCM ha aperto un’istruttoria contro Revolut Ltd, Revolut Bank UAB e Revolut Payments UAB, ipotizzando pratiche commerciali scorrette, presuntivamente ingannevoli e aggressive. In particolare: promozione di investimenti “zero commissioni” senza chiarire costi accessori e limitazioni (es. azioni frazionate); mancata informazione dettagliata su strumenti di gestione del rischio per le cripto e costi del servizio; condizioni e limiti dei servizi bancari (es. cambio IBAN, gestione reclami, blocchi improvvisi di conti). L’indagine è ancora in corso.
Double dipping britannico
Il termine «double dipping» si riferisce alla pratica in cui le compagnie assicurative applicano due costi separati (interessi e canoni delle polizze) ai consumatori che scelgono di pagare la polizza in rate mensili tramite finanziamento del premio. E’ una pratica soprattutto applicata dalle compagnie assicurative del Regno Unito ma anche in altri mercati europei. Le distorsioni di tale prassi sono individuabili in un premio assicurativo complessivamente più elevato per i clienti che optano per il pagamento rateale oltre ad un tasso di interesse superiore alle medie di mercato applicato sul finanziamento del premio. La Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito ha avviato un’indagine per determinare se questa pratica violi le normative sulla protezione dei consumatori, in quanto potrebbe impedire ai clienti di prendere decisioni finanziarie informate ed eque.
Le altre indagini da parte delle Authority europee
Nel corso degli ultimi anni anche le altre Autorità di vigilanza europee si sono mosse sulle nuove aree di business descritte.
Polizze CPI e mutui (bancassurance)
• EIOPA (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali): nel 2022-23 ha inserito le “add-on insurance” (polizze abbinate a prodotti bancari) fra i prodotti ad alto rischio di mis-selling. L’EIOPA spinge le authority nazionali a verificare non solo la correttezza formale della documentazione, ma anche la chiarezza percepita dal consumatore.
• Commissione UE: con la Consumer Credit Directive 2023/2225, entrata in vigore a fine 2023, ha rafforzato gli obblighi di trasparenza e vietato pratiche di “tying” (vendita abbinata obbligatoria di prodotti assicurativi e finanziari).
Revolut e fintech
• Banca Centrale Europea (BCE): ha avviato dal 2023 una sorveglianza più stringente sui player fintech con licenza bancaria in UE, inclusa Revolut Bank UAB. Le criticità evidenziate riguardano la gestione dei rischi operativi, trasparenza verso i clienti, chiarezza sulle criptovalute.
• ESMA (Autorità europea dei mercati finanziari): nel 2024 ha richiamato Revolut e altri operatori per pubblicità troppo aggressive su cripto e trading “commission free”, chiedendo maggiore evidenza dei rischi.
• Altre Autorità nazionali: Bafin (Germania) e AMF (Francia) sono intervenute più volte contro la pubblicità di trading azionario e cripto “a zero costi”, giudicandola fuorviante.
Double dipping
Formalmente è una questione sollevata dalla FCA britannica nel 2023-24, tuttavia, la EIOPA e la Commissione Europea stanno monitorando pratiche analoghe nei mercati UE. Nel Consumer Financial Services Action Plan della Commissione, c’è un passaggio esplicito su “pratiche di finanziamento del premio assicurativo che possono generare oneri nascosti”. Non c’è ancora un’inchiesta UE “ufficiale” come quella della FCA, ma il tema del “pagamento rateale dei premi assicurativi” è considerato grey zone e sotto osservazione in vari Paesi (Spagna e Portogallo in primis).
Strategie di crescita e trasparenza: il nodo irrisolto
Il quadro che emerge dalle ultime indagini non riguarda solo singoli episodi di scorrettezza commerciale, ma un tratto comune delle nuove strategie di sviluppo bancarie e finanziarie. L’industria del credito sta vivendo una fase di forte trasformazione: le banche tradizionali puntano a integrare nei propri pacchetti prodotti assicurativi e di investimento, così da aumentare i margini e fidelizzare il cliente lungo l’intero ciclo di vita. Il processo di concentrazione in atto in Italia tra banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio rappresenta un ulteriore testimonianza di tale tendenza. Le fintech, dal canto loro, basano il proprio modello sull’espansione internazionale rapida, fornendo promesse di accesso semplificato a servizi un tempo riservati agli operatori professionali, oltre di velocità di esecuzione delle transazioni anche a livello internazionale. Il tema centrale è la gestione trasparente dell’innovazione. Il paradosso è che proprio mentre la tecnologia e la competizione internazionale dovrebbero rendere i servizi più chiari, accessibili e personalizzati, l’effettiva esperienza del cliente resta segnata da asimmetrie informative. L’impressione è che l’innovazione stia procedendo a una velocità superiore rispetto alla capacità di regolazione e di controllo, lasciando un terreno fertile a pratiche commerciali borderline. È su questo terreno che le Authority europee stanno intensificando i propri interventi, consapevoli che la trasparenza non è un dettaglio burocratico, ma il presupposto stesso della fiducia nel sistema finanziario.