Regolamento Ue sul riconoscimento dei figli da genitori dello stesso sesso, cosa prevede e perché è stato bocciato

Ilena D’Errico

14/03/2023

La Commissione Politiche Europee ha bocciato il regolamento che ammette il riconoscimento dei figli da parte di genitori omosessuali. Cosa prevede e perché il diritto è stato negato?

Regolamento Ue sul riconoscimento dei figli da genitori dello stesso sesso, cosa prevede e perché è stato bocciato

Il regolamento europeo che consente il riconoscimento dei figli dai genitori dello stesso sesso è stato bocciato in commissione Politiche europee, con 11 voti favorevoli e 7 contrari alla risoluzione proposta da Fratelli d’Italia. Quest’ultima esulta, mente l’opposizione vede questo intervento come una lesione della democrazia. Ma cosa prevede il regolamento e perché divide tanto?

Cosa prevede il regolamento UE in tema di filiazione e cosa c’entra la maternità surrogata

Il regolamento dell’Unione europea che il Senato ha bocciato prevede l’istituzione di un certificato europeo di filiazione. Quest’ultimo consentirebbe a tutti i cittadini europei di vedere riconosciuto il proprio status di genitori in tutti i paesi comunitari e include i figli delle coppie omosessuali, compresi i bambini nati da maternità surrogata. L’intenzione del regolamento è evidentemente quella di omologare le normative statali riguardo alla filiazione e, senza scendere nelle ragioni sociali, trova la sua necessità proprio nell’interesse dei minori.

Il riconoscimento della filiazione a livello comunitario rappresenterebbe un ampliamento del riconoscimento dei diritti già garantito ai figli nati da coppie eterosessuali, ma non avrebbe alcuna riduzione dei diritti degli altri e non inficerebbe la validità dei documenti statali. Il centrodestra, comunque, ha detto di no. Le ragioni? Ufficialmente, il regolamento europeo è stato bocciato perché contrastante con la normativa italiana circa la maternità surrogata, ma ai fatti ciò non sembra troppo verosimile, perlomeno secondo le dichiarazioni dell’opposizione.

Raffaella Paita, presidente del gruppo Italia viva-Azione ha infatti dichiarato di aver presentato una proposta bilanciata, in effetti più moderata rispetto al regolamento europeo, alla ricerca di un punto di equilibrio con l’ordinamento italiano. Nel dettaglio, la proposta avrebbe accolto l’idea di un certificato di filiazione comunitario con riguardo all’interesse dei minori, opponendosi nel frattempo alla maternità surrogata. Anche questa variazione di compromesso è stata rifiutata dal Centrodestra ed ecco perché ci si chiede se il motivo di tanto clamore sia veramente la ragione (giuridica) della maternità surrogata. Secondo Raffaella Paita non è così, ma anzi la maggioranza si sarebbe mossa esclusivamente sulla base di ragioni ideologiche.

Di parere simile, anche il Partito Democratico che protesta duramente contro quello che viene sentito come un vero e proprio attacco agli interessi dei minori divisi “tra serie A e serie B” per riportare le parole del capogruppo Simona Malpezzi. In genere gli esponenti del Pd hanno parlato di lesione dei principi di uguaglianza e perfino di civiltà, paragonando questo provvedimento al governo ungherese e polacco (notoriamente piuttosto repressivi su certe tematiche).

Dell’uguaglianza e in particolare dell’espressione democratica si è preoccupato anche il Movimento 5 Stelle, che ribadisce la totale estraneità del regolamento europeo rispetto alla tanto additata maternità surrogata.

Perché il regolamento europeo è stato bocciato

La maggioranza non ha nascosto l’esultanza di fronte alla vittoria in Senato, ritenuta fondamentale per tutelare i principi di sussidiarietà e proporzionalità garantiti dallo Stato. Giulio Terzi di Sant’Agata è intervenuto in proposito ha citato anche l’ordine pubblico internazionale come motivo della risoluzione, ma ha anche invitato a metodi di tutela alternativa. Fra questi ci sarebbe l’istituto dell’adozione in casi particolari, ancora in via di sviluppo. Secondo Giulio Terzi, comunque, la risoluzione ammette anche delle tutele equivalenti, anche perché, citando l’assessore milanese, “Piaccia o no questi bimbi esistono”.

In effetti questo accadimento mostra un certo distacco fra la legislatura e il reale andamento sociale. I figli di coppie dello stesso sesso esistono e non cessano di farlo soltanto perché la legge non li tutela. Ecco perché l’opposizione invoca contro la discriminazione, che potrebbe però essere evitata se si realizzassero le tutele equivalenti citate da Fdi. A riguardo, è intervenuto anche Riccardo Mogi, segretario di Più Europa, preoccupato proprio per l’estraneità della decisione rispetto alla pratica osservabile e ha infatti dichiarato su Twitter:

Il mondo va da una parte, Fdi va dall’altra.

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