Regime contabile minimi, forfettario, semplificato e ordinario: differenze e requisiti di accesso

L’imprenditore individuale può optare per diversi regimi contabili, in modo tale da determinare il reddito in diverse modalità. Ecco le regole essenziali in materia di regime contabile forfettario, minimi, ordinario e semplificato.

In base al dettato del Tuir un imprenditore, un professionista o un lavoratore autonomo è assoggettato alle regole previste in materia di determinazione del reddito di impresa o autonomo prodotto in forma individuale.

La definizione di impresa per quanto riguarda gli aspetti fiscali ricomprende le attività commerciali (produzione di beni e servizi, attività di trasporto, ecc.) alle quali vanno aggiunte quelle previste dalla legge ( i promotori finanziari, agente di assicurazione, affittacamere, ecc.).

Gli imprenditori individuali possono optare per diversi tipi di regimi contabili, e pertanto determineranno il loro reddito in base alle regole previste per il regime scelto. Il regime ordinario è quello che “naturalmente” adottano le attività che hanno avuto nell’anno precedente ricavi superiori a €400.000 se le imprese esercitano attività di prestazione di servizi o €700.000 per imprese che esercitano altri tipi di attività.

Regime contabile ordinario - In base al regime ordinario saranno considerati ricavi tutti i proventi, conseguiti nell’esercizio di competenza, che derivano da cessione di beni o prestazione di servizi (non si considerano ricavi le plusvalenze patrimoniali e le sopravvenienze attive).

Il reddito di impresa viene determinato partendo dal risultato del bilancio d’esercizio (differenza tra componenti positivi e componenti negativi). Per determinare il reddito imponibile a questo valore si sommeranno o si sottrarranno le variazioni fiscali. Queste ultime infatti possono avere natura negativa o natura positiva. Ad esempio si potranno dedurre delle quote inerenti i beni utilizzati promiscuamente da impresa e sfera privata, i contributi sociali obbligatori dovuti per il familiare dipendente e gli interessi passivi.

Regime contabile semplificato – Per le imprese che nell’anno precedente a quello della scelta hanno conseguito ricavi non superiori a 400 mila euro (prestazione di servizi) o euro 700 mila (per attività diverse) è possibile optare per il regime semplificato. In questo caso gli adempimenti contabili sono ridotti ed il reddito è determinato dalla differenza tra ricavi e costi d’esercizio ai quali vanno sommati o sottratti i componenti positivi o negativi previsti dalla legge. Non è prevista la redazione di un bilancio e pertanto il reddito imponibile sarà quello indicato in dichiarazione dei redditi, al quadro RG.

Chi aderisce a tale regime non deve redigere il bilancio ma ha l’obbligo di conservare e redigere i registri iva, il registro dei beni ammortizzabili, le scritture previste per i sostituti di imposta con dipendenti.

Regime contabile forfettario - Per le imprese in forma di ditta individuale. In questo caso il reddito si determina in modo forfettario applicando al fatturato prodotto un coefficiente di redditività variabile a seconda del tipo di attività svolta (individuabile grazie al codice Ateco di riferimento).
Per maggiori informazioni leggi qui: Guida completa al Regime forfettario

Regime contabile dei contribuenti minimi - Rimane in vigore in via residuale per chi era già nel regime al 31 dicembre 2015. Ecco le sue caratteristiche essenziali: Guida completa al regime dei contribuenti minimi

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