Referendum sull’aborto in Irlanda: vince il Sì, ecco cosa cambia

Domenica 25 maggio in Irlanda si è tenuto il tanto discusso Referendum sull’aborto: netta vittoria per il Sì, ecco cosa cambierà adesso a Dublino.

Referendum sull'aborto in Irlanda: vince il Sì, ecco cosa cambia

Se in qualche modo la Brexit sta mutando di riflesso la situazione economica in Irlanda, un nuovo Referendum ha cambiato ora una legge che da sempre caratterizza Dublino: il 25 maggio si è votato per abrogare la norma che vieta di fatto l’aborto anche in caso di stupro.

Un Referendum storico per un paese cattolico come l’Irlanda, che è stato fortemente voluto dal premier liberale Leo Varadkar che, dopo aver fatto approvare sempre con una consultazione popolare il matrimonio tra persone dello stesso sesso (lui stesso è dichiaratamente omosessuale), adesso è riuscito ad abbattere anche la legge che vieta l’aborto.

L’aborto in Irlanda

In Europa gli unici paesi dove l’aborto è illegale sono Irlanda, San Marino, Malta e Città del Vaticano. A Dublino al momento una donna può interrompere la gravidanza, dopo una legge specifica del 2013, soltanto in caso di grave rischio di morte.

Un Referendum che si è svolto nel 1983 in Irlanda infatti ha dato al feto lo status di cittadino, con l’aborto che quindi è tutt’ora considerato al pari di un omicidio con le madri che rischiano fino a 14 anni di carcere.

Continuando nel suo processo di cambiamento nei diritti civili, dopo la consultazione dello scorso anno che ha reso possibili i matrimoni gay, adesso il primo ministro Varadkar ha indetto anche un Referendum sull’aborto.

Dal 1983 fino a oggi si calcola che sono state circa 165.000 le donne irlandesi che si sono dovute recare all’estero, soprattutto in Inghilterra, per poter abortire. Infatti è illegale interrompere la gravidanza dentro i confini nazionali ma è possibile farlo all’estero.

Il Referendum: vince il Sì

Il 25 maggio dunque i cittadini irlandesi sono stati chiamati a esprimersi in merito all’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, quello che appunto conferisce al feto lo status di cittadino.

Da sempre l’Irlanda viene considerato come uno dei paesi cattolici per eccellenza, tanto che nel 1983 il Referendum contro l’aborto ottenne il via libera grazie a una schiacciante maggioranza pari al 63%.

Come dimostra però il via libera ai matrimoni gay dello scorso anno, dove il Sì ha ottenuto il 62%, le cose sono cambiate di molto nel paese. Soprattutto i giovani e gli abitanti dei grandi centri si sono apertamente schierati per la abrogazione della legge.

Gli U2 invece si sono schierati anche un po’ a sorpresa contro il Referendum, con la storica rock band irlandese che con un cinguettio su Twitter datato 1 maggio ha invitato a votare per il No.

Una presa di posizione che ha attirato feroci critiche verso la band di Bono da tutto il mondo, che si pensava avrebbe potuto avere l’effetto di assottigliare il vantaggio nel Referendum che veniva attribuito ai Sì.

Alla fine per il Sì è arrivata comunque una vittoria netta: il 66,4% degli irlandesi si è espresso in maniera favorevole alla cancellazione della discussa legge, con l’affluenza alle urne che è stata pari al 64,13%.

Un’altra vittoria storica quindi per il premier Leo Varadkar, che dopo il via libera alle unioni omosessuali è riuscito a infrangere anche l’ultimo tabù che durava in Irlanda, quello relativo all’aborto.

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