Reddito di cittadinanza, spetta ancora con il nuovo Isee? Ecco come scoprirlo

Simone Micocci

24 Gennaio 2023 - 19:01

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Come capire dall’Isee se il Reddito di cittadinanza spetta ancora oppure no, o comunque se è possibile farne richiesta.

Reddito di cittadinanza, spetta ancora con il nuovo Isee? Ecco come scoprirlo

Hai davanti a te la nuova attestazione Isee, aggiornata al 2023 ma riferita al periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021, e sei curioso di sapere se con questa situazione economica ti è possibile fare richiesta di Reddito di cittadinanza o comunque continuare a beneficiarne anche nel 2023.

Tuttavia, se non sai come leggere l’Isee potrebbe essere complicato trovare una risposta, non sapendo quale voce controllare per capire se il Reddito di cittadinanza spetta oppure no.

A tal proposito proveremo ad aiutarvi facendo chiarezza su quali sono le componenti della Dsu che incidono sul diritto al Reddito di cittadinanza, nonché su quali sono le voci da controllare per valutare se le soglie reddituali e patrimoniali previste dalla normativa vengono soddisfatte o meno.

Come capire dall’Isee se il Reddito di cittadinanza spetta o meno

Prendiamo una normale attestazione Isee, come quella che trovate di seguito, e iniziamo a mettere a confronto le singole voci con quanto stabilito dalla normativa sul Reddito di cittadinanza.

Esempio di attestazione ISEE
Ecco un esempio di attestazione ISEE, dove potete vedere tutte le singole voci appena menzionate e il processo che ha portato al calcolo dell’indicatore.

La prima valutazione è molto semplice e riguarda il valore dell’attestazione: come vuole la regola generale, immutata negli anni, il Reddito di cittadinanza spetta solamente alle famiglie con Isee in corso di validità non superiore a 9.360 euro, indipendentemente dalla composizione del nucleo.

Quindi, la prima voce da controllare è quella indicata subito sotto i componenti del nucleo familiare, dove appunto si legge “che l’indicatore della situazione economica equivalente è pari a”. Laddove l’importo risulti inferiore a 9.360 euro allora siete a buon punto, ma questo non significa che vi spetterà automaticamente il Reddito di cittadinanza.

Quale limite di reddito?

Altro requisito essenziale per godere del Rdc è quello per cui il reddito familiare non deve superare un certo importo, così calcolato:

  • limite di 6.000 euro annui per la persona sola;
  • moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza per i nuclei familiari più numerosi.

Ad esempio, per una famiglia composta da due maggiorenni e due minorenni, con parametro di scala di equivalenza pari a 1,8, il limite da non superare è di 10.800 euro.

L’errore che molti commettono è di valutare il rispetto di tale requisito dalla componente Isr (Indicatore situazione reddituale) indicata nell’attestazione Isee, laddove appunto vengono considerati tutti i redditi riferiti al 2021. Ed effettivamente si tratta di un buon parametro per farsi un’idea, ma non è corretto al 100%.

Nel decreto che istituisce il Reddito di cittadinanza, il n. 4/2019 poi convertito con modificazioni dalla legge n. 25 del 2019, infatti, si legge che dalla somma dei redditi indicati nell’Isee vanno tolti i trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’attestazione, mentre vanno aggiunti quelli in corso di godimento.

Dunque, l’Isr può essere un parametro utile per valutare se si rientra nella soglia del reddito familiare solamente laddove né nel 2021 né nel 2023 risultino componenti del nucleo percettori di trattamenti assistenziali.

Diversamente, per fare una stima il più corretta possibile, bisognerà togliere dalla componente Isr il valore della stessa che riferisce a trattamenti assistenziali percepiti nel 2021 (Reddito di cittadinanza compreso) e aggiungere eventualmente quelli in corso di godimento. Fare un calcolo preciso sarà complicato, ma perlomeno sarà possibile farsi un’idea a riguardo.

Senza dimenticare poi che bisogna considerare anche se ci sono redditi da attività lavorativa non indicati nell’Isee, ad esempio perché avviati nell’ultimo anno. Questi andranno comunque comunicati all’Inps e incidono per l’80% sul valore del reddito familiare.

I limiti per i patrimoni

Ma per capire se il Reddito di cittadinanza spetta o meno bisogna tener conto anche dei patrimoni indicati nel nuovo Isee. A tal proposito, i limiti sono così calcolati:

  • un valore del patrimonio immobiliare, come definito a fini Isee, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a una soglia di 30.000 euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini Isee, non superiore a una soglia di 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro, incrementato di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di 5.000 euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo.

Il rispetto di tali soglie va valutato dalla stessa tabella in cui trovate la componete Isr, ossia quella ove sono indicate le modalità di calcolo dell’Isee ordinario.

Tuttavia, per la componente immobiliare il confronto può essere alquanto complicato, poiché nell’Isee, alla voce patrimonio immobiliare del nucleo è indicata anche la casa di abitazione, non invece considerata ai fini del Reddito di cittadinanza.

È comunque possibile farsi un’idea guardando alla Dsu, analizzando il valore di tutte le proprietà esclusa la casa di abitazione: laddove il valore dovesse risultare superiore a 30.000 euro, allora non si avrà diritto al Reddito di cittadinanza.

Più semplice, invece, controllare il patrimonio mobiliare, da calcolare al netto della detrazione sotto indicata, il quale non deve superare la suddetta soglia.

È comunque importante ricordare che se nell’ultimo anno è avvenuto il superamento delle soglie patrimoniali, tanto mobiliari quanto immobiliari, questo non è indicato nell’Isee ma va comunque comunicato all’Inps utilizzando il modulo Sr181 (Com-esteso).

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