Reddito di Cittadinanza? Senza un salario minimo sarebbe il caos

Il Movimento 5 Stelle insiste sempre sul Reddito di Cittadinanza ma attenzione, senza un salario minimo garantito si potrebbe creare un pericoloso cortocircuito.

Reddito di Cittadinanza? Senza un salario minimo sarebbe il caos

Anche dopo la chiusura delle urne il Reddito di Cittadinanza rimane sempre al centro del dibattito politico. Tralasciando la notizia, tra realtà e leggenda, dei Caf inondati di richieste per potervi accedere, il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle è uno dei temi al centro delle trattative per cercare di formare un’alleanza di governo post voto.

I pentastellati non intendono cedere di un millimetro rispetto la loro priorità di istituire il Reddito di Cittadinanza. Se tanto si parla della fattibilità economica di questa proposta, poco invece si è detto dei rischi di un’approvazione senza un contemporaneo disco verde anche a un salario minimo.

Senza un salario minimo che accompagni il Reddito di Cittadinanza, il rischio concreto sarebbe quello della creazione di un circolo vizioso che andrebbe a inficiare tutti i possibili benefici di un assegno elargito a chi è senza lavoro o ha un basso reddito.

Movimento 5 Stelle irremovibile

Una delle prime considerazioni a caldo che abbiamo fatto dopo il voto del 4 marzo, è stata quella dell’autentico exploit elettorale del Movimento 5 Stelle nelle regioni con più alto tasso di disoccupazione e minor Pil pro capite.

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Come detto anche nell’approfondimento, è sbagliato cercare di ricondurre il successo alle urne dei pentastellati soltanto a questa promessa. Senza dubbio però la proposta ha allettato gli italiani più delle altre promesse elettorali fatte in questa campagna elettorale.

Adesso che si sta cercando di ragionare in termini di alleanze di governo, i 5 Stelle non intendono mettere da parte il Reddito di Cittadinanza che viene visto come un’assoluta priorità. Se quindi il Movimento sarà alla guida del paese, questa misura sarà al primo punto dell’agenda dell’esecutivo.

I pentastellati quindi non vogliono fare passi indietro sul tema tanto che Pasquale Tridico, indicato come ministro del Lavoro di un eventuale governo 5 Stelle, in una recente intervista ha ribadito come le coperture necessarie per un licenziamento del provvedimento ci sarebbero.

Poco si parla però della parallela necessità di approvare anche un salario minimo, misura questa più che necessaria se non si vuole che il Reddito di Cittadinanza fallisca nel suo obiettivo principale: aumentare il tasso di partecipazione al lavoro.

Il Reddito di Cittadinanza e il salario minimo

La formula del Reddito di Cittadinanza è semplice: un assegno mensile di 780 euro netti a chi non lavora oppure ha un reddito inferiore a tale cifra, che nel caso verrebbe implementata fino al raggiungimento della soglia.

Un lavoratore quindi con uno stipendio netto di 500 euro oppure un pensionato che prende la stessa cifra, si vedrebbe così recapitare anche un assegno mensile da 280 euro per poter così arrivare ai 780 euro indicati come soglia di povertà.

Ipotizzando che il Movimento 5 Stelle riesca ad approvare il provvedimento trovando le necessarie coperture finanziarie, la prima cosa da fare per i grillini sarebbe quella di elargire fondi anche per migliorare il sistema dei centri per l’impiego.

Per poter incassare i 780 euro infatti il ricevente si deve impegnare a sottostare a tutto una serie di obblighi, pena la revoca dell’assegno, come il frequentare dei corsi di formazione, effettuare una ricerca attiva del lavoro e accettare almeno uno dei primi tre lavori proposti.

Nel programma del Movimento 5 Stelle è presente anche la proposta di un salario minimo, provvedimento in vigore in 22 paesi dell’Unione su 28. In pratica oltre che da noi manca solo in Austria, Cipro, Danimarca, Svezia e Finlandia.

In Italia il salario minimo è stato accantonato visto che l’84% dei salari in passato erano frutto di contrattazione con le rappresentanze sindacali. Adesso però i tempi sono cambiati, tanto che anche il PD nel suo programma aveva inserito la misura parlando di un minimo di 9 euro l’ora (stessa cifra ipotizzata dai grillini) per tutti i lavoratori.

Il rischio però è che nell’agenda politica del Movimento il salario minimo venga messo in disparte dando la precedenza al Reddito di Cittadinanza. I due provvedimenti invece dovrebbero essere contemporanei, per non creare situazioni paradossali e aumentare la tensione sociale.

Rischio caos

Se il Movimento 5 Stelle dovesse riuscire a realizzare il Reddito di Cittadinanza senza approvare, al tempo stesso, anche la legge sul salario minimo, si potrebbe creare questa paradossale situazione.

Un disoccupato andrebbe a incassare 780 euro al mese, molto più di una gran fetta di lavoratori che invece a quella soglia non ci si avvicina nemmeno. Questi comunque si vedrebbero integrare lo stipendio, ma la problematica rimarrebbe.

Se poi diamo uno sguardo alle offerte di lavoro presenti negli attuali centri per l’impiego, si può vedere come per la maggior parte si tratta di impieghi poco specializzati, con contratti a tempo determinato e un basso salario.

Il fatto che un lavoratore a fine mese possa ricevere lo stesso assegno di un disoccupato senza dubbio farebbe sorgere diverse problematiche e, di certo, non spingerebbe chi è senza a cercare un impiego.

Perché doversi alzare presto la mattina e fare magari lavori anche duri se uno può incassare la stessa somma andando la mattina al parco? Certo c’è sempre il discorso della dignità del lavoro, ma questo aspetto lascia indifferenti una grossa moltitudine di persone.

In un paese come l’Italia da sempre segnato dal clientelismo e dalle cattive abitudini, si potrebbe creare la spiacevole situazione di una gran massa di cittadini che cercherebbero di rimanere inoccupati più a lungo possibile, facendo magari poi lavoretti in nero per arrotondare.

Ecco perché per rendere efficace il Reddito di Cittadinanza, che è un provvedimento in fondo giusto, si deve al tempo stesso licenziare anche il salario minimo. Chi passa dall’assegno di sostentamento al mondo del lavoro deve avere uno scatto salariale, che possa spingerlo a cercare di migliorare la sua situazione.

Un paese capace di dare un giusto stipendio ai suoi lavoratori e, contemporaneamente, di garantire un livello minimo di sostentamento a chi è senza lavoro sarebbe senza dubbio una nazione all’avanguardia.

Se queste due strade però non saranno percorse di pari passo, il rischio concreto è quello di un sostanziale assistenzialismo che sarebbe controproducente, oltre che per le casse dello stato, anche per il fine del Reddito di Cittadinanza: creare nuovi posti di lavoro che andrebbero a coprire così i costi del suo mantenimento.

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